Martedì 6 Dicembre 2022 - Anno XX
Un francese a Mosca

Un francese a Mosca

L’esperienza di tre anni vissuti in Russia senza sapere una parola in cirillico a parte “da” e “niet”. Il racconto di Christian Kergal, direttore di Atout France Milano, l’Ente del Turismo Francese in Italia

Colori e motivi sulla facciata di un palazzo
Colori e motivi sulla facciata di un palazzo

Finisco con un paio di annotazioni sul mio lavoro che è quello di far conoscere la Francia, in questo caso ai russi. E’ fuori di dubbio che il mio paese eserciti una forte attrazione, dovuta alla tradizione storica (gli Zar parlavano francese, a corte) e a certi miti che sono universali – il Louvre, la Tour Eiffel, Edith Piaf, Victor Hugo ecc. – specie tra la popolazione semplice, quella della quale parlavo prima e che si differenzia molto dalle esigenze – e quindi dalle vacanze – dei nuovi ricchi. Questi prenotano hotel a 4-5 stelle, voli in business class e una volta a Parigi spendono a spandono. Un bel contrasto rispetto a quella piccola donna col fazzoletto sul capo che, vicina ai 90 anni, mi confessò d’aver risparmiato per tutta la vita per pagarsi un viaggio a Parigi. Come lei ce ne sono molti; gente che si affida a tour operator locali, con voli aerei e hotel già pagati (spesa media sui 1.200 €) che “spera” tutto vada bene. E’ successo infatti che molti non abbiano ottenuto il visto d’ingresso e abbiano visto svanire il sogno del viaggio alla Ville Lumière, a lungo coltivato. Problemi che mi hanno molto coinvolto e per risolvere i quali non mi sono certo risparmiato.

Le cifre sono sempre aride e talvolta antipatiche. Però debbo dire che all’inizio della mia avventura moscovita erano 300 mila i russi che si erano recati in Francia; saliti a 700 mila quando ho lasciato il Paese. Sotto il profilo professionale, penso di aver svolto bene il mio lavoro.

Per quanto riguarda l’aspetto umano e le esperienze di vita, ritengo di essere in debito con gli abitanti di Mosca: alla lunga è molto più quello che loro hanno dato a me (semplicità e calore dei rapporti; in molti casi vera amicizia) rispetto a quanto io possa aver dato a loro. Forse per colpa del mio russo, sicuramente migliorato nel tempo, ma non in grado di tradurre fino in fondo le mie sensazioni positive e la mia sincera partecipazione per la vita di questa gente.

(21/04/10)

© RIPRODUZIONE RISERVATA