Giovedì 22 Febbraio 2024 - Anno XXII

Las Vegas, I Love You

Capitale del gioco d’azzardo e dei matrimoni veloci, la città del Nevada, sorta per scommessa nel bel mezzo di un deserto, è anche la capitale dell’inverosimile. L’esperienza personale di chi ha scritto questo articolo lo testimonia

Due sposi ad un
Due sposi ad un “Wedding Window”

Ora ci si può sposare perfino stando seduti in auto: proprio come avviene nell’intero territorio degli Stati Uniti per ritirare i soldi al bancomat o per comprare hamburger e milk-shake in uno dei moltissimi Mc Donald.
Sembra incredibile, ma il già consumistico matrimonio lampo di Las Vegas è stato ulteriormente velocizzato. Tanto da far diventare tradizionale e romantico quelli come il mio, dei tardi anni Ottanta. Ma il fast-marriage (matrimonio veloce) non è la cosa più curiosa o particolare che offre questa città al limite del surreale: è una delle tante che fanno della capitale del Nevada il luogo deputato del “kitsch” senza storia.

La città di Bugsy

Benjamin Siegel
Benjamin Siegel

Anche se una sua storia Las Vegas ce l’ha, né eroica né esemplare, ma sufficiente a spiegarne l’improbabile collocazione in un deserto gelido in inverno e torrido in estate, dove qualsiasi forma di vita ha difficoltà ad attecchire e niente può convincere la gente a restare. Il nome spagnolo che significa “i prati, i campi” la dice lunga.
Gli fu dato da un esploratore che, scoperta qui una sorgente d’acqua, ne fece una stazione di rifornimento per i treni che da Salt Lake City andavano a Los Angeles. Questo succedeva nel 1850, ma ci vollero più di ottant’anni e la mente imprenditoriale di Benjamin Siegel, per dare vita a una città.
Gangster e nemmeno dei più noti, Bugsy, così era chiamato dagli amici ammesso che ne avesse, sfruttò i terreni a buon mercato e la lontananza dalla civiltà e dai controlli, per creare case da gioco e casinò. Un piccolo borgo del peccato al servizio del dio dollaro che Benjamin, in un impeto di romanticismo, dedicò alla sua fidanzata, dando così inizio, forse inconsapevolmente, accanto al filone del gioco d’azzardo, anche a quello amoroso e matrimoniale. Meno redditizio, ma ugualmente fonte di lauti guadagni.

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Effetti speciali a tutti i costi

Canal Grande al Venetian Hotel
Canal Grande al Venetian Hotel

Per chiunque arrivi a Las Vegas lo shock è di rigore. Perfino per chi ci ritorna dopo qualche tempo. La città cambia in modo incredibile, febbrile, ansiogeno.
In un anno viene costruito un hotel di trenta piani con una hall dove potrebbero parcheggiare nove Boeing-747, come il Luxor, o il Venetian, ricostruzione della città lagunare con campanile di San Marco e Canal Grande zeppo di gondole e gondolieri; oppure come il Paris, con una Tour Eiffel quasi “life size”.
Così come in poco meno di quindici secondi viene fatto saltare in aria un grattacielo costruito qualche anno prima. Così è stato per il Landmark Hotel: una scena spettacolare ripresa dal regista Tim Burton per il colossal “Mars Attack”, uscito nel 1996. Degli alberghi degli anni Ottanta non restano tracce sullo Strip, che percorre l’intera città, un’autostrada che diventa di colpo via di traffico metropolitano.
L’unico che resiste, ed è anche tornato nella rosa degli eletti, è il Caesar’s Palace. Come una diva matura dal fascino carismatico e i ripetuti lifting, il mitico hotel dove si tenevano i più importanti incontri di boxe negli anni Settanta e Ottanta, continua a imbambolare folle di turisti e giocatori con i suoi insulsi colonnati dorico-corinzi, i suoi pacchiani arredi da antica Roma, le sue goffe cameriere vestite con improbabili gonnelline da Diana cacciatrice.
Anche qui, come negli altri hotel, gli spettacoli di suoni e luci si susseguono a ripetizione, sempre più grandiosi, costosi, con conseguenti minori capacità di raccontare ed emozionare e ricercate maggiori finalità di stupire e raggiungere un primato da Guinness. A idearli sono guru degli effetti speciali della cinematografia, come Douglas Trumbull di “Incontri ravvicinati” e “Ritorno al futuro” o maghi dell’illuminazione come David Hersey, direttore luci dei musical “Evita” e “Cats”.

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