Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Piedi ribelli

Piedi ribelli

A volte camminare può trasformarsi in ribellione o in atto con cui rivendicare i propri diritti. Il camminare può essere testimonianza. L’azione pedestre che più delle altre rappresenta tutto questo è la marcia

Harlem (New York), marcia per la pace e per la fine dell'oppressione razziale, 1967. (Courtesy of Builder Levy, photographer)
Harlem (New York), marcia per la pace e per la fine dell’oppressione razziale, 1967. (Courtesy of Builder Levy, photographer)

Se camminiamo da soli non siamo nessuno, ma siamo tutto quando camminiamo insieme al passo con altri piedi dignitosi

(Subcomandante Marcos)

 

Le marce popolari mescolano il linguaggio del pellegrinaggio, in cui si cammina per dimostrare il proprio impegno, quello del picchettaggio degli scioperanti, in cui la forza del gruppo di appartenenza e la propria personale tenacia si manifestano camminando avanti e indietro e quello della festa, durante la quale le barriere tra estranei recedono.

In queste manifestazioni o in queste rivolte il camminare diventa parola.

Questo camminare equivale alla dichiarazione di un convincimento politico o culturale espresso con il corpo ed è una delle forme di espressione popolare più alla portata di tutti. Coloro che vi partecipano non abdicano alla propria individualità come i soldati che, con il loro stesso passo sincronizzato, dimostrano di essere unità interscambiabili sottoposte a una autorità assoluta. Chi prende parte a queste camminate dimostra che è possibile trovare un terreno comune tra persone che non cessano di essere diverse l’una dall’altra, persone che sono finalmente diventate popolo. Manifestare camminando è indice di democrazia.

Camminare per “essere”

Sopravvissuti alla Lunga Marcia di Mao (Fonte: dailymail.co.uk)
Sopravvissuti alla Lunga Marcia di Mao (Fonte: dailymail.co.uk)

Il diritto del popolo di riunirsi pacificamente è sancito dal primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti come uno dei diritti fondamentali della democrazia, insieme al diritto di stampa, di parola e di religione. Oggi, si ricorda molto di rado questo diritto e la sua importanza. Senza destare scandalo, vengono eliminati gli spazi pubblici, eliminando di conseguenza la concezione di popolo. L’individuo cessa così di essere un cittadino capace di fare esperienze e di agire nella comunità dei propri concittadini. Proprio il valore della con-cittadinanza che si fonda sull’idea di avere qualcosa in comune con degli estranei, proprio come la democrazia si costruisce sulla fiducia negli estranei. E il modo di farne esperienza è camminando negli spazi pubblici.

Molta storia è stata scritta con i piedi dei cittadini che camminavano per le proprie città. Due delle rivoluzioni più importanti della storia sono state compiute proprio marciando: la Lunga Marcia di Mao e la Rivoluzione Francese. A proposito di quest’ultima, è utile ricordare un evento che vede protagonista il camminare come mezzo per riappropriarsi dei propri diritti.

Da Les Halles a Versailles, camminando

Donne in marcia su Versailles nell'ottobre del 1789
Donne in marcia su Versailles nell’ottobre del 1789

La mattina del 5 ottobre del 1789, quindi a poco meno di tre mesi dalla presa della Bastiglia, a causa di un raccolto danneggiato dal continuo cattivo tempo che portò all’aumento del prezzo del pane, ai mercati generali di Les Halles si generò una protesta. Protagoniste furono le donne, per lo più povere lavoratrici: pescivendole, donne del mercato, lavandaie. Stanche dell’impossibilità di comprare il pane quotidiano per la propria famiglia, decisero di unirsi per marciare alla volta di Versailles. In mezza giornata il corteo arrivò a destinazione e, lì, intimò all’Assemblea nazionale, il nuovo organo di governo, di occuparsi della scarsità dei generi alimentari. Prima di mezzanotte, non ottenendo risultati, la folla si spinse fin davanti ai cancelli del palazzo e la mattina seguente entrò al suo interno.

Fu un arrivo cruento: una guardia sparò a una giovane donna e la folla decapitò due guardie e si riversò negli appartamenti reali alla ricerca della regina Maria Antonietta. Quel giorno la famiglia reale fu costretta a rientrare a Parigi insieme alla folla festosa. Si calcolò che al ritorno la processione fosse composta ormai da 60.000 persone. In testa al corteo la Guardia nazionale a fare da scorta ai carri carichi di grano e farina. In coda marciavano le donne, protagoniste della rivolta. Era la vittoria dell’uomo qualunque. Le donne del mercato riuscirono a fare storia come cittadine qualunque impegnate in un atto qualsiasi. Vissero un giorno in cui il mondo fu con loro, in cui non ebbero paura di nulla.

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