Mercoledì 22 Maggio 2024 - Anno XXII

Santo Domingo, l’antica Hispaniola

Santo Domingo

Il 5 dicembre 1492, Colombo, sospinto da forti venti e da correnti favorevoli, “scoperse da lungi le selve gigantesche e le montagne alte e sassose dell’isola”*

Santo Domingo le rovine della La Isabela
Santo Domingo le rovine della La Isabela

Oltre cinquecento anni fa, Colombo definì l’attuale isola di Santo Domingo “la più bella che ho mai visto”. E il figlio Fernando, raccontando le impressioni del padre nella biografia “Vita e viaggi di Cristoforo Colombo”. Scriveva: “…così verde gli si dimostrava ed amena, così fruttuosa e piena di vettovaglie, e così popolata, ch’egli stimò che da niun’altra fosse avanzata”.

Colombo la chiamò Hispaniola, in omaggio al Paese che aveva “sponsorizzato” il suo viaggio verso le Nuove Indie; e qui costruì il primo insediamento europeo nel Nuovo Mondo. Non si trattava della città di Santo Domingo, come per molto tempo si era creduto, ma di La Isabela, dal nome della regina di Spagna.

I resti dell’antica Isabela vennero scoperti soltanto nell’estate del 1984, durante le ricerche compiute da un gruppo di archeologi. Colombo l’aveva fondata nel dicembre 1493, durante il suo secondo viaggio nelle Americhe. Aveva scelto di costruirla nella parte settentrionale dell’isola, in una baia incantevole dove fluivano verso il mare due corsi d’acqua. Isabela sopravvisse solo fino al 1496 alle epidemie, alle ribellioni, alle lotte intestine per aggiudicarsi oro e potere. Al suo posto, venne poi fondata Isabela La Nueva, l’attuale Santo Domingo.

L’Africa nei Caraibi

Santo Domingo, Panorama
Santo Domingo, Panorama

Da allora, molto è ovviamente cambiato a Hispaniola, l’isola delle Grandi Antille occupata nella sua parte occidentale dalla Repubblica di Santo Domingo.
Le sue splendide spiagge e le distese di palme si sono popolate di complessi alberghieri, rendendola una delle mete più amate dal turismo internazionale. I detrattori sostengono che proprio il turismo e l¹egemonia culturale statunitense stanno rischiando di distruggerne il fascino. Ma è vero solo in alcuni luoghi particolarmente sfruttati: sotto molti aspetti, l’isola ha mantenuto la sua straordinaria unicità che deriva da una singolare fusione di sapori caraibici e africani.

Nel mezzo del Mar delle Antille, si ritrovano la stessa terra rossa e argillosa dell¹Africa australe, le stesse case semplici, dipinte con colori vivaci e contrastanti. E Santo Domingo, fulcro di tutta l’isola, è una delle città più antiche del Nuovo Mondo.
Dopo gli spagnoli, anche francesi e haitiani tentarono di colonizzarla e nel 1586 l’esploratore inglese Francis Drake cercò addirittura di raderla al suolo. Ma Santo Domingo resiste da cinque secoli: vivacissima, eccitante, spesso inquinata e a volte pericolosa, comunque polo d’attrazione per i divertimenti e per lo shopping, rimane una delle capitali più interessanti di tutti i Caraibi.

La capitale, patrimonio dell’umanità

Santo Domingo La Cattedrale di Menor
La Cattedrale di Menor

Il nucleo coloniale, che ospita i resti monumentali della Descubierta e della Conquista è la parte più caratteristica della città, dichiarata dall’Unesco patrimonio culturale dell’Umanità. Qui, sulla sponda occidentale del fiume Ozama, sono concentrati i monumenti storici, ma anche le vie eleganti, come Calle del Conde, calle de las Damas, las Atarazanas e i locali più caratteristici, dove sorseggiare un refresco mentre s’attenua la luce tersa e splendente dei tropici e la frescura notturna rende più piacevole sostare all’aperto.

