Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Tangeri, passato e presente della “Ville Canaille”

Tangeri, passato e presente della “Ville Canaille”

Segreti di un turbinoso passato, che hanno caratterizzato l’epoca d’oro di questa “città canaglia”, rimasti ad affascinare i visitatori moderni della più europea e internazionale fra le città africane

Tangeri Su una terrazza di Tangeri

Una terrazza di Tangeri

“Me le ricordo bene le feste di Tangeri, serate da ‘Mille e Una Notte’, con invitati da tutto il mondo; come quella dedicata ai gladiatori in cui Yves Vidal. In quella festa il padrone di casa, è arrivato avvolto come Cleopatra in un grande tappeto trasportato da due africani nudi che sembravano statue”.

M’sieur Majid sfodera un sorriso celestiale mentre ricorda i bei tempi in cui il jet-set internazionale si dava appuntamento nelle principesche dimore del quartiere di Marshan. Feste più o meno orgiastiche affollate di miliardari americani, lord inglesi e corrotti principi marocchini, feste che potevano durare giorni e al cui ritmo Tangeri viveva per intere settimane.

I ricordi di Monsieur Majid

Veduta della città

Veduta della città

Sventolando vecchie foto che lo ritraggono con poeti della Beat Generation e miliardari americani, confessa che per l’ultima grande festa in città, quella per i settant’anni del miliardario Malcolm Forbes nel 1989, aveva una linea diretta con l’American Express.

“Sono stati i tre migliori giorni della mia vita; venivano tutti nel mio negozio a rifornirsi di sete e gioielli per i costumi. Che tempi! Ho lavorato con tanti ricchi e famosi, dai Rolling Stones a Catherine Deneuve, a Bob Dylan. Una volta, per fare una cintura da chitarra a Cat Stevens, ho distrutto una tenda antica; a quei tempi ero un vero criminale dei tessuti”. Da allora monsieur Majid continua ad accumulare tesori da mezzo mondo, forse pensando ai tempi ormai lontani in cui faceva il cocktail-boy nelle celebri feste di Barbara Hutton.

Tangeri, città aperta

Tangeri Le barche dei pescatori ormeggiate nel porto

Barche di pescatori ormeggiate nel porto

Sono ormai svaniti tra le nebbie del tempo tutti i personaggi che hanno fatto di Tangeri, per tutta la prima metà del Secolo Breve, la “città dei sogni” di un’eclettica comunità internazionale di espatriati ed esiliati di varia provenienza. Protetti per oltre trent’anni, dal 1923 al 1956, dal limbo di una “Zona Internazionale” gestita dalla fumosa autorità dei rappresentanti di nove grandi potenze dell’epoca.

Rifugiati spagnoli e centro-europei in fuga da guerre e dittature, nazionalisti marocchini che non volevano vivere sotto il tallone dei protettorati francese e spagnolo, improbabili finanzieri e banchieri, trafficanti, avventurieri di ogni genere e residenti locali, tutti irresistibilmente attratti dalle delizie di un paradiso fiscale con oltre settanta banche, in cui era possibile ogni immaginabile transazione finanziaria, altrove rigidamente proibita.

Se questa città di tutte le libertà sia un avamposto dell’Europa in Africa o dell’Africa in Europa probabilmente nessuno lo sa; a Tangeri non si viene per quello che è, ma per un’immagine romantica e maledetta tramandata dalla memoria collettiva e nutrita a sazietà da cinema e letteratura.
Tratta delle bianche, droga e contrabbando, bar e bordelli frequentati da ambigui marinai ed esotiche spie internazionali: un’immagine così forte da oscurare anche un presente totalmente diverso.

