Martedì 31 Gennaio 2023 - Anno XX
Moschea di Nasir ol Molk a Shiraz, anche nota come moschea rosa, è un luogo di culto islamico.

Moschea di Nasir ol Molk a Shiraz, anche nota come moschea rosa, è un luogo di culto islamico.

Da Persia a Iran. Mosaico da interpretare

Viaggio geografico, ma soprattutto nella storia, dell’inviata di Mondointasca in un paese difficile e impopolare. Vedere per capire, parlare per conoscere. Ascoltare per sapere. Con curiosità e rispetto per poter raccontare in modo documentato e anche emozionale (1^ puntata).

Arriva Gerghis Khan

Persia Genghis-Khan

Statua di Genghis Khan

Già all’epoca della morte di Maometto, nel 632, gli arabi erano ferventi seguaci dell’Islam. Anche i Persiani accolsero di buon grado diversi aspetti della cultura e della nuova religione, abbandonando Zoroastro senza opporre resistenza o scatenare conflitti. Il regno dei califfi segnò un periodo di fioritura intellettuale durante il quale la cultura persiana assunse un ruolo predominante. I persiani ricoprivano molte delle cariche più importanti a corte, ma la lingua araba, sia parlata che scritta, andava affermandosi in tutti gli ambiti quotidiani. Seguì la dinastia dei Selgiuchidi, annientata all’inizio del XIII secolo dall’invasione rovinosa e cruenta delle feroci tribù mongole, che invasero l’altopiano iranico con la loro indomabile cavalleria, seminando devastazione e migliaia di vittime. Sotto la guida di Genghis Khan, ed in seguito dei suoi nipoti, i conquistatori mongoli riuscirono ad impossessarsi di tutta la Persia e stabilirono la loro capitale a Tabriz, distruggendo molte delle città conquistate, cancellando così innumerevoli testimonianze della storia persiana. Forse pentiti di tanta violenza i mongoli divennero grandi mecenati e lasciarono in eredità numerosi e pregevoli monumenti.

Marco Polo, la Persia e la via della Seta

Persia Scia-Abbas-I

Lo scià Abbas I detto il Grande

Fu nel periodo del dominio mongolo che Marco Polo attraversò la Persia, seguendo l’itinerario della via della Seta (ma questo è un altro viaggio!). L’avvicendamento di sovrani più o meno forti e le altalenanti sorti di declino e frammentazione dell’impero rimasero una costante nella storia persiana. Gli anni che seguirono al dominio mongolo non fecero eccezione: la regione fu nuovamente divisa in varie fazioni che si disputavano il potere combattendo tra di loro. Il periodo più splendido per la fioritura di un nuovo Impero Persiano (il Terzo!) coincise con il regno del brillante scià Abbas I detto il Grande (1524- 1576), discendente dei Safavidi, una potente setta di fedeli sciiti originaria di Ardabil, che, grazie anche alla consulenza militare dell’avventuriero inglese Robert Shirley, riuscì a debellare le varie fazioni turche e turkmene. L’era safavide diede nuova vita all’arte ed all’architettura persiane, e la versione sciita dell’islamismo fu promossa religione di stato.

Le mire di Inghilterra e Russia

Persia Aga-Mohammad-Khan

Aga Mohammad Khan

Le potenze europee, intanto, guardavano alla Persia come ad un nuovo promettente mercato. Fu verso la fine del 1700 che la dinastia qagiara si rivelò una vera e propria sciagura per l’Iran, poiché nel giro di pochi decenni riuscì a trasformare una potenza imperiale millenaria nello zimbello della scena internazionale, “grazie” alla figura perversa e vendicativa dell’eunuco Aga Mohammad Khan. Nel frattempo avevano messo gli occhi sull’Iran sia i russi che gli inglesi: la Russia era decisa ad aprirsi la strada verso il Golfo Persico e l’Inghilterra era altrettanto intenzionata ad impedirglielo. Nel corso della Prima Guerra Mondiale alcune regioni dell’Iran furono occupate sia dagli inglesi sia dai russi, mentre i turchi imperversavano nelle regioni nord-occidentali, in parte cristiane. Sulla scia della rivoluzione russa, il Gilan (la zona del Caspio occidentale) proclamò la secessione nel 1920 per costituirsi come repubblica sovietica, sotto la guida di Kuchuk Khan. Poiché il debole scià qagiaro sembrava incapace di reagire, l’Inghilterra garantì il proprio appoggio al carismatico ufficiale Reza Khan, una sorta di cosacco divenuto scià di cui abbiamo già fatto conoscenza all’inizio del nostro racconto, che si trasferì nel Palazzo Verde di Teheran e trovando gli sfavillanti rivestimenti di specchio ed il letto a quattro piazze “un po’ eccessivi” per il suo gusto, preferì mettersi a dormire sul pavimento. Ed ecco che qui, in un’atmosfera di sotterranea ostilità, malgoverno e dissesto economico il cerchio si chiude.

E sulla scena l’ayatollah Khomeini

Persia L'inviata-di-Mondointasca

L’inviata di Mondointasca nella piazza di Isfahan. 

Il paese si aprirà lacerato dalla rivoluzione dell’ayatollah Khomeini, che il 1 febbraio 1979 proclamò alle masse festanti la sua visione di un nuovo Iran, libero da influenze straniere e fedele all’Islam: ”Da oggi in poi sarò io a nominare il governo!”. Morì il 4 giugno del 1989: mentre io festeggiavo i miei primi 10 anni di vita, appunto, lui lasciava il paese in una situazione di incertezza. L’Iran oggi, che di anni ne ho 37, è un paese “impopolare”.
A chi annunciavo la mia partenza appariva in volto un’espressione di incredulo stupore unito a una vena di sottile preoccupazione per le mie reali condizioni mentali e spudorato coraggio dell’andar a cercar guai. Ma se c’è un senso alla mia sfacciata libertà, è proprio quello di andarmeli a cercare questi cosiddetti “guai”, per scoprire invece quanta meraviglia nascondono e crescere per la ricchezza di cui uno spirito libero come me ha bisogno, per appesantirsi e non volare via come un palloncino sfilatosi dalle dita. Mi ci vuole poco. In questo viaggio ancora meno, dato che dovrò starmene nascosta il più possibile dietro ad un velo. Sarò solo i miei occhi  e non avrò più forma. Farò di questo dogma una possibilità per osservare ancora meglio quello che per adesso sto solo cercando di capire mentre sfoglio la guida della Lonely Planet in aereo. Vicino a me una ragazza  iraniana mi insegna come coprirmi il capo in modo da nascondere i capelli… e mi sorride.
(1 continua)

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Iran 2. Reportage dalle strade di Teheran

Iran 3, mosaico da interpretare. Isfahan, caravan serraglio e luci d’alabastro

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