Martedì 28 Giugno 2022 - Anno XX
Religiosità Coreana

Religiosità Coreana

Un popolo etnicamente compatto, un mosaico di religioni. La libertà di culto sembra rafforzare quel senso innato di spiritualità interiore che ogni coreano possiede e che ne ispira e condiziona i comportamenti

Statua di uno dei quattro re celesti

Statua di uno dei quattro re celesti

E’ solo verso i trent’anni, dopo una giovinezza spensierata e felice, che il principe Siddharta Gotama, nato nel 566 a.C. nell’Uttarakosala, un territorio oggi nepalese, decide di “andare errante verso l’illuminazione”. Prima monaco e mendicante (bhikkhu) quindi asceta dedito a grandi mortificazioni, divenuto il Buddha (il “risvegliato”, l’“illuminato”, appunto) predica il suo insegnamento per circa quarant’anni, morendo verso il 486 a.C., nel suo ottantesimo anno d’età. L’insegnamento del Buddha (dharma), poggia sulla dottrina delle reincarnazioni e su quella delle legge di retribuzione dei meriti (karma). Le quattro nobili verità proposte da Buddha sono: 1) tutto ciò che esiste è dolore, miseria, transitorietà; 2) questo stato miserevole è causato dal desiderio, dall’ignoranza; 3) solo mediante il superamento di tale stato la salvezza è possibile; 4) la via che conduce a tale liberazione è
l’“ottuplice sentiero”: retta opinione, proposito, parola, azione, mestiere, sforzo, attenzione e concentrazione. In Corea, più che altrove, la venerazione dei primi adepti verso il Buddha e verso i suoi santi discepoli si è presto trasformata in una vera e propria religione politeista, con un culto assai esuberante e complesso, fatto di benedizioni, esorcismi, preghiere propiziatorie. Ancora: di “mantra” (formule sacre), offerte di fiori, recitazione di testi sacri, contenuti questi nel Tripitaka, cioè “triplice cesta” (disciplina monastica, prediche, metafisica); una raccolta completata nell’80 a.C. in lingua “pali”, un’antica lingua dell’India meridionale.

Confucianesimo e Sciamanesimo

L'Isanmyo, uno dei pochi templi sciamanici sopravvissuti in Corea.

L’Isanmyo, uno dei pochi templi sciamanici sopravvissuti in Corea.

Sono religioni di grande tradizione in Corea, differenti dal Buddismo. La filosofia confuciana non prevede entità soprannaturali ma considera l’esistenza di un ordine divino impersonale attribuito al Cielo, che non interagisce tuttavia con la realtà umana. Come il buddismo delle origini, il confucianesimo è stato una religione senza dio; una fede che contempla comunque un sistema etico e morale, una filosofia di vita che investe i rapporti tra gli uomini, ne codifica i comportamenti, suggerendo le soluzioni idonee per governare al meglio. Ancora oggi i coreani si dimostrano fortemente legati alle consuetudini, alle abitudini e agli schemi di pensiero degli insegnamenti di Confucio. Diversa, ma non per questo meno affascinante, è l’influenza dello Sciamanesimo. Sin dalla notte dei tempi i coreani adorano lo spirito dei defunti, la natura, gli oggetti inanimati, poiché tutti possiedono uno spirito. Il “mudang” (sciamano) è l’eletto che comunica con tali spiriti ed è dotato di poteri che gli consentono di allontanare la cattiva sorte, guarire le malattie, propiziare un sereno ingresso nell’altro mondo ai defunti. Migliaia di spiriti e demoni abitano e infestano gli elementi naturali: gli alberi, le rocce dei monti, i fiumi, addirittura i lontani corpi celesti. Rimane fondamentale comunque, nello sciamanesimo coreano, l’importanza primaria attribuita allo spirito dei trapassati, al punto che uno dei compiti più richiesti allo sciamano è quello di attutire e se possibile eliminare le tensioni e i conflitti eventualmente insorti tra vivi e morti. Nella moderna Corea gli sciamani sono quasi esclusivamente donne, mentre un tempo gli officianti appartenevano ai due sessi. Per la Corea della tradizione, lo sciamanesimo è una fede fatta di timore e di superstizione; oggi i riti sciamanici, ricchi di elementi esorcistici, sono un incredibile e affascinante miscuglio di musica, danza e teatro. E’ anche per questo che continua a convivere serenamente con buddismo, confucianesimo e taoismo.

I favolosi templi coreani

Il Tempio di Seoraksan

Il Tempio di Seoraksan

L’architettura coreana degli edifici religiosi è da sempre intimamente collegata all’elemento naturale. I luoghi prescelti per l’edificazione dei templi dovevano avere uno stretto legame con le acque e le montagne, ma ciò non era sufficiente. Il fatto estetico in sé non aveva gran valore, se non veniva supportato dalla rispondenza ai principi della geomanzia, che influenzava nel profondo la psicologia coreana. Ecco allora che i molti templi disseminati nell’intera penisola appaiono oggi al visitatore, anche a quello occidentale, come un perfetto equilibrio fra la sacralità del luogo prescelto e la sobria grandiosità dell’edificio o del gruppo di edifici eretti. I templi costituiscono un gradevolissimo esempio di naturale connubio fra la pietra, il legno e le decorazioni fantastiche che li abbelliscono: queste raccontano storie di divinità, di demoni, di santi, di animali che affollano l’incredibile universo religioso della Corea. I monaci che scivolano silenziosi fra un padiglione e l’altro dei complessi monastici, nei loro abiti grigio chiaro o nelle sontuose e variopinte vesti da cerimonia, scandiscono con canti monocordi, interrotti ogni tanto da colpi di tamburo, il loro rapporto di intermediazione e supplica con le divinità. In Corea i monumenti “storici” sono numerosissimi: vecchie fortezze, palazzi imperiali, osservatori astronomici, tombe di regnanti e templi. I templi possono essere grandiosi o piccoli, ricchi di tesori o disadorni, eretti nel bel mezzo di luoghi incantevoli o soffocati dagli stabili moderni delle grandi città; tutti, comunque, sono luoghi raccolti e rispettati, trattati con deferenza e genuino spirito religioso dai coreani, ma anche visitati e goduti come autentico patrimonio culturale dai nuclei familiari in ogni zona di questo Paese ricco di verde e di montagne, nel perpetuarsi di un legame fisico e spirituale che costituisce l’indubbia ricchezza di fondo di una nazione proiettata a grandi passi verso l’avventura del nuovo millennio.

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