Lunedì 22 Luglio 2024 - Anno XXII

A Pamplona per la Feria di San Firmino

Continua lo psicodramma non taurino, pericoloso sì ma non per colpa dei tori. Dopo le peripezie con Trenitalia, come narrato nella prima puntata, si parte in auto con El Pana e la sua “cuadrilla” di “aficionados” di Nizza Monferrato…

A Pamplona per la Feria di San Firmino

4 luglio, ore 21. Giunto precariamente ad Acqui (vatti a fidare delle ex FFSS oggidì Trenitalia: quattro ore – però ritardi inclusi – per giungervi da Milano, via Voghera e Alessandria, vivendo una sorta di miniodissea ferroviaria) incontro El Pana e due componenti (altrettanti arriveranno il dì seguente a Pamplona, più signorilmente per via aerea) della sua Peña (circolo) taurina di Nizza Monferrato. È dunque pronta per affrontare il viaggio notturno in Navarra, circa 1220 chilometri, un’auto (Fiat Punto) ospitante un equipaggio composto da: un’ottantina di litri di Barbera contenuti in miniotri custoditi in cassette di cartone; il vecchio barbuto (e quasi sosia di Hemingway) autore di queste righe; i due citati “aficionados taurini” gregari de El Pana; e infine quest’ultimo, avvinghiato alla guida (non la mollerà mai; quattordici ore tirate, salvo pipì e benzina).

In auto, catering di “qualità”

A Pamplona per la Feria di San Firmino

Quanto al sostentamento, il Catering non poteva che risultare eccellente grazie all’inserimento della specialità locale (il salame) tra le michette prodotte con professionale sapienza da El Pana (dero) … che in spagnolo significa appunto “panettiere”. Paninozzi dunque, ma come andavano giù mercè l’eccellente Barbera imbarcata. E per di più facilmente deglutibile: a ogni curva, infatti (e da Acqui all’autostrada Torino-Savona riuscii a contarne fino a cemtoventi, poi preferii mollare) le cassette di cartone sistemate in mezzo al sedile posteriore si abbattevano indistintamente (a seconda della curva) su ciascuno (uno ero io) dei due aficionados stretti tra la Barbera e la portiera del veicolo, talché bastava attendere che il volante si girasse per ritrovarsi generosamente dissetati.

Attraverso la “Franza”

A Pamplona per la Feria di San Firmino

Giunti al termine della costiera autostrada ligure, chi scrive e la forza d’urto della Peña de El Pana scoprono con raccapriccio di essere finiti nella più costosa strada del mondo (e ne pagano il fio). Chi infatti esce per fare benzina dopo aver pagato il pedaggio al casello di Ventimiglia, paga una cifra spropositata (forse 3 o 4 euro, era notte, più la Barbera) per percorrere non più di trecento metri conducenti all’autostrada per la Francia (prenda pertanto buona nota il cortese lettore). R.A.S. (Rien A Signaler in Francia, niente da segnalare, tanto per usare la lingua dei Paesi che si visitano) salvo un notturno saluto alla Plaza de Toros di Frèjus (la più vicina al Belpaese, nei giorni di ferragosto una miniferia con due o tre corride) e una sorta di incidente diplomatico tra me e un “gabacho” (termine spregiativamente usato dagli spagnoli nei confronti dei non amati francesi) in un autogrill sull’autostrada subpirenaica congiungente Atlantico e Mediterraneo.

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