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Da qualche anno il centro storico, che era andato via via decadendo, ha riacquistato tutta la sua vitalità. Oggetto di un attento lavoro di restauro, si sta trasformando in zona pedonale, frequentata ad ogni ora del giorno e della notte. La sua struttura urbanistica ricorda una scacchiera e nelle antiche strade, nei vecchi palazzi, si fa ancora sentire l’impronta del suo fondatore, Cristoforo Colombo e di suo figlio Diego, che divenne vicerè dopo la morte del padre.

Santo Domingo Cattedrale del Nuovo Mondo

Santo Domingo Faro a Colón,
Faro a Colón

Non a caso, dunque, il punto di partenza per un itinerario attraverso la città potrebbe essere proprio il Parque Colon, dove sorge la Basilica Menor che fino al 1992 ha conservato le contese spoglie del grande navigatore, poi trasportate nell’imponente Faro de Colòn.
Nel 1546, papa Paolo III la nominò ufficialmente “Cattedrale del Nuovo Mondo” e da quel momento l’edificio in pietra color ocra chiara, che con le sue mura merlate all’esterno – sembra una fortezza più che una chiesa – è diventato uno dei simboli della capitale.

All’interno, invece, il suo fascino austero proviene dal miscuglio di stili in cui convivono le finestre gotiche e le arcate rinascimentali. Uscendo dalla Basilica Menor, si susseguono uno a fianco dell’altro gli edifici costruiti agli inizi del sedicesimo secolo, a partire dalla Fortaleza, con la torre alta 19 metri, edificata con il lavoro dei primi schiavi neri sbarcati sull’isola dopo la Scoperta.

Il palazzo dell’Alcazar

Santo Domingo L’edificio dell’Alcazar
L’edificio dell’Alcazar

Più a nord, accanto al Rio Ozama, la massiccia struttura dell’Alcazar, con i suggestivi portici a due piani, domina Piazza di Spagna. Era l’abitazione di Diego, figlio di Colombo, e divenne sede della raffinata corte della moglie, Maria de Toledo, fino alla morte di lei. Da allora il palazzo venne abbandonato e divenne una specie di rudere, per un certo periodo usato addirittura come deposito di immondizie.

Dopo i restauri, iniziati nel 1968, è stato arredato con mobili originali dell’epoca che ci riportano ai tempi del massimo fulgore della città. Le dame della viceregina abitavano invece dietro l’Alcazar, in Calle Las Damas, ufficialmente riconosciuta come la prima strada del Nuovo Mondo.

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Dello stesso periodo sono le più belle e antiche residenze di Santo Domingo: da Casas Reales, dove un museo illustra come si viveva nella colonia dal 1492 al 1821, a Casa Cortes, dal nome del conquistatore del Messico che vi soggiornò per un breve periodo; da Casa Ovando, con il gioiello del portale d’ingresso e il tetto in prezioso legno di caoba centenaria, a Casa de Dàvila, appartenuta alla ricchissima e nobile famiglia che possedeva anche la Capilla de los Remedios e il Fortìn Invencible.

Santo Domingo la città moderna

Piazza della Bandiera a Santo Domingo
Piazza della Bandiera a Santo Domingo

Ma Santo Domingo non è legata soltanto al suo passato coloniale: esiste anche il nuovo volto della città, con i suoi quartieri moderni. Tra i più frequentati, il Malécon, in Avenida George Washington, che si affaccia sul Mar dei Caraibi, e fa parte della zona turistica, dove si concentrano i grandi alberghi e i ristoranti più eleganti, mentre i quartieri Naco e Piantini sono le zone residenziali di lusso.

E poi c’è la Plaza de Cultura, una specie di grande parco dove tra i viali alberati, i prati e le fontane sorgono gli edifici che raccolgono le testimonianze della vita culturale e quelle collegate alla storia della Repubblica Dominicana: dalla Galleria d’Arte Moderna al Teatro Nazionale, dal Museo del Hombre Dominicano alla Cineteca e alla Biblioteca Nazionale; una vera immersione nel passato e nel presente dell¹isola, indispensabile per capirne i mille aspetti contrastanti.

