Mercoledì 21 Aprile 2021 - Anno XIX
La Marcia di Radetzky

La Marcia di Radetzky


<span style=
La Marcia di Radetzky
di Joseph Roth,
Adelphi SuperPocket ” width=”133″ height=”220″>

La Marcia di Radetzky

di Joseph Roth,
Adelphi SuperPocket

Magnifica descrizione e patetica elegìa funebre della Mitteleuropa, per gli storici gli ultimi
fasti dell’Austria Felix, per i politici l’Impero Austro–Ungarico dissolto
dalla Prima Guerra mondiale. Per i romantici un modo di vivere, per la cultura
irripetibile espressione artistica, musicale, letteraria.
Mitteleuropa
alias
gli epigoni di 800 anni di gloria degli Absburgo, un casato di origine
alsaziana che in seguito alle lotte per il Sacro Romano Impero Germanico
divenne padrona dell’Austria, giunse a dominare l’Europa e inventò una gioconda
politica espansionistica mediante annessioni non ottenute dalle guerre bensì
dai matrimoni.
Ne La Marcia di Radetsky è raccontata la saga di una
famiglia, una storia coinvolgente tre generazioni in uno spazio temporale che
va dalla Battaglia di Solferino (1859) alla prima Guerra Mondiale. 
Un giovane sottotenente di fanteria di umili origini
contadine (Sipolje, un piccolo centro della Slovenia) salva la vita di Sua
Maestà Imperiale Francesco Giuseppe e viene ricompensato con una promozione sul
campo e un titolo nobiliare, divenendo Joseph Trotta von Sipolje.
Suo nipote, Carl Joseph, barone von Trotta, sarà uno dei
primi caduti della Grande Guerra (1914-1918). Incorniciato tra le vicende di
nonno e nipote (e – meno drammatiche – del rispettivo figlio e padre, Franz,
rigoroso capitano distrettuale di un’anonima località della provincia
austroungarica) Joseph Roth dipinge in un grandioso affresco storico l’agonia
di uno Stato sovranazionale che per secoli aveva mantenuto gli equilibri e la
pace nel cuore dell’Europa.
Minato dal “canchero” del nazionalismo, esportato da quel
casinista che fu Napoleone, l’antico Impero Asburgico sparirà con il suo vecchio
imperatore non senza, però, regalare alla Storia e alla cultura l’eleganza del Biedermeier, le musiche di Strauss,
l’arte di Klimt e della Secessione, la perfetta ed efficiente amministrazione
statale, la nascente scienza di Freud.
Ai miei amati popoli…!,
si rivolgeva benignamente Francesco Giuseppe: e i popoli (una dozzina o più,
oltretutto praticanti tre religioni) convivevano pacificamente, fin quando
scoppiò la Grande Guerra,
dopodiché si impataccarono improbabili Stati fino alle recenti, edificanti
pulizie etniche.
Per chi ama viaggiare in posti e luoghi descritti nelle
vicende umane o nella fiction storica,
La Marcia
di Radetsky
è generosa di ispirazioni.
Le frequenti visite dei tre Von Trotta nella Dolce Vienna sono raccontate con
abbondanza di citazioni di luoghi e locali della romantica capitale austriaca.
Ancor più dettagliata e completa è la descrizione di quell’angolo di mondo
chiamato Galizia (indicabile sommariamente tra Cracovia e Kiev – al centro
Leopoli o Lemberg o Lvov – a quel tempo terra di confine con l’impero russo).
Roth vi nacque (Brody, 1894, morì a 45 anni a Parigi) all’interno di una
comunità ebraico-chassidica, imbevendosi di quella cultura yiddish che le vicende storiche obbligarono a emigrare a New York.
La caserma e la vita di guarnigione sostenuta dal sottotenente Carl Joseph
Trotta Von Sipolje fa insistentemente ricordare Il Deserto dei Tartari.
La Galizia

è tornata recentemente agli onori della cronaca per le vicende politiche
dell’Ucraina: ne costituisce infatti la parte occidentale, quella pro-Europa.

gp.bo
© RIPRODUZIONE RISERVATA