Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
Memorial Park foto di A. EWen

Memorial Park foto di A. EWen

Il Museo del Muro di Berlino

Era lungo 155 chilometri e alto più di quattro metri. Con il materiale usato per erigerlo e fortificarlo, si sarebbe potuto costruire un’intera città. E con il filo spinato, circondare il mondo intero

Il museo del Muro

Il museo del Muro

Per 28 anni il Muro di Berlino è stato una barriera artificiale assurda, che ha diviso una nazione tenendo separate due parti di uno stesso popolo. Ora, a 14 anni dalla sua caduta, del muro rimane ben poco: è stato eliminato, nel rispetto di quell’abitudine che vede Berlino realizzarsi nella sua continua trasformazione, senza risparmiare le tracce del suo passato. Il muro, per esempio, è stato fatto a pezzi e venduto ai turisti a caro prezzo. Per poi accorgersi appena in tempo che i turisti, il Muro di Berlino, vogliono vederlo per davvero. E allora via, alla ricerca dei pochi pezzi interi rimasti. Già, perché i reperti migliori sono andati ai musei di mezzo mondo (il Centro Culturale di Belém a Lisbona, per esempio, ne ha uno). Nella fretta di sbarazzarsene comunque, si sono dimenticati di alcuni pezzi che sopravvivono nei pressi della Potsdammer Platz, di altri 1300 metri lungo le rive della Sprea che costituiscono la East Side Gallery, e di poche altre porzioni superstiti sparse per la città. Per il resto i turisti devono accontentarsi di passeggiare sopra un muro virtuale, messo in evidenza da una lunga striscia rossa che ne ricalca il percorso. Di simili esempi ne esistono diversi: anche il Checkpoint Charlie, il leggendario passaggio del muro, stava per fare la stessa fine; si è salvato solo perché si è deciso di spostarlo. Per fortuna, al muro hanno dedicato anche la Haus am Checkpoint Charlie, una raccolta piccola ma molto interessante, che ospita un’esposizione permanente, intitolata: “Il Muro – dal 13 agosto 1961 ai giorni nostri”. E’ una mostra che ripercorre le fasi e gli episodi salienti che si sono consumati intorno al muro durante gli anni della divisione, ed è indicata per gli appassionati della nostra storia recente e per tutti coloro che non vogliono semplicemente dimenticare. In ogni caso, il muro era un fantasma più scomodo di altri, un simbolo fra i più odiati. Questa forse è la ragione della tanta fretta di abbatterlo: il desiderio di rimuoverlo senza risparmiarne traccia dev’essere stato troppo grande.

Un muro di dolore e di morte

I dati ufficiali raccontano che, nel corso dei quasi 28 anni trascorsi da quel “13 agosto”, in vari tentativi di fuga furono uccise 15 guardie di frontiera e 260 persone, ma il numero reale delle vittime sembra essere di gran lunga superiore. Durante gli anni della sua esistenza tutti, almeno una volta, hanno pensato di scavalcarlo quel dannato muro, per cercare di fuggire all’ovest; in molti ci hanno provato, ma solo pochi ci sono riusciti. La presenza costante di quell’ostacolo doveva agire come una sorta di stimolo a cercare la sfida, a cercare di essere più furbi delle guardie di frontiera, che con il passare del tempo si facevano a loro volta sempre più smaliziate e difficili da ingannare. Ma, come è noto, la necessità aguzza l’ingegno anche nel concepire le soluzioni più improbabili e alcune di queste ebbero un insperato successo. Come quella di un fuggitivo che con il motorino di una bicicletta costruì un mini-sommergibile con il quale giunse fino in Danimarca attraversando 25 chilometri di Mar Baltico. L’ingegnoso fuggiasco ottenne in seguito anche fama e denaro, poiché una ditta dell’allora Repubblica Federale acquistò il brevetto della sua invenzione per sviluppare un modello da produrre in serie. Alcuni poi scelsero la fuga aerea, chi con una mongolfiera, chi con altri velivoli realizzati con mezzi di fortuna.

