Lunedì 15 Luglio 2024 - Anno XXII

Il Parco Naturale del Queyras

Una valle francese al di là di un’altra italiana. Il Queyras è una magica “scoperta” di luoghi fantastici, ricchi di tradizioni di vita e di piacevoli esperienze di soggiorno. Banditi i ritmi ossessivi del turismo di massa

Saint-Véran
Saint-Véran

Al di là del confine italiano, passando da metà maggio a metà ottobre per il Colle dell’Agnello, si ha la vista più ampia del parco naturale del Queyras. Il Monviso sembra sorvegliare imponente le due valli confinanti, l’italiana Varaita e la francese Queyras, che nel Medio Evo ebbero una storia comune, rappresentata dalla Repubblica degli Escartons, embrione di confederazione repubblicana. Per l’epoca, senza dubbio una originale forma di governo. “Escarton” viene dal verbo “escartonner”, che significa “dividere”. Le comunità del Queyras e della Valle Varaita erano invece mosse da ideali di reciproca solidarietà. Nel 1343 fu quindi firmata la Carta degli Escartons, con la quale i due territori affermarono la loro momentanea indipendenza.

Otto Comuni dalle meridiane colorate

Abriès
Abriès

L’odierno parco naturale del Queyras comprende otto comuni del dipartimento Alte Alpi (Arvieux, Abriès, Aiguilles, Ceillac, Château-Ville-Vieille, Molines-en-Queyras, Ristolas e Saint-Véran) che hanno deciso di collaborare allo sviluppo sostenibile del territorio, valorizzandone le sue ricchezze naturali e culturali. Tra i simboli della valle sono da citare le meridiane, circa una settantina. Molte sono state realizzate dallo gnomonista italiano Giovanni Francesco Zarbula: sono molto colorate e dal disegno caratteristico, con cesti di fiori, trompe d’oeil, uccelli esotici. La maggior parte dei motti che le accompagnano (in latino, francese e occitano) rappresentano riflessioni sulla vita, la morte, il sole e il tempo. Ma ci sono anche meridiane ad argomento religioso o politico.

Bontà gastronomiche e Maestri con la piuma

Tomme du Mont Viso
Tomme du Mont Viso

Il Queyras è il paradiso dei buongustai. Sicuramente da provare la quindicina di formaggi tipici della valle, prodotti con latte di mucca, capra e pecora. Alcuni tra i più noti sono la Fontina, il Rochebrun, l’Extra-Vache, la Toma e il Blu Queyras. Caratteristici anche i paté di selvaggina, maiale e agnello. Per incentivare le piccole esportazioni agricole, i prodotti alimentari del Queyras vengono marchiati “Parc”.

LEGGI ANCHE  A Trieste i capolavori dell’Istria del Rinascimento

Nella valle non si ama il turismo di massa delle grandi stazioni sciistiche. Ma i visitatori (sia d’inverno che d’estate) non corrono il rischio di annoiarsi. Lo sport, la cultura, la cucina del Queyras hanno segreti che possono essere svelati soltanto a chi arriva con lo spirito curioso, pronto alla scoperta. Visitando i villaggi più piccoli, può capitare di sentirsi trasportati indietro nel tempo, quando per esempio i maestri, secondo una curiosa usanza, passavano di fiera in fiera alla ricerca di un ingaggio: una piuma d’oca sul cappello li indicava come insegnanti di lettura e scrittura; con due piume, si garantiva anche l’aritmetica; tre piume le portavano soltanto gli “specialisti” del latino.

Condividi sui social: