Lunedì 26 Ottobre 2020 - Anno XVIII
Olevano Lomellina foto Sergio D’Afflitto.

Olevano Lomellina foto Sergio D’Afflitto.

Lomellina, coltura del riso e cultura dei musei

Costellata di cittadine ricche di storia e tradizioni popolari, la grande pianura compresa tra i fiumi Ticino, Po e Sesia, offre ai visitatori ariosi orizzonti e grandi silenzi

Lomellina Risaie ©2019 Ecomuseo del Paesaggio Lomellino

Risaie ©2019 Ecomuseo del Paesaggio Lomellino

Costellata di cittadine ricche di storia e tradizioni popolari, la grande pianura compresa tra i fiumi Ticino, Po e Sesia, offre ai visitatori ariosi orizzonti e grandi silenzi. Nulla però del tranquillo paesaggio della Lomellina è naturale. Qui tutto è stato costruito, trasformato e organizzato dall’uomo, con infinita e secolare pazienza.
Questa terra pavese di risorgive è stata per secoli un’impraticabile palude che le comunità dei monaci nel medioevo, la colonizzazione feudale nel Duecento e le grandi riforme agronomiche introdotte dagli Sforza – che sperimentarono e introdussero la coltivazione del riso – hanno gradatamente trasformato in un mosaico di ricchissimi campi. Risaie a parte, oggi in Lomellina ci si può recare anche alla scoperta di splendidi castelli, cascine a corte chiusa, tipici insediamenti agricoli della pianura padana, interessanti musei.

Tradizione contadina nel Museo di Olevano

Olevano foto Alessandro Vecchi

Olevano foto Alessandro Vecchi

Olevano è un caratteristico paese vivace e ricco di iniziative culturali e ricreative. Qui, con l’intento di conservare e far conoscere l’antica cultura della Lomellina, dal 1993 – grazie a un gruppo di appassionati che ha ristrutturato la sede ricavata da un vecchio cascinale nel centro del paese (una stalla con relativo fienile e cortile, messa a disposizione dal Comune) – si è resa permanente una mostra di antichi attrezzi da lavoro e di vecchie macchine agricole, che ha dato vita al Museo di Arte e Tradizione contadina in Lomellina.

Scopo del museo è quello di salvare dalla dispersione e dalla distruzione i vecchi strumenti di lavoro contadino per dare il giusto rilievo agli oggetti che hanno fatto da tramite fra l’uomo e la terra e restituirli, per quanto possibile, al loro contesto originario.
Oggi, ormai in disuso, questi oggetti sono destinati a un rapido oblio, oppure finiscono nei mercatini dell’antiquariato. Per questo agli ideatori è sembrato importante trasmettere la testimonianza di tutto quello che serviva ai contadini: per ricordarne l’antica saggezza e l’instancabile lavoro.

Il mondo scomparso della cascina

Lomellina Olevano Museo Contadino

Olevano Museo Contadino

Il museo si articola in alcune sezioni. Nell’ampio cortile sono esposte alcune macchine che testimoniano le prime fasi della meccanizzazione agricola, dagli inizi del secolo agli Anni Cinquanta. Si accede poi alla stalla con gli attrezzi usati nell’allevamento bovino. Al suo fianco è stato ricostruito l’ambiente della stalletta, dove si svolgevano le veglie serali.
Sempre al piano terreno è stata allestita l’attrezzatura di un caseificio per la lavorazione del latte. Al piano superiore, in quello che era il fienile, sono raccolti gli attrezzi dei mestieri artigiani ormai scomparsi: norcino, sarto, arrotino, calzolaio, falegname. È stata ricostruita la povera casa contadina composta solo dalla cucina e dalla camera da letto.

Accompagnano i circa mille e cinquecento attrezzi giochi antichi, manichini, ambientazioni, fotografie e disegni, che aiutano a capire la funzione dei vari oggetti. Presso il museo, inoltre, è possibile prendere visione di documenti originali d’epoca, cartoline, schede analitiche delle aziende agricole, foto inedite delle campagne della Lomellina. Sono disponibili anche registrazioni di canti delle mondine e una raccolta di fiabe popolari, frutto di un accurato lavoro di ricerca.

La coltivazione del riso, una fatica antica

Lomellina Pieve di Verezzo, il Battistero

Pieve di Verezzo, il Battistero

In occasione della sagra del paese, il 16 agosto e la quarta domenica di ottobre, affiancano l’attività del museo particolari iniziative, tra le quali l’allestimento di varie mostre, come quella sul riso o sul giocattolo antico. Altro particolare interessante: ogni anno viene riproposta una dimostrazione di mietitura e trebbiatura tradizionale del riso.
Le comitive che visitano il museo sono ricevute calorosamente: i contadini volontari che lo gestiscono, oltre a illustrare ai visitatori gli attrezzi e le macchine, si soffermano spesso a raccontare i segreti, i sacrifici e le soddisfazioni di quello che è stato per molti anni il loro lavoro.