L'autovettura L'Isetta

L’autovettura L’Isetta

Come quello esposto alla Haus am Checkpoint Charlie, azionato dal motore di una Trabant. In diverse altre occasioni la fuga riuscì attraverso un tunnel: si giunse a scavarne uno lungo 145 metri a una profondità di 12 metri nel sottosuolo. L’accesso si trovava in un bagno all’aperto in un cortile e l’uscita era nella cantina di una panetteria della parte occidentale. A questo lavoro parteciparono 36 giovani, quasi tutti studenti, e una giovane donna di 23 anni, tutti accomunati dal miraggio di poter fuggire insieme ai propri cari. Dopo sei mesi di duro lavoro riuscirono a scappare in 57. Altri ancora fecero fuggire diverse persone cercando di nasconderle in una vettura. Funzionò diciotto volte nei primi anni del muro, poi le guardie di frontiera iniziarono a perquisire tutte le macchine con bacchette dotate di specchi e il gioco finì. Da questi controlli era esclusa soltanto l’Isetta, la più piccola vettura esistente, poiché si riteneva impossibile nascondervi una persona. Il tentativo riuscì nove volte, alla decima la piccola macchina non ce la fece più a ripartire e fu la fine. Anche l’Isetta è ora esposta al Museo del Muro.

Il ricordo di un protagonista: il Prof. Josef Leitinger

Berlino separata dal muro, in una immagine di repertorio

Berlino separata dal muro, in una immagine di repertorio

Quando quel fatidico 9 novembre del 1989 nel Muro della divisione innalzato nel 1961 venne aperto un varco, Josef Leitinger, austriaco e professore universitario di geografia urbana si trovava proprio a Berlino. Durante la nostra visita nella capitale tedesca lo abbiamo incontrato e il grande studioso ed esperto del muro, sollecitato dalle nostre domande ci ha parlato della sua esperienza da cui sono emerse osservazioni molto interessanti.
“Quando ci si abitua troppo alle cose che ci circondano, si cessa di guardarle con attenzione. I berlinesi hanno convissuto con il muro per quasi trent’anni, ma solo dopo che questo è stato abbattuto in molti si sono accorti che al di là del primo muro ve n’era un altro e che tra questi due muri esisteva uno spazio, un terreno utilizzato solo come terra di nessuno, come separazione tra est e ovest. La cosa singolare è che questo spazio aveva dimensioni variabili: da 8 a 250 metri di distanza tra i due muri, per un totale di circa 25 kmq, l’equivalente cioè di un quartiere abbastanza grande. La vera particolarità del Muro di Berlino è proprio questa” dice il professore.

Immagine del muro

Immagine del muro

“Esistono altre città come Beirut, Mostar, Nicosia che sono state o sono tuttora divise da muri o da zone di divisione per separare gruppi in lotta o persone di diverse religioni e nazionalità, ma una situazione come quella di Berlino, con due muri distanti l’uno dall’altro e una “zona della morte” tra i due, è cosa senza precedenti, a maggior ragione se si considera che quest’area è divenuta disponibile in seguito alla caduta del muro”.
In un primo tempo, nessuno si interrogava su come recuperare questo spazio urbanistico, non c’erano regolamenti legislativi chiari sulla materia. Nei primi tempi di permanenza a Berlino quindi, il professor Leitinger, visitando i vari distretti della città, si rese conto che non esisteva un progetto comune per l’utilizzo dello spazio; una pianta esatta dell’area tra i due muri o un rilievo preciso, i militari non l’avevano mai compiuto. Ogni quartiere era semplicemente a conoscenza della porzione di sua competenza, senza curarsi di ciò che avveniva nei quartieri circostanti e senza quindi un piano concertato. Il muro fu costruito sul confine che delimitava la zona di competenza sovietica della città di Berlino, quindi, dove necessario, si dovettero abbattere edifici già esistenti per erigerlo, espropriando il terreno ai legittimi proprietari che in cambio ricevevano un indennizzo in denaro, chiaramente simbolico e ben lontano dai prezzi di mercato. Il territorio del muro diventava così proprietà dello stato, o del popolo, come si diceva all’Est.

