Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
Now, I walk into the wild

Now, I walk into the wild

Continua la nostra corsa nei secoli per ricostruire la Storia del Camminare. Siamo arrivati nel Cinquecento, quando gli aristocratici cominciarono a scoprire il gusto della passeggiata nei corridoi dei palazzi, nei giardini e nella natura tutta. Per approdare al Settecento e alle prime esperienze di viaggio

La Galleria degli Specchi nella Reggia di Versailles
La Galleria degli Specchi nella Reggia di Versailles

La natura era qualcosa di selvaggio e terribile benché bellissimo… Qui non c’erano giardini ma il globo incontaminato. Niente prati né pascoli né coltivazioni né boschi né terre arabili né incolte né desolate (Henry David Thoreau)

 

Nel XVI secolo, quando i castelli si trasformavano in palazzi e in dimore signorili, nacque la moda di inserire nella progettazione dei palazzi le gallerie – ambienti lunghi e stretti simili a corridoi – che spesso non conducevano da alcuna parte. Lo scopo di questi spazi era quello di fornire un luogo per l’attività fisica al riparo dalle intemperie dei giorni cupi. Camminare era ancora considerato un esercizio necessario più per la salute che per il diletto e, inoltre, doveva essere praticato in luoghi separati dal resto della popolazione: camminare per strada sarebbe stato considerato squalificante e sconveniente. In un’epoca in cui la nobiltà si spostava per lo più in portantine e carrozze, camminare per strada, per necessità, era identificato con una condizione umile, popolare.

Il viaggio, esperienza gradevole

L'Englischer Garten a Monaco di Baviera
L’Englischer Garten a Monaco di Baviera

L’apertura di questi giardini verso l’esterno, verso il non strutturato, coincise in parte anche con una mutata situazione sociale, che portò di conseguenza ad una nuova concezione di viaggio. In Inghilterra a partire dal 1770, grazie a una migliore viabilità, al decremento della criminalità sulle strade e a tariffe più economiche, nacque un modo di viaggiare totalmente nuovo. In precedenza, nel pellegrinaggio e nel viaggio utilitaristico, lo spazio tra la casa di residenza e il luogo di destinazione era stato un disagio. Successivamente, quando questo spazio divenne scenario in cui godere del pittoresco, viaggiare si trasformò in un fine in sé, concettualmente, nel prolungamento della passeggiata nel giardino. Il che voleva dire che le esperienze lungo il cammino potevano sostituire la meta come scopo del viaggio. Il piacere del camminare e del paesaggio divenne, così, un cavallo di Troia per coloro che la fecero diventare una moda, gli aristocratici.

La natura come giardino

Reggia di Caserta, giardino all'inglese con il laghetto e le ninfee
Reggia di Caserta, giardino all’inglese con il laghetto e le ninfee

Così, da spazio autoritario, pubblico e squisitamente architettonico, il giardino stava diventando sempre più “wilderness”, una landa privata incontaminata e solitaria. E al tempo stesso, differenziandosi sempre meno dal paesaggio circostante, il giardino diventava anche sempre meno necessario. Se la concezione del giardino era quella di uno spazio visualmente gradevole in cui vagabondare, allora i passeggiatori dell’epoca potevano cominciare la ricerca di “giardini naturali” e fare diventare la passeggiata un’escursione turistica. In poche parole, chi camminava ricercando il pittoresco poteva guardare direttamente alle opere della natura e ammirarle come un’opera d’arte, invece di camminare in opere umane che tentavano di copiarla. Fu il compimento di una rivoluzione. Tutta la natura poteva essere considerata un giardino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA