Giovedì 1 Dicembre 2022 - Anno XX
Bali. Meta turistica da dimenticare

Bali. Meta turistica da dimenticare

Piccole disavventure personali a parte, la prima impressione di Bali è stata quella di un luogo abitato da persone (quelle che hanno a che fare col turismo) interamente assorbite dal grande e piccolo “business”. Alla fine del viaggio, solo il clima da “salvare”

bali Tramonto sulla spiaggia di Kuta

Tramonto sulla spiaggia di Kuta

Partiamo abbastanza presto, consci di dover coprire una distanza considerevole con un mezzo non proprio affidabile; il primo risultato però è sconcertante: giriamo per circa un’ora nell’area di Kuta senza essere capaci di uscirne a causa delle indicazioni stradali inesistenti e delle risposte poco chiare dei locali. Demoralizzati, torniamo verso l’hotel e cerchiamo di capire cosa fare: ripartiremo solo un’ora dopo, con nuove mappe più dettagliate di quelle che vengono distribuite ai turisti, recuperate a fatica Dopo circa mezz’ora di viaggio imbocchiamo una strada secondaria e poco dopo ci rendiamo conto dell’errore: ci fermiamo quindi a bordo strada per decidere il da farsi, e alla prima occasione torniamo indietro.

Avventura in motorino

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Veniamo quasi subito accostati da un poliziotto che ci chiede di seguirlo nel suo ufficio; non ne rimaniamo troppo stupiti dato che ci avevano avvisati di una certa pratica messa a punto dalle forze dell’ordine, che consiste nel fermare i turisti con qualsiasi scusa e propinare loro delle multe accampando mille dubbie ragioni. Arrivati in ufficio, l’ufficiale ci offre delle ciambelle, che rifiutiamo cortesemente; si informerà poi sulla nostra nazionalità e sulla situazione politico-economica del nostro Paese, per poi chiederci di mostrare la patente internazionale. Ci chiede di mostrargli i caschi, che tra l’altro pochi locali indossano. Vista l’impossibilità di attaccarci su quei fronti, comincia a vagheggiare su una multa che intenderebbe darci per averci visto passare due volte sulla stessa strada, o meglio davanti al suo “ufficio”; non solo, arriva a dirci che se anche ci si rende conto di avere sbagliato strada è vietato tornare indietro; sarebbe corretto fare inversione di marcia alla prima possibilità, aspettando di raggiungere la strada principale che porta verso tutte le direzioni. Cominciamo a scaldarci e a chiedere ulteriori spiegazioni, dicendo che non avremmo pagato nessuna multa; resosi forse conto di essersi spinto troppo oltre, ci dice che avrebbe praticato uno sconto; e di ritenerci fortunati. A quel punto chiediamo di parlare con un superiore, lui ce lo nega e ci dice che possiamo andarcene senza pagare niente; sarà addirittura lui stesso a darci le indicazioni per raggiungere il Kintamani!

Piccoli (e svegli!) Balinesi

bali Giorno di festa

Giorno di festa

Ci arriveremo in un paio d’ore, dopo avere attraversato colline e campi, un panorama incredibilmente bello, molto diverso da quello più turistico della costa. La visita sarà breve: un violentissimo acquazzone ci costringerà prima a trovare riparo, per poi consigliarci di ripartire per non passare la notte su una strada allagata. Il ritorno sarà abbastanza difficile e inquietante, con visibilità nulla a causa di nebbia e pioggia, traffico intasato, tuoni e fulmini come sfondo a un cielo color piombo. Il giorno successivo veniamo svegliati da suoni festosi; scesi in strada ci imbattiamo in una processione con tanto di banda musicale e uomini e donne vestiti nei loro abiti tipici, quasi tutti di colore bianco. Non sappiamo di cosa si tratti, ma ne rimaniamo affascinati e grati osservatori; ci tornano alla mente le parole di una canzone famosa sui passi dei balinesi nei giorni di festa. Nel pomeriggio decidiamo di dedicarci finalmente all’acquisto di qualche ricordo e ci dirigiamo un po’ fuori dall’affollata Kuta. Parcheggiamo il motorino davanti alla bottega in cui entreremo, ma per un’imperdonabile disattenzione da parte nostra dimentichiamo il nostro I-phone nel vano portaoggetti; due bambini, uno di tre e l’altro di quattro anni, ci seguono e fanno di tutto per venderci dei braccialettini che però rifiutiamo. Ci gireranno attorno per una decina di minuti, per poi scomparire nel nulla. Solo poco dopo, tornati al motorino, ci accorgeremo della mancanza del telefono, sul quale erano anche memorizzate tutte le mappe per tornare all’hotel.

Scomparsa e recupero dell’I-phone

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Disperati, chiediamo aiuto ai negozianti, che ci caricano sul loro motorino per fare il giro della zona. Per due volte torniamo indietro senza nulla tra le mani, finché uno di loro riceve una chiamata e ci dice “Siete stati fortunati”. Dopo un ulteriore viaggio in motorino, recuperato il telefono, ci viene spiegato che un negoziante era riuscito a fermare i bambini incuriosito dal telefono che avevano in mano. La notizia avrebbe fatto un giro talmente rapido da arrivare in poco più di un’ora a un amico del bottegaio che ci stava aiutando, il quale dalla moschea in cui si trovava ci avrebbe dato indicazioni su come trovarlo. Incredibilmente, mezz’ora dopo la telefonata avevamo di nuovo il nostro telefono. Abbiamo salutato pieni di gratitudine coloro che avevano fatto di tutto per aiutarci, regalandoci anche bottigliette di acqua per rinfrescarci nell’attesa.

Deluso commiato

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Questo sarebbe stato il nostro ultimo giorno di permanenza sull’isola; poche ore dopo, di nuovo in aeroporto, pensavamo che una volta tornati a casa da Bali ci sarebbe mancato solo il clima. E mentre ci dirigevamo al check-in, un balinese si sarebbe avvicinato per chiederci della nostra esperienza sulla sua isola. Dopo un nostro breve racconto ci dirà con un sorriso rammaricato “Io vivo da dieci anni a Honk Kong; vengo qui solo per vedere la mia famiglia. A Bali non funziona niente, la corruzione ci sta rovinando”.

(Seconda parte. Fine)

 

 

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