Martedì 4 Ottobre 2022 - Anno XX
L’inarrestabile evoluzione del Turismo Fai-Da-Te

L’inarrestabile evoluzione del Turismo Fai-Da-Te

La tragedia nel sud est asiatico si è rivelata un evento che sarà ricordato nella storia dell’Uomo. Basti pensare allo spostamento dell’asse terrestre, al record audience televisiva urbi et orbi incrementata dal periodo festivo e alla prima volta di una Onu concorde e compatta nel decidere qualcosa (i soccorsi). Si […]

La
tragedia nel sud est asiatico si è rivelata un evento che sarà
ricordato nella storia dell’Uomo. Basti pensare allo spostamento
dell’asse terrestre, al record audience televisiva urbi et orbi
incrementata dal periodo festivo e alla prima volta di una Onu concorde
e compatta nel decidere qualcosa (i soccorsi). Si spera solo che tanta
unità di intenti eviti problemi negli aiuti e nella ricostruzione
(considerata l’estesa burocrazia e soprattutto l’alto livello di
corruzione nei Paesi disastrati non c’è da chiedersi quanto denaro andrà speso, ma se e come sarà speso).

Per
quanto concerne aspetti più vili e meno drammatici, circoscritti al
nostro orticello, il cataclisma nell’Oceano Indiano ha evidenziato
alcuni interessanti aspetti del Turismo e del costume nostrano. Si
parla del Turismo-Fai-Da-Te.

Panta rei,
tutto scorre, si evolve, cambiano, sono cambiati, anche i modi di
viaggiare e i viaggiatori. Ovvio. Ma in certe parti del mondo e in
certe dimensioni (è il caso dello Sri Lanka e del sud Thailandia)
l’evoluzione si è rivelata così varia e massiccia da sorprendere il qui
scrivente – vecchio nonché modesto – paraesperto di Turismo, con tanto
di conseguenti dubbi sulle sue certezze professionali. Se ciò
costituisce una colpa, giudichi il lettore, che in questo giudizio turistico
vorrà concedere all’imputato almeno un’importante attenuante (oltre a
quelle generiche quantizzabili in 3 giri del mondo e nella conoscenza
di 129 Paesi, giusta la classifica di una buontempona accomandita di
Grandi Viaggiatori).

Una volta c’era il Telex…

Taj Mahal
Taj Mahal

L’attenuante? Presto detto. L’imperfetta conoscenza dei nuovi modi di
viaggiare non è dovuta a una sua cocciuta ostilità nei confronti del Nuovo che avanza, della tecnologia informatrice. No. La mancata cultura del paraesperto relativa a chi, quanti e come andavano nell’Oceano Indiano è un fatto di testa, è dovuta all’età, al fatto che il suo esordio nel mundillo
dei viaggi risale al Mesozoico del Turismo, quando il telex altro non
era che un rarissimo marchingegno comunicatore (esibito in non più di 2
o 3 tour operator meneghini).
A quei tempi viaggiavano in pochi, nei soliti posti: l’Egitto negli storici alberghi dei gialli di Agatha Christie; il Kenya con highlight il mitico Treetops dove “si dormiva sui rami” e c’era stata pure la regina Elisabetta; il circuito classico dell’India con gli ohhh davanti al Taj Mahal; il Siam pardòn la Thailandia con Bangkok ormai destinata a essere più mèta per il body massage che per lo shopping di seta; gli Stati Uniti con il dream di fare la coast to coast salvo poi a scoprirsi che trattavasi che di una gran rottura di palle con migliaia di miles tra mucche e granoturco).
E a quei tempi si poteva viaggiare solo se si accettavano i rigidi diktat imposti dall’agenzia di viaggi, percorrendo un iter ben definito: itinerario, preventivo, riservazioni, pagamento, emissione vouchers e biglietti aerei, partenza (chi viaggiava in “prima” aveva pure la borsa della compagnia aerea, un agognato status symbol inflazionatosi e quindi svilitosi a fine anni ’70).