Il recupero della “terra di nessuno”

Ma ora che la nuova capitale tedesca è terminata è legittimo chiedersi come sia stata condotta l’asta per la vendita o assegnazione alle grandi compagnie come la Sony o la Mercedes delle nuove aree di recupero. A questo proposito il professor Leitinger racconta che la prima legge che è stata tenuta in conto per la cessione dei terreni è la “legge sulla restituzione della proprietà ebraica”.
Nel caso in cui ci fosse stata chiarezza sulla legittimità della proprietà, si procedeva immediatamente alla restituzione delle aree alle famiglie che la detenevano antecedentemente le cessioni forzate. Questo è proprio il caso che si è verificato in Potsdammer Platz, laddove, quando ancora tutta la piazza era un immenso cantiere, spuntava un grande edificio completamente terminato: si trattava di una proprietà ebraica accertata e quindi restituita a chi la possedeva prima della creazione del muro. Chiaramente questo è stato un caso limite e isolato; infatti sulla totalità dei 25 chilometri le aree accertate e restituite sono state una percentuale pressoché insignificante. La gran parte dei nuovi terreni a disposizione è ricaduta quindi sotto la proprietà del governo federale che, in assenza di domande di restituzione, li ha venduti al massimo prezzo di mercato. “Il muro è stato abbattuto con tanto e tale entusiasmo che è ormai difficile individuarne dei pezzi per la città. Si è stati addirittura costretti a recuperarne dei tratti affinché rimanessero come testimonianza storica. E’ singolare come il Muro di Berlino non abbia goduto della stessa comprensione e della tolleranza di cui hanno invece beneficiato altre nefandezze umane. Auschwitz, per esempio, o gli altri campi di concentramento meno noti che in tutto il mondo sono stati strumento di sofferenza, distruzione di massa e genocidio, hanno goduto della pietà della storia e sono stati conservati a imperitura testimonianza degli sbagli dell’uomo.  Il Muro di Berlino, se non minuscole porzioni, non ha subito la stessa sorte”.

Ciò che resta del Muro: dove e quando visitarlo

Haus am Checkpoint Charlie –  Esposizioni permanenti: “Il Muro – dal 13 agosto 1961 ai giorni nostri”, “Gli artisti interpretano il Muro”, “Da Gandhi a Walesa: la lotta non violenta per i diritti umani”. www.mauermuseum.de

East Side Gallery – E’ una porzione di Muro lunga 1300 metri che costeggia le rive della
Sprea, è dipinta con graffiti di numerosi artisti, alcuni molto famosi. Dall’inizio del 1992 è stata dichiarata monumento storico nazionale.

Berlin Wall Memorial
Si trova nel distretto di Mitte, tra Bernauer Strasse e Invalidenstrasse. Venne eretto nel 37° anniversario della costruzione del muro, su progetto del famoso studio di architettura di Stoccarda
Kohlhoff and Kohlhoff, in memoria delle vittime della tirannia comunista. Dalle fessure nel muro è possibile vedere la “zona della morte” che rievoca l’oppressiva atmosfera della Guerra Fredda.
L’accesso è consentito tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00, con entrata da Ackerstrasse. Nessuna tassa d’ingresso.

Niederkirchnerstrasse at the Martin Gropius Building – Si trova nei pressi di quello che era il Parlamento Prussiano, tra i distretti di Mitte e Kreuzberg. Si può osservare una sezione di Muro
lunga 160 metri, proprio nel luogo dove si verificò una delle fughe più sensazionali della storia della sua storia. 

Museum of Forbidden Arts
Schlesische Strasse, Tel. 0049-30-2292877, nel distretto di Treptow. Aperto da mercoledì a domenica, festività incluse. Entrata libera. Qui si trova l’ultimo punto di controllo e avvistamento, preservato come in origine. Nelle due torri sono ospitate una mostra fotografica permanente con foto del periodo in cui la città era divisa, e una mostra sull’equipaggiamento delle guardie di frontiera. 

Informazioni turistiche

Berlin Tourismus Marketing, Am Karlsbad 11, D-10785 Berlin; Tel. 030-2647480, Fax 030-26474899; indirizzo Internet: http://www.berlin.de

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