La penisola di Samanà

Spiagge incantevoli e folta vegetazione
Spiagge incantevoli e folta vegetazione

Spiagge bianche che si alternano ad arenili dorati e a interminabili distese di palme. Coste selvagge dove le lagune verdissime e i piccoli cayos sono abitati da gabbiani, albatri, colibrì, razze, tartarughe e persino balene.
Siamo nella penisola di Samanà, nella parte settentrionale dell’isola, a quattro ore d’auto da Santo Domingo. È forse l’angolo più segreto della Repubblica Domenicana, sessanta chilometri di lunghezza per una ventina di larghezza nei quali si concentrano tutte le bellezze dei Caraibi: dall’esuberante foresta tropicale, alle acque più limpide e trasparenti dell’isola, fino alle montagne che custodiscono i preziosi giacimenti d’ambra.

Nella penisola di Samanà, invece degli affollati villaggi turistici di Punta Cana, si trovano minuscoli borghi di pescatori nei quali il turismo è ancora affidato a piccoli alberghi, guesthouse, deliziosi ristoranti sul mare che convivono in modo quasi sempre armonioso con l’ambiente tradizionale.

Per molto tempo isolata per la mancanza di strutture di collegamento, Samanà è l’ultimo baluardo contro la modernità e il turismo di massa; è il regno dei bagnanti solitari e delle vacanze in libertà. Ancora una volta, è stato Colombo a scoprire la baia di Samanà e ad approdarvi il 13 gennaio del 1493. Ma contrariamente alle altre popolazioni dell¹isola, qui l’accoglienza degli indiani Ciguayos è stata poco amichevole e i conquistadores sono stati accolti da un nugolo di frecce che hanno finito per scatenare, come logica reazione, la prima battaglia del Nuovo Mondo.
Oggi, invece, i turisti europei sono molto amati. Vi si trova, addirittura, una “piccola Francia”: circa un migliaio di francesi che si sono stabiliti qui, integrandosi alla perfezione con i locali.

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Isole, mare e parchi come ai tempi di Colombo

La spiaggia di Cayo Leviantado
La spiaggia di Cayo Leviantado

Uno degli angoli più suggestivi della penisola, e purtroppo ormai anche dei più frequentati, è l’isoletta di Cayo Levantado, raggiungibile in 15 minuti dal porto di Samanà. Non le manca niente per rappresentare il più classico dei panorami tropicali: viottoli che si perdono tra le distese di palme, spiagge bianchissime e un mare turchese da cartolina.
Un’alternativa meno famosa, ma sicuramente altrettanto affascinante è costituita dalle calette di Las Terrenas-Portillo, che s’intravedono tra il verde delle piantagioni di cocco, oppure dalle spiagge di Punta Galeras, con la loro sabbia corallina che sembra quasi brillare sotto il sole.

La baia di San Lorenzo

Il Parco nazionale di Los Haitises, nella baia di San Lorenzo, è invece il regno degli amanti della natura: oltre duecento chilometri quadrati di isolotti, di distese di mangrovie e di canali popolati da migliaia di uccelli, da cui emergono falesie di rocce coralline, in un paesaggio irreale che ricorda la baia di Along, in Vietnam.

Un altro paradiso naturale della penisola di Samanà è invece nascosto all’interno, a sette chilometri dal villaggio di El Portillo. Alle cascate del rio El Limòn si arriva con una passeggiata a cavallo di un paio d’ore (la organizzano tutti gli alberghi e i piccoli resort locali), seguendo i sentieri di una rigogliosa foresta tropicale percorsa da piccoli ruscelli che si attraversano a guado. Si incontra una prima cascata alta quaranta metri e poco più in là una seconda che precipita in una pozza verdissima dove un bagno ristoratore, dopo le fatiche del viaggio, è uno dei massimi piaceri che Santo Domingo può riservare.

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