Lunedì 22 Luglio 2024 - Anno XXII

Ritorno a Buenos Aires

Un rapporto speciale lega l’Italia al Paese sudamericano, basato sui sacrifici dei nostri emigranti di inizio secolo che lì crearono la loro fortuna

Ritorno a Buenos Aires

Ah! La capitale argentina! Ricordo dei mondiali di calcio, i “porteños” d’origine italiana, la vita intensa della città, i quartieri dalle case color pastello… Tutto filtrato dalla nostalgia del tempo e dalle note immortali del tango…

Erano un po’ di anni che non andavo a Buenos Aires; per l’esattezza dall’estate del ’78, l’anno dei Mondiali di Calcio, appunto in Argentina. Vi soggiornai abbastanza a lungo – una ventina di giorni – e niente faceva pensare che dietro a ovvi entusiasmi footbalistici e a una apparente serenità della gente, allegramente affollante negozi e ristoranti in calles e avenidas, si vivevano immense tragedie volute da una dittatura feroce. E pure tanto stupida da andare, pochi anni dopo, a “sfruculiare” la Thatcher, British Lady di Ferro con palle di acciaio, che nel giro di poche settimane umiliò l’Argentina dei militari, goffamente assaltanti le Falkland-Malvinas.

Una famiglia intraprendente

Ritorno a Buenos Aires

Torno dunque a “Mì Buenos Aires Querido”, titolo di un tango del mitico e tuttora idolatrato Carlos Gardel (che nacque sì a Marsiglia ma da furlanissimi genitori; basta il cognome) per vedere se ci sono novità (beninteso interessanti); quindi non mi riferisco ad eventuali strascichi della nota vicenda dei Bond argentini, che stranamente non annoverarono tra gli allocchi uno sfigato businessman come me, né tanto meno Maradona, troppo preso dalle sue più recenti volgarità. E datosi che “panta rei”, dicevano i greci, tutto scorre (ma, aggiungo io, nulla cambia) ecco che anche stavolta ricorro a “los Zanone” per essere organizzato e consigliato sulle mie ore “porteñas” (e sappia il lettore che si dice pure “bonaerenses”). Miei paìs, i citati Zanone dallo sparagnino biellese se ne andarono a “Bue” e colà crearono l’Eurotur, un “tour operador” che in occasione del citato Mundial de Fùtbol, se si parla di biglietti delle partite, divenne una sorta di filiale del comitato organizzativo e soprattutto un centro finanziario di prima grandezza. Di lì passò infatti una bella fetta degli un tempo definiti “preziosi tagliandi”, tutti debitamente quotati come in una Borsa Valori che si rispetti, eppoi comprati o rivenduti, non importava con quali banconote.

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Perché, “de los hermanos Zanone”, oltre al Luìs, raffinato volpone nel trattare, e al “tecnico” Giacomo, c’era pure la Norma, che in tempo reale (ancor più precisa di un computer, allora di là da venire) quantizzava in dollaroni Usa qualsiasi altra valuta del nostro pianeta. Roba che nemmeno il megafinanziere Soros sarebbe stato capace di gestire.

Entradas, biglietti di Scozia-Perù a Mendoza? Ma mi faccia il piacere! Me ne porti sei etti e mezzo e ti do un dollaro, informava il Luìs con il solo sorriso (mentre la Norma verificava se nel frattempo il cambio della valuta yankee non aveva perso qualche decimo appetto al Lempira hondureño). Ma se solo ti presentavi con un paio di “Olanda-Argentina”, cara gent, i baldi miei amici Viej Piemont ti invitavano nel Sancta Sanctorum e li si faceva l’affare, l’Eurotur e l’interlocutore (perché i biellesi sono sagacemente bravi come gli ebrei: che non solo amano, sì, fare il loro business, ma contestualmente a quello della controparte, per il semplice fatto che quest’ultima, se soddisfatta, torna).

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