Gran mondo e avventurieri sullo stretto di Gibilterra

Tangeri I palazzi bianchi della città sullo sfondo

Palazzi bianchi sullo sfondo lungo la spiaggia

Secondo lo scrittore Ben Jelloun, anche lui nato qui, Tangeri “non ha nulla per trattenere il visitatore di passaggio, ma ha tutto per sedurlo”.
È uno spazio aperto che ha attratto come un’irresistibile calamita scrittori e artisti, da Paul Bowles ai Rolling Stones, da Matisse e Delacroix a Jean Genet, fino a Samuel Beckett, Tennessee Williams e ai cantori della Beat Generation, da Ginsberg a Kerouac, accampati per anni allo storico Tanger Inn, insieme a William Burroughs.
Qualcuno, come il romanziere americano Paul Bowles, cantore “ufficiale” del mito di Tangeri, è rimasto fino alla morte in quella che chiamava Dream City, la “città del sogno”.

I fantasmi di tutti gli altri, per chi li cerca, sorseggiano ancora the alla menta o fumano il kif dietro un’anonima porticina alla fine di un vicolo cieco. Sulle minuscole terrazze del mitico Cafè Hafa, una balconata sospesa tra Africa ed Europa e spazzata dalle raffiche di Charqui, il vento che soffia incessante dallo Stretto di Gibilterra.

Choukri, testimone della “città degli eccessi”

Tangeri Un dettaglio architettonico di un palazzo del centro

Dettaglio architettonico di un palazzo del centro

“La città più straordinaria e misteriosa del mondo” l’aveva definita lo scrittore Mohammed Choukri, probabilmente il più autentico cronista del sottomondo di Tangeri. Aveva imparato a leggere e scrivere solo a vent’anni, dopo un’infanzia passata letteralmente tra i rifiuti, “preferibilmente quelli degli europei perché erano più ricchi” e anche dopo la pubblicazione del libro che lo aveva reso famoso (Pane Nudo) autobiografia per oltre vent’anni vietata in Marocco e piena di sesso, kif, prostitute e contrabbandieri, non si era mai scordato delle origini dei suoi genitori, contadini scappati alla fame delle montagne del Rif.

Per lui, seduto al tavolo di quello che definiva ironicamente il suo ufficio, gli sgangherati tavolini del bar El Dorado, Tangeri era il luogo della doppia morale. Dove uno spietato darwinismo sociale di lotta per la sopravvivenza era lo sfondo reale di una cartolina perfetta, il magico specchio di un mondo da Mille e una Notte con cui artisti e scrittori stranieri affascinavano un pubblico in cerca di esotismi e forti sensazioni. D’altronde molti di loro, secondo Choukri, erano venuti a Tangeri per motivi spesso legati a voglia di eccessi, ma lui non giudica mai; dalle sue pagine affiora solo la scrupolosità del testimone privilegiato di una quotidianità spesso esagerata.

Forse le uniche eccezioni sono le ironiche descrizioni dell’amante-giocattolo di Tennessee Williams o di un certo Ahmed, fascinoso ex parà che cerca sfacciatamente di sedurre lo scrittore Jean Genet, troppo indaffarato nella ricerca dell’amante di una notte da rimorchiare tra i giovani sfaccendati che animavano le notti del Petit Soccò.

Petit Soccò, crocevia del mondo

Tangeri La strada che porta al Suk

La strada che porta al Suk

Ufficialmente chiamato Souk ad-Dakhil, ma più popolarmente conosciuto come Petit Soccò, il Piccolo Suq è stato per lungo tempo il cuore di Tangeri. Potevi incontrarci Bowles intento a sorseggiare un the alla menta o il Papa dell’Acido, l’eminente docente di Harward Timothy Leary, fermamente deciso a predicare proprio da Tangeri che i “Grandi Mali” dell’umanità sarebbero svaniti per sempre sotto l’effetto terapeutico di LSD e funghi allucinogeni.

Oggi invece, allo storico cafè Tingis, vero e proprio loggione sul teatro del Petit Soccò, più che voluttuosi adolescenti o improbabili vergini appena arrivate dal Rif, al massimo cercano di pataccarti orrendi vasetti made in India.