…ma poi è arrivato il Computer

Ma ecco il computer (tutti a smanettare, ormai più navigatori di Colombo), ecco la deregulation reaganeana,
ecco le compagnie aeree in crisi e pertanto obbligate a fottere i
facenti viaggiare con direct sales e tariffe ridicole, ecco gli
alberghi fregare le agenzie viaggi vendendo direttamente a video, e
infine ecco le agenzie ad appassire perché professionalmente poco
preparate (ormai ne sanno di più i clienti) nonché male rappresentate e
poco considerate perché nulla contano politicamente ed economicamente.
Qui
giunti, angosciato davanti al video, il modesto paraesperto di Turismo
scopre con sorpresa che già da quel tempo (Maldive a parte, 99,9 %
charterizzate dai tour operator) migliaia e migliaia di suoi paìs (altissima la percentuale del Lombardo-Veneto) prendevano, decidevano, navigavano
nell’etere (quando fino a pochi anni prima non sarebbero stati capaci
di venire in treno a Milano), prenotavano alberghi e aerei smanettando
sul computer, dopodichè – vai facile – partivano per posti un tempo
miticamente salgariani, oggi invece citati e commentati nei
bar della bergamasca ben più dell’Aprica o di Ponte di Legno.
Parrucchieri della bassa bresciana che sanno di instradamenti su improbabili aeroporti a casa di dio, lattonieri della Val Brembana che prenotano e occupano resorts e board houses di sconosciuti villaggi cingalesi come se fossero pensioni di San Pellegrino.
Tutto ciò è stato evidenziato dal cataclisma dell’Oceana Indiano: un fenomeno turistico, una migrazione self made
che ha davvero sorpreso il qui scrivente, modesto esperto di Turismo.
Nonché vecchio. E lo si vorrà colpevolizzare più di tanto se partendo
dal telex ha avuto qualche momento di distrazione e di svagatezza mentre il Turismo-Fai-Da-Te stava divenendo un movimento di popolo?Ma ecco il computer (tutti a smanettare, ormai più navigatori di Colombo), ecco la deregulation reaganeana,
ecco le compagnie aeree in crisi e pertanto obbligate a fottere i
facenti viaggiare con direct sales e tariffe ridicole, ecco gli
alberghi fregare le agenzie viaggi vendendo direttamente a video, e
infine ecco le agenzie ad appassire perché professionalmente poco
preparate (ormai ne sanno di più i clienti) nonché male rappresentate e
poco considerate perché nulla contano politicamente ed economicamente.
Qui
giunti, angosciato davanti al video, il modesto paraesperto di Turismo
scopre con sorpresa che già da quel tempo (Maldive a parte, 99,9 %
charterizzate dai tour operator) migliaia e migliaia di suoi paìs (altissima la percentuale del Lombardo-Veneto) prendevano, decidevano, navigavano
nell’etere (quando fino a pochi anni prima non sarebbero stati capaci
di venire in treno a Milano), prenotavano alberghi e aerei smanettando
sul computer, dopodichè – vai facile – partivano per posti un tempo
miticamente salgariani, oggi invece citati e commentati nei
bar della bergamasca ben più dell’Aprica o di Ponte di Legno.
Parrucchieri della bassa bresciana che sanno di instradamenti su improbabili aeroporti a casa di dio, lattonieri della Val Brembana che prenotano e occupano resorts e board houses di sconosciuti villaggi cingalesi come se fossero pensioni di San Pellegrino.
Tutto ciò è stato evidenziato dal cataclisma dell’Oceana Indiano: un fenomeno turistico, una migrazione self made
che ha davvero sorpreso il qui scrivente, modesto esperto di Turismo.
Nonché vecchio. E lo si vorrà colpevolizzare più di tanto se partendo
dal telex ha avuto qualche momento di distrazione e di svagatezza mentre il Turismo-Fai-Da-Te stava divenendo un movimento di popolo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA