Lunedì 24 Giugno 2024 - Anno XXII

Quando il dramma obbliga a riflettere

Una diversa lettura della tragedia che ha colpito il Sud Est asiatico, è stata espressa dall’Aitr, l’Associazione italiana turismo responsabile. Il punto di vista di Maurizio Davolio, presidente, e Alfredo Somoza, responsabile della cooperazione

Alfredo Somoza
Alfredo Somoza

Vi sono molte “forme” di turismo, oggi come oggi. Noi cerchiamo di illustrarne i lati positivi, sia proponendo mete affascinanti in ogni angolo della Terra, sia informando, chi segue Mondointasca, sulla necessità di aggiungere, al piacere di una vacanza, di una scoperta di luoghi e genti diverse, anche una forma di rispetto e di consapevole partecipazione a ciò che il turismo può dare ai Paesi che si raggiungono, eliminando per quanto possibile i comportamenti e le azioni negative.
Questa volta l’informazione ha dato il peso che meritava a una tragedia, l’ennesima, che ha colpito i poveri della terra. Forse però il motivo è che in questo caso, come purtroppo accade sempre più spesso, “la tragedia ha colpito anche centinaia di turisti occidentali che all’improvviso si sono trovati a condividere lo stesso destino dei derelitti dell’India, dello Sri Lanka, della Tailandia”, ha detto Alfredo Somoza, direttore della cooperazione internazionale di Aitr. C’è qualcosa in questo dramma che non va. Serpeggiare il dubbio che le cose potevano andare diversamente. “Bastava che i paesi colpiti dal maremoto avessero avuto un sistema di allarme rapido ed efficace, come quelli esistenti in diversi paesi che si affacciano sul Pacifico (come il Giappone e le Hawaii), del costo di 200 mila dollari, per diminuire drasticamente le conseguenze del disastro naturale”, continua Somoza. “Duecentomila miseri dollari che avrebbero permesso a migliaia di persone di scappare in tempo verso l’interno prima dell’arrivo dell’onda assassina”.

 Devastazione tsunami
Devastazione tsunami

Certamente stiamo parlando di paesi poveri e poverissimi, che non hanno risorse per la prevenzione, ma una tra le tante domande inquietanti emerse nelle prime ore è: perché i tour operator presenti in questa vasta zona, non abbiano loro stessi provveduto a finanziare tale moderna ma semplice tecnologia che avrebbe permesso di mettere al sicuro i loro clienti? “Questa è una delle contraddizioni di un turismo di massa, costruito per potere ricavare il massimo di profitto riducendo al minimo i benefici economici che si lasciano nei paesi ospitanti”, puntualizza Somoza. Un turismo che sfrutta le splendide risorse naturali senza curarsi di tutelarle e, non di rado dimentica, che molti di questi “paradisi” si trovano in zone esposte ad alti rischi naturali dove si opera senza nessuna rete di prevenzione dei disastri. 

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Maurizio Davolio
Maurizio Davolio

Maurizio Davolio, presidente di Aitr, spinge oltre il
ragionamento con preoccupanti considerazioni, “se, come pare, – dice –
i centri di osservazione nel Pacifico avevano rilevato il devastante
terremoto, ma non sapevano a chi comunicarlo in quanto i paesi colpiti
non facevano parte del programma di monitoraggio: siamo certi che possa essere una risposta plauisibile? Non potrebbe invece essere accaduto che alcuni paesi, pur informati, abbiamo preferito evitare “inutili allarmismi” che avrebbero danneggiato l’industria turistica, come affermato da un ministro tailandese alla stampa internazionale?”
Il turismo può costituire una grande opportunità per lo sviluppo
economico di un paese, di una località, “ma chi governa lo sviluppo
economico non deve puntare solo sul turismo, non deve arrivare a
dipendere totalmente dal turismo che, come abbiamo visto in tante
circostanze anche molto meno tragiche, è estremamente fragile, sottoposto a rischi continui fuori dal controllo umano”, ha aggiunto Davolio. Di fronte alla tragedia che ha investito i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano, la posizione dell’Associazione, precisa Davolio, è che bisogna da un lato “mantenere un atteggiamento di umiltà e di prudenza, ma sarebbe assai opportuno offrire alle comunità locali la possibilità di governare direttamente la ricostruzione, con un ruolo primario anche nella promozione di un turismo sostenibile e di comunità”. Mentre ognuno di noi pensa a quanto può fare in concreto per aiutare le popolazioni colpite, alcune associazioni e cooperative aderenti ad Aitr stanno raccogliendo risorse per aiutare le popolazioni locali nell’immediato per fronteggiare i devastanti danni che hanno subito, ma anche e soprattutto per il futuro, affinché possano essere i protagonisti della rigenerazione della loro terra. E’ giunto il momento che l’industria turistica faccia una seria riflessione sulla natura del proprio business. “Non basta dire che ci si augura che tornino presto i turisti nei paesi colpiti dal maremoto perché c’è da rimettere in piede la loro economia. Bisogna che si interroghino sulle ragioni di fondo che impediscono che il turismo porti sviluppo in quei paesi”, afferma Alfredo Somoza. Questo modo di fare vacanza è stato aspramente criticato da Papa Giovanni Paolo II già due anni fa: i viaggi all inclusive, dove si mangia e si beve fino a scoppiare, si fanno docce in continuazione senza pensare alla penuria idrica, si producono rifiuti senza preoccuparsi dove verranno scaricati, non vi sono ricadute positive sulla comunità locali, un turismo che non crea insomma sviluppo economico per tutta la società, è un turismo che non si pone le domande che avrebbe il dovere di porsi, ma contribuisce a consolidare una cultura del consumismo e dello spreco. Occorre incentivare un diverso modo di viaggiare. Un turismo più consapevole e responsabile.

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