Dalla “Terrazza dei pigri” uno sguardo al passato

Relax sulla terrazza

Relax in terrazza

Relax sulla terrazza

Adesso però è come se Tangeri si risvegliasse dal suo letargo tradizionale, con la nascita del nuovo complesso portuario Tanger-Mediterranèe di Ksar Sghir, oltre un miliardo e mezzo di euro di investimenti, centoquarantamila posti di lavoro e due zone franche. Per respirare ancora l’atmosfera dell’epoca leggendaria della Zona Franca, bisogna raggiungere la storica Terrasse des paresseux, la “Terrazza dei pigri”, dove un tempo intellettuali e scrittori si mischiavano a eccentrici miliardari e avventurieri, magari aspettando di andare a qualche festa del Continental o dell’El-Minzah, gloriosi hotel che al tempo della Zona Franca erano covi di spie e avventurieri degni della Casablanca di Bogart.

Choukri è morto a sessantott’anni, in un sabato di novembre del 2003. Per scappare, dicono a Tangeri, in cerca di un mondo migliore, o forse per raggiungere tutti quegli sconosciuti che annegano nello Stretto e condividere le loro sofferenze. Forse era troppo amareggiato per appassionarsi alle nuvole che galoppano alte nel cielo sopra la cascata bianca dei tetti piatti della Medina.

Ibn Battuta, un figlio famoso

Un dipinto che raffigura Ibn Battuta

Dipinto che raffigura Ibn Battuta

È probabilmente proprio lui il figlio più famoso di Tangeri, il celebre “Viaggiatore dell’Islam” Mohammed bin Abdallah bin Mohammed bin Ibrahim al-Lawati, molto più noto come Ibn Battuta. Nato nella città dello Stretto nel 1304, partì da qui nel 1325; passò ben trent’anni della sua vita viaggiando da un capo all’altro del mondo allora conosciuto.

Nel primo viaggio, diretto come ogni buon musulmano verso la Mecca, visitò l’Africa settentrionale e la Siria. L’anno successivo visitò le città degli attuali Iraq e Iran e successivamente la costa dell’Egitto sul Mar Rosso e il Golfo Persico. Da qui proseguì attraverso l’Anatolia e l’Asia Minore. Ma non è certo finita l’avventura, perché trascorse sette anni alla corte del Mogol di Delhi, spingendosi nel 1342 fino a Sumatra. Mentre non è sicuro un suo viaggio a Pechino, sono documentate le sue puntate in Sudan, nel Mali e nel Niger e a El Andalus, la Spagna musulmana. Arrivato alla maturità, scrisse tutte le sue avventure in un manoscritto conservato alla Bibliotheque Nationale di Parigi.

Tangeri, cosa vedere

In una via del centro

Decori sulle facciate dei palazzi in una via del centro

Grand Soccò, ufficialmente piazza 9 aprile 1947. Il Grande Suq, con il suo ininterrotto balletto di taxi a caccia di clienti, collega la Ville Nouvelle alla Mdina ed è un punto di passaggio obbligato. Petit Soccò, ai tempi d’oro, era il vero “teatro” di ogni attività, lecita e illecita, ma ancora oggi è il cuore della Mdina. L’antica ambasciata americana, la prima all’estero, che risale al lontano 1821 quando il Marocco aveva riconosciuto per primo gli Stati Uniti. C’è anche una lettera di ringraziamenti di George Washington per il Sultano.

La Casbah, un dedalo di vicoli all’interno delle mura dell’antica fortezza che sovrasta la Mdina. All’interno c’è anche l’antico palazzo del Sultano, il Dar-el-Makhzen con il suo bel patio. La Terrasse des Paresseux, affollata soprattutto alla sera dai più improbabili sfaccendati, in perenne contemplazione della vicina costa spagnola. La bella facciata decò dell’antico Teatro Cervantes e il turbolento universo umano del vicino mercato del pesce.

Notizie utili: Shopping, Hotel, Ristoranti

Il porto in lontananza

Il porto in lontananza

Per informazioni Ente Nazionale per il Turismo del Marocco, via Larga 23, Milano , www.tourism-in-morocco.com.

