Giovedì 30 Novembre 2023 - Anno XXI

Le mille “statue vive” di Ercolano

Corpi vissuti nell’oblio per quasi duemila anni, resi eterni dalla stessa lava incandescente che li ha uccisi. Testimonianze di vita quotidiana svelateci come cronaca di un’epoca remota, brutalmente spazzata via dalla forza della natura

Ritratti di uomini comuni
Ritratti di uomini comuni

Trecento anni di rinvenimenti nell’area archeologica di Ercolano sono stati esposti in un’unica mostra che, tra ritratti e statue di dei, eroi, notabili e uomini qualunque, racconta la vita della città alle pendici del Vesuvio sparita, unitamente a Pompei, nell’anno 79 dell’era di Cristo. Per chi ha visitato l’antica Erculaneum, la città che si vuole fondata da Ercole di ritorno dalla lontana Iberia, la mostra “Ercolano. Tre secoli di Scoperte” tenutasi presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha offerto un’occasione unica di conoscenza e apprendimento di un evento così lontano nel tempo e così straordinario.

A Ercolano, falegnameria d’alta scuola

Il torchio della Casa del Lanarius
Il torchio della Casa del Lanarius

Una delle principali eredità di Ercolano sono i reperti in legno, numerosissimi e che ancora attirano lo sguardo del visitatore. Basta svoltare tra le insulae, gli isolati creati dall’incrocio dei cardi e dei decumani, per imbattersi in quanto resta del portale di legno della Casa del Salone nero, nel meraviglioso tramezzo di legno a quattro battenti che dà, appunto, il nome alla Casa del Tramezzo di legno o nel torchio perfettamente conservato della Casa del Lanarius. “Grazie a questa infinità di reperti, abbiamo scoperto che i romani erano abilissimi falegnami” informa la professoressa Ciarallo “e con il supporto di dipinti e fonti letterarie ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa sia delle tecniche che impiegavano sia del valore sociale che attribuivano alle varie specie pregiate di legno”.

Volti e figure tra luce e tenebre

Testa marmorea di un filosofo
Testa marmorea di un filosofo

Centocinquanta pezzi, tra sculture, affreschi ed iscrizioni, per la prima volta riuniti insieme dopo il ritrovamento, hanno disegnato un percorso suggestivo nel quale la luce è l’elemento che ha accompagnato il visitatore in una sorta di viaggio nell’umanità scomparsa sotto la colata piroclastica del vulcano.

La luce intensa è stata scelta per avvolgere le immagini di dei, eroi e dinastie imperiali, quasi a voler sottolineare lo splendore immortale che gli abitanti di Ercolano attribuivano loro. La luce in graduale attenuazione è stata impiegata per la sezione dedicata alle famiglie illustri ercolanesi. Una luce che via via si sfuma sui volti e le sculture della gente comune, esposti di fronte alle liste dei cittadini incise su marmo degli Albi degli Augustali. Infine la semioscurità ha avvolto gli scheletri degli anonimi sventurati che, cercando salvezza sulla spiaggia, vennero ingoiati dalla lava, diventando monumento di sé stessi e della caducità dell’ esistenza umana.

La luce ha dato vitalità a quei volti e il visitatore è stato istintivamente portato ad andare a ritroso nel tempo, immaginando una città viva sepolta all’improvviso dalla catastrofe e dal buio.

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