Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
Genova foto da Settemuse

Genova foto da Settemuse

un Porto per l’Europa Genova 2004

Alla scoperta dei simboli di Genova: il Porto, la Lanterna, le nuove strutture per il tempo libero e l'educazione dei giovani. Un progetto grandioso, degno della Capitale culturale del 2004

porto Panorama da Righi

Panorama da Righi

Il porto di Genova è in piena rimonta, cresce, si espande e punta a diventare la porta sud dell’Europa. La crisi è alle spalle. Nel 2003 il moderno scalo marittimo è stato il primo porto d’Italia come traffico complessivo e uno dei primi del Mediterraneo come traffico passeggeri. Per il 2010 si prevede il raddoppio della quantità di container che riceve il capoluogo ligure, il quale intende consolidare il suo tradizionale ruolo di nodo di scambi tra il Mediterraneo, il Nord Italia e il resto d’Europa. Già, Genova città marinara. La ripresa non poteva che partire dal fronte portuale, da sempre settore trainante dell’economia urbana. Dal Porto Antico Genova ha iniziato a ridefinire la propria immagine con la riqualificazione dell’area per opera di Renzo Piano che ha restituito il mare alla città. Nel quartiere che ospitò l’esposizione colombiana nel ’92, oggi si è organizzato anche un polo destinato all’infanzia, con l’Acquario in prima linea ma anche altre strutture finalizzate alla didattica e all’intrattenimento per le scuole e le famiglie. Dal simbolo dell’identità urbana per eccellenza, la Lanterna, sullo scoglio che resta del promontorio di San Benigno all’estremità occidentale dell’arco portuale, parte un nuovo sforzo: il museo, che sarà inaugurato entro giugno 2004, dedicato a Genova e ai suoi abitanti, con il preciso scopo di fornire le chiavi (di lettura) della città ai forestieri.

Dalla crisi alla ripresa

porto Operazioni di sbarco e imbarco al molo vecchio negli anni '70

Operazioni di sbarco e imbarco al molo vecchio negli anni ’70

“Genova sta diventando la porta sud dell’Europa” spiega Danilo Cabona, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione dell’Autorità Portuale di Genova. “Alcune cifre del 2003 sono eloquenti: il porto di Genova è stato il primo porto d’Italia come traffico complessivo con 53-54 milioni di tonnellate; è stato il primo porto del Mediterraneo come porto finale nel traffico dei contenitori, con un milione e seicentomila container (nel ’94 erano solo trecentomila); è stato uno dei primi porti del Mediterraneo nel traffico passeggeri: quasi quattro milioni di persone”. Ma facciamo un passo indietro. La crisi del porto di Genova è stata lunga e dura. “L’arrivo dei primi container nel ‘72-73 rivoluzionò il traffico marittimo” spiega Cabona, “Gran parte dei portuali, che prima muovevano le merci a mano o con l’ausilio di mezzi meccanici, con l’introduzione dei contenitori rimase senza lavoro. Alla fine degli anni Ottanta la crisi raggiunse l’apice: seimila le persone in esubero. Nell’89 il porto venne paralizzato per tre mesi dagli scioperi mentre i traffici si spostavano altrove. Prima di allora il Presidente Roberto D’Alessandro aveva capito che bisognava imboccare la strada della privatizzazione per fare ripartire il porto e aveva predisposto la nascita di una serie di società che avrebbero gestito i settori specializzati. L’idea però si scontrò con la chiusura della Compagnia Portuale.

porto Voltri, il Terminal Europa

Voltri, il Terminal Europa

“Solo nel 1990 la situazione si sbloccò” spiega Cabona, “quando una società di Brescia, che aveva materiale che non riusciva a ricevere a causa degli scioperi, fece ricorso all’Unione Europea contro il monopolio della Compagnia Unica e del Consorzio, vincendo la causa. Il governo italiano fu allora costretto a realizzare una riforma del codice di navigazione che sanciva il monopolio: la legge n°84 del ‘94 riformò l’ordinamento dei porti italiani, privatizzandoli e lasciando all’autorità portuale solo compiti di regia e di promozione. Si rese così possibile una serie di prepensionamenti per i lavoratori del porto di Genova in esubero: a quel punto lo scalo marittimo poteva contare su tariffe competitive. Il Consorzio avviò in seguito la privatizzazione riprendendo il progetto D’Alessandro: vennero costituite diciotto società (“terminaliste”), ognuna delle quali doveva gestire un terminal. Da quel momento ebbe inizio la ripresa e l’escalation d’aumento del traffico. Poco per volta anche i posti di lavoro ricominciarono a crescere: nel 2003 nel porto hanno lavorato novemila persone e nell’indotto ben quarantacinquemila, senza contare i tremilacinquecento impiegati nei cantieri navali addetti alle riparazioni nel Bacino delle Grazie.”

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