Lasciata Olevano, prima di raggiungere il Castello di Sartirana, merita una breve sosta la millenaria Pieve di  Velezzo, raggruppamento di bassi cascinali intorno a una chiesetta, un campanile e uno storico battistero che risale all’undicesimo secolo. Qui, per dirla con le parole di Mario Soldati, il colore che prevale è quel bel rosso rugginoso e patinato del cotto antico lombardo; l’autenticità romanica, e forse romanico-precoce, è subito evidente.

I Musei della Fondazione Sartirana Arte

Sartirana Il Castello foto A. Vecchi

Sartirana Il Castello foto A. Vecchi

Proseguendo nella fertile pianura tra le risaie, ecco il paese di Sartirana, le cui origini risalgono ai tempi dell’antica Roma. Il Castello, sede della Fondazione Sartirana Arte (nata nel 1993), ha allestito nelle sue sale alcune interessanti raccolte permanenti. Certo, gli edifici merlati di Lombardia, a parte il celeberrimo Sforzesco di Milano, non hanno ancora la fama dei loro cugini d’Oltralpe. Ma sono altrettanto suggestivi e scenografici.

Tra le collezioni più significative ospitate nel bellissimo castello (il maggiore del territorio per dimensioni), segnaliamo gli oltre trecento pezzi di argenti contemporanei realizzati su progetto di famosi designers, dal 1970 ad oggi, storicizzati e proposti ai visitatori come una sorta di antiquariato del domani; quindi i circa cento gioielli d’artista del Museo per l’Oreficeria contemporanea, realizzati da artigiani della Lomellina, ma anche valenzani, fiorentini, pesaresi, romani, milanesi e lodigiani.
Il Museo delle Arti tessili affascina con l’esposizione di numerosi kilim anatolici che Dario Valcarenghi ha concesso in deposito temporaneo alla Fondazione.

Lomellina Il Museo delle Arti Tessili

Il Museo delle Arti Tessili

Qui è inoltre possibile ammirare alcuni reperti relativi all’arte tessile italiana regionale dal XVII al XX secolo, acquisiti negli anni, integrati da un deposito della Regione Sardegna di oltre trecento pezzi. Poi circa settanta oggetti, fra tappeti, ricami e tessuti, di origine europea, africana, precolombiana e asiatica, realizzati nel periodo compreso tra il 1600 e l’inizio del secolo.

Di grande interesse anche il Museo per l’Arte grafica con litografie, incisioni, serigrafie di artisti italiani dal 1950 a oggi; arte contemporanea con collezioni di artisti quali Fausto Melotti, Emilio Vedova, Alberto Ghinzani o Mauro Staccioli,  messi a disposizione dall’archivio della stamperia 2RC di Roma.

Sartirana, un castello alla “Moda”

Museo della Moda

Museo della Moda

Ma il castello è grande, e le sale sembrano non finire mai. Ecco allora che ci imbattiamo immediatamente in un’altra bellissima mostra, quella del Museo per l’architettura, le arti decorative e il design, che raccoglie collezioni di ceramiche di artisti contemporanei, vetri di Murano, mobili e complementi d’arredo, per arrivare all’affascinante Museo della Moda, costituito da oltre cento capi di alta moda e di moda-pronta disegnati dal 1950 ai giorni nostri dai maggiori creativi che hanno rinnovato e imposto il gusto del made in Italy nel mondo.

Le collezioni così costituite, incrementate ogni anno grazie a donazioni o a contributi di enti locali, hanno ormai raggiunto un sufficiente livello di rappresentatività per documentare aspetti singolari e poco noti della creatività italiana.
Naturalmente può capitare che, per scambi culturali con altri musei, a seguito di un’intensa collaborazione con le ambasciate e gli istituti italiani di cultura all’estero – grazie alla quale le varie collezioni tematiche sono state periodicamente esposte in oltre trenta Paesi – una o più collezioni possano non essere disponibili in un determinato momento.
Anche il Castello di Sartirana, dunque, sembra avviato a divenire meta di un turismo colto, alternativo. Al pari di tante altre antiche dimore in Italia, fino a poco tempo fa rassegnate ad un lento disfacimento, sta acquisendo nuova vitalità per rinverdire il fascino del passato. Non resta che attendere i visitatori, a conferma della validità della strada intrapresa.

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