Lunedì 10 Agosto 2020 - Anno XVIII
Kendoguda, gruppo di ragazze improvvisano una 'densa', danza

Kendoguda, gruppo di ragazze improvvisano una 'densa', danza

India tribale. Il mosaico etnico dell’Orissa

Orissa, uno stato adagiato lungo le coste del golfo del Bengala, dove numerose Tribù, diverse per etnia, lingua e tradizioni, occupano i rilievi interni ricchi di fiumi e di foreste. Alcune di queste comunità, praticano ancora culti animistici pre-ariani

Orissa

Ragazza della tribù Bondo

Ovunque nel mondo esistono confini visibili e confini invisibili. E ambedue trovano ampia cittadinanza in Orissa, specchio di un’India interiore, non ovvia, appartata, più defilata e rurale. Forse – aldilà delle apparenze – persino più contorta e variegata. Qui quei confini invisibili tracciano innanzitutto le scansioni tribali del mosaico etnico, ora seguendo la curva di fiumi e torrenti, ora snodandosi tra i campi, le risaie, le foreste, le forre, dando ragione di un intreccio antropologico millenario. Quelli visibili sembrano invece più espliciti, anche se spesso a contrassegnarli non sono cartelli o steccati, ma cambi di situazione e bruschi stati di fatto.

Orissa interna: hic sunt leones…

OrissaCosì, quando la candida Ambassador del nostro autista imbocca sbuffando lo stradone in salita attraverso il quale corrono i boundaries tra lo stato dell’Andhra Pradesh e, appunto, quello dell’Orissa, la percezione del trapasso non è tanto affidata allo sgargiante blocco di cemento dipinto che qualche solerte funzionario ha messo lì a fare da pietra miliare, ma all’improvviso, brutale restringersi della carreggiata. La quale si trasforma da dignitosa statale in flagrante mulattiera. Quasi a dire: da qui in poi non c’è bisogno di tutto quell’asfalto. Perché in effetti la geografia delle tribù, che si sovrappone, lievemente come un velo, a quella amministrativa del governo statale e a quella turistica del way of life induista, è modellata più dalla natura che dalla logica.

Il mercato, luogo d’amalgama provvisorio

Orissa

Mercato di Onokudeli

Assecondando un criterio idrografico, così come nella notte dei tempi le genti aborigene risalirono i corsi d’acqua per fuggire in altura, al riparo dall’invasore ariano, così oggi il popolo tribale ridiscende ogni mattina le stesse vie per raggiungere i mercati e, con sussiegoso distacco, prendersi il meglio di quanto portato dalla cultura dominante: il denaro dei commercianti e dei turisti. Nessuna sorpresa, dunque, se le poco sorridenti donne dei malfamati Bondo accondiscendono a farsi fotografare dai viandanti, posando pazienti con i loro pesanti anelli di metallo al collo: avranno in testa un’idea ben chiara della tariffa da pretendere per quel servizio. Un’idea che tenderà a dilatarsi se, verso l’ora di pranzo, si sarà sorpresi a fare click quando i giovani della stessa tribù, ebbri di salap o di maculi (rispettivamente, una linfa di palma fermentata e petali di mahua distillati), sono intenti a festeggiare tra loro i buoni profitti del commercio al mercato di Onokudelli, reso fiorente dal capitale che circola grazie alla centrale idroelettrica e alla diga costruiti qui venticinque anni fa.

Discendenti dagli Adivasi

Orissa

Donna anziana del popolo di Adivasi

Arco e frecce in spalla, i baldanzosi guerrieri schiamazzano con fare da guappi al centro di un grande spiazzo, lanciano occhiatacce, si divertono nell’attesa di fare ritorno al villaggio, una decina di chilometri più in là e un migliaio di metri più su, sulla montagna impenetrabile. Sono sessantadue le tribù ufficialmente censite in Orissa, due delle quali ancora legate a culti animisti pre-ariani. Un arcipelago diffuso e complesso che, nonostante le inevitabili oscillazioni demografiche subite nell’accavallarsi dei secoli, in questa fetta di India profonda si è in qualche modo cristallizzato. A noi le coste e le pianure, a loro – come diceva la canzone – le montagne e l’entroterra. E’ il mondo frammentato degli Adivasi (ovvero, il “primo popolo”),, gli aborigeni indiani, schegge fossili di un flusso migratorio primitivo fatto di componenti africane, mongole, caucasiche, che come un fiume carsico ora si immergono e riaffiorano nei tratti somatici della gente che si incontra nei villaggi, ora si ricompongono nel puzzle etnico che popola la sommità di alte e boscose colline, ora si dissolvono nei mille rivoli di terra battuta che si addentrano nelle foreste.

Dongria, donne da rapire

Orissa Ragazze di etnia Dongria

Ragazze di etnia Dongria

Ognuna ha i suoi usi, le sue architetture,i suoi retaggi, il suo dialetto e a volte anche una propria lingua. Chi è agricoltore, chi è raccoglitore, chi artigiano, Chi semplicemente nomade. Dalle parti di Kenduguda, un gruppo di ragazze si riversa in strada e improvvisa una demsa, festosa danza tribale dedicata al paffuto dio Ganesh, mentre il resto della tribù canta e batte il tempo come in un jump up caraibico. Sulla strada per Bissamcuttack, le mondine di etnia Dongria, abbigliate con il sobrio gonnelline beige della tradizione, attendono pazienti che l’occhio del passante scorra su di loro, incuranti degli sguardi e dei nostri sorrisi. Forse aspettano che il fidanzato, secondo l’uso antico, venga a “rapirle” per dar modo ai genitori di poterle poi reclamare e intavolare così qualche affare con i futuri consuoceri.

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