Sabato 17 Agosto 2019 - Anno XVII
Le antiche viti della Serenissima

Le antiche viti della Serenissima

Nel Brolo di Cannaregio, a Venezia, il 20 maggio verrà presentato il restauro e il ripristino dell’orto-giardino del seicentesco convento dei Carmelitani Scalzi. Il Consorzio Vini Venezia presenta il progetto che fa rivivere la viticoltura della terra dei Dogi

L’attenzione all’Expo di Milano coinvolge anche il Veneto in particolare la Serenissima. Perché il cibo è cultura e così pure il vino. Infatti per l’intera durata dell’Esposizione Universale milanese, il Consorzio Vini Venezia contribuirà a riaprire le porte dell’antico Brolo di Cannaregio, regalando agli appassionati e ai curiosi, la possibilità di ammirare uno dei più antichi giardini della città. E proprio nell’orto giardino del Seicentesco Convento dei Carmelitani Scalzi sono state installate le secolari viti che riproducono un vigneto ottenuto dal materiale genetico prelevato e riprodotto dalle varietà presenti da centinaia di anni all’interno della laguna.
L’apertura ufficiale si terrà il venti maggio nell’omonimo Convento situato a pochi passi dalla stazione di Santa Lucia. Dopo il primo e riuscito esperimento partito nell’isola di Torcello, è pronto l’ambizioso progetto del vigneto ai Carmelitani, dove sono state piantate le barbatelle delle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, broli, giardini e altri luoghi.

Vigneti sperimentali con viti risalenti ai Dogi

Il Consorzio ha così contribuito a restaurare l’orto giardino in fianco alla chiesa di Santa Maria di Nazareth nota come chiesa degli Scalzi e mirabile esempio dell’architettura barocca veneziana. I due vigneti sperimentali sono stati creati utilizzando le varietà mappate e riprodotte già dal 2010, nell’ambito del progetto storico-scientifico diretto dall’esperto Attilio Scienza, in collaborazione con l’Università di Padova e Milano, il Centro di Ricerche per la Viticoltura di Conegliano e l’Università di Berlino. Un lavoro che ha comportato numerose esplorazioni e settanta analisi del Dna, che ha interessato esemplari presenti non solo a Venezia ma anche nelle isole della Laguna.
Il progetto, firmato dall’architetto Giorgio Fort ha permesso la ristrutturazione e l’apertura al pubblico di uno dei più significativi luoghi di Venezia.

Salvaguardare la biodiversità

Uno scrigno verde a salvaguardia della biodiversità della città lagunare dove sono state scelte e recuperate tutte le essenze floreali proprie dell’habitat. Sette aiuole raccoglieranno piante di tipo diverso, dal frutteto all’uliveto, dal bosco al prato. A ciascuna si accompagnano, lungo il percorso, coltivazioni diverse tra queste il gelsomino, il glicine, la vite americana, l’edera, la bignomia gialla e il plumbago. E ancora alberi di noce, passiflora, iris, erbe aromatiche, piante di alloro, melograni, kiwi, kaki, rose, frutti di bosco. Il tutto è stato approvato anche dal Comitato Venice to Expo 2015 che ne ha riconosciuto la grande valenza culturale e ne ha colto le potenzialità per un turismo alternativo. Tutti i dettagli della ricerca saranno resi noti all’inaugurazione. Il risultato sarà racchiuso in un volume dal titolo Il vino nella storia di Venezia, tradotto anche in inglese. Le visite, su prenotazione, proseguiranno per tutta la durata di Expo.

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