Shopping

A Tangeri un numero minore di turisti favorisce una politica di prezzi più bassi.
Boutique Majid (rue Les Almohades 66) il proprietario, Majid El Fenni, è un vecchio volpone. Pratica prezzi stratosferici, adeguati alla sua clientela miliardaria e cosmopolita. Ma vale la pena dare anche solo un’occhiata al suo antro. È a pochi passi dal Petit Soccò, perché ha gioielli e tessuti fantastici.

Non lontano il Bazar of Silver Jewerly, Rue Jamad Madida 13, pratica prezzi decisamente più abbordabili. Chi invece volesse provare le voluttuose essenze che negli anni d’oro facevano impazzire miliardarie americane e aristocratiche inglesi, deve andare alla Parfumerie Madini, quattordici generazioni di esperienza. Per arrivarci in macchina, raccontano che Barbara Hutton abbia fatto allargare il vicolo dove si trovava il negozio. Adesso comunque, oltre all’indirizzo tradizionale nella Medina, rue Sebou 14, hanno un altro negozio proprio davanti alla storica terrasse des paresseux, boulevard Pasteur 5.

Hotel

Riad Tanja, Rue du Portugal, escalier americain, Tangeri  www.riadtanja.com).
Il primo Riad aperto nella Medina di Tangeri, praticamente sulle mura con una vista eccezionale a 360 gradi sulla città vecchia, sul porto e sulla splendida baia. Accanto alla Legazione Americana, arredamento e atmosfera rievocano il fascino che Tangeri ha esercitato su molti artisti, da Delacroix a Matisse. Un vero luogo dell’anima, dove lo stile elegante ma mai eccessivo del Riad si sposa perfettamente con vecchie stampe d’epoca. Nove camere. Prezzi: doppie da 70 a 140 euro.

Hotel El-Minzah, Rue de la Libertè 85  www.elminzah.com.
Questo antico palazzo marocchino, costruito in un eclettico stile ispano-moresco da un certo lord Bute, è soprattutto un mito, a partire dagli anni Trenta, quando chiunque fosse qualcuno e passasse da Tangeri non poteva non fermarsi qui. Durante la Seconda Guerra Mondiale questa selezionata clientela si arricchì di una pittoresca fauna di spie e avventurieri che ne fecero il loro quartier generale. Oltre a patii e lussureggianti giardini affacciati sulla baia, l’albergo ha recentemente inaugurato un centro fitness di ottimo livello. Due ristoranti, tra cui lo storico El Korsan che serve una cucina tradizionale di ottimo livello. 125 camere e 15 suites. Prezzi: doppie da 141 euro.

Ristoranti

Marhaba Palace, Rue de la Kasbah
Un palazzo in stile moresco con soffitti originali in legno di cedro appartenuto al Glaoui, l’ultimo pascià di Marrakech, oggi è il miglior ristorante di Tangeri, a due passi dalla porta della Kasbah. All’interno, tra vetri colorati e arredamenti tradizionali che regalano la suggestiva sensazione di un Oriente da favola, si gusta una prelibata cucina marocchina ispirata alle ricette tradizionali della cucina dei sultani. Prezzo: 200 dirham.

Restaurant Populaire Saveur de Poisson, Escalier Waller 2.
Un piccolo ristorante dall’atmosfera cordiale sempre pieno di marocchini, soprattutto a mezzogiorno. Parole d’ordine: amore, magia, salute, e disciplina alimentare, perché l’arzillo chef, Mohammed, predica una gastronomia naturale legata alle tradizioni berbere. Anche piatti e posate sono rigorosamente di legno di castagno. Il pezzo forte sono gli intriganti piatti a base di pesce freschissimo e una tisana-aperitivo chiamata “eau des plantes” di cui solo Mohammed conosce il segreto: un decotto di frutta digestiva fatto cuocere rigorosamente su fuoco a legna per ventiquattro ore, a base di melograno, mandorle e miele, secondo le antiche tradizioni contadine marocchine. Prezzo: sui 150 dirham.

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