Martedì 23 Luglio 2024 - Anno XXII

Uzbekistan. Ma quante “info” prima di narrarlo un po’!

figure

Dov’è (in mezzo all’Asia). Circondato da popoli amici e un po’ meno amici. Clima caldo-freddo agli eccessi. Spostamenti in aereo e in auto, con grande rischio per le cervicali…

La tomba del profeta Daniele a Samarcanda
La tomba del profeta Daniele a Samarcanda

La vera e propria descrizione di quanto visto durante la gita nell’Uzbekistan tarda un filino, meglio proseguire nelle informazioni generali (geografiche, storiche, politiche, meteo) stante la complessità della destinazione. Si tratta infatti di terre difficili, quelle del centro Asia, sino a poco tempo fa poco battute (né è il caso di affidarsi – è passato troppo tempo – al primo Baedeker della storia, il “Milione”, scritto dalla celebre guida Marco Polo). Dopo la decadenza della Via della Seta, l’Uzbekistan e dintorni è tornato ‘di moda’ solo da poco e gli italiani, si sa, viaggiano soltanto nei posti divenuti ‘à la page’ (vedi le Maldive: per anni chi non andava su quegli atolli era un paria, anzi uno sfigato, e poco importava se, invece di votarsi all’elioterapia, si recava in qualche città d’arte visitando pure qualche museo).

Differenti etnie e religioni. Difficile convivenza

Geometrie sacre
Geometrie sacre

Nella scorsa puntata, dopo aver accennato al significato di “Stan”, (il posto di…) suffisso presente nella denominazione assunta dagli Stati sorti dopo il ‘patapumfete’ della temuta Urss, si era commentato la scarsa simpatia (eufemismo) intercorrente tra le cinque repubbliche centr-asiatiche (al punto che ciascuna impone il visto di ingresso ai cittadini degli stati confinanti). Tra gli uzbeki e i kirghizi, poi, il sangue che corre è cordialmente pessimo e da queste parti non si va per il sottile (un paio d’anni fa nella kirghiza Osh una cinquantina di appartenenti alla minoranza uzbeka fu fatta fuori senza tanti complimenti). Meno tese, invece, le relazioni tra uzbeki e tagiki e accettabili quelle con il ‘colosso’ (almeno quanto a dimensioni ma anche per ricchezze del sottosuolo) Kazakistan.

Occhio al freddo. E anche al caldo!

Una bancarella su strada
Una bancarella su strada

Le suesposte notiziole (probabilmente utili per meglio capire la destinazione) vanno completate con qualche cenno sul meteo (interessanti per il lettore ma ancor più importanti per l’aspirante viaggiatore).

L’Uzbekistan è terra che più continentale non si può (quanti posti nel mondo possono ‘vantare’ tanta distanza dal mare?) da cui si evince (facilmente, salvo per l’esperto travel consultant estensore di questi pensieri: in novembre è arrivato a Tashkent in ‘Scarp de Tènis’, neve e -4°) che d’estate si cuoce (+40° son quasi normali) e già d’autunno, fine ottobre, ma soprattutto d’inverno si barbella dal freddo (-20° non è raro). Ciò premesso, e datosi che le città visitate sono davvero ok, ma anche la Natura (soprattutto se la attraversi per ore e ore d’auto) vuole la sua parte, ne consegue che per godere panorami allegri e frequentati, campi e coltivazioni multicolori (il sole e il gelo, sia pur con differenti modalità bruciano) non resta che partire per l’Uzbekistan quando la primavera intenerisce spiriti e cuori (e cominciano a spuntare frutti e verdure talvolta necessari per sostituire le non eccelse proposte della cucina locale). Si narrerà.

Un Paese non proprio “dietro l’angolo”!

Una sposa locale
Una sposa locale

Ma dove sono situabili, almeno a spanne, questi carneadi “Stan” del centro Asia? Presto detto: con una (moderna, sennò, se anteriore all’ultima decade del secolo scorso, si vede tutto verdino, inglobato nella sterminata Urss) carta geografica, basta guardare ‘sotto’ la Russia (e dal ‘700 al 1990 lo furono anche politicamente, prima agli ordini degli Zar poi del piccì di Mosca) e ‘sopra’ l’Iran e l’Afghanistan; quanto alle longitudini si terranno come riferimento il mar Caspio, a ovest, e la Cina a est. E se si parla di distanze dall’Italia, sulle info televisive nel volo della Uzbekistan Airways (c’è pure il vino, e quello ‘du pays’ non è poi così malaccio, pare quello nostrano d’antan, si diceva ‘del contadino’) si legge: 4800 chilometri da Tashkent a Malpensa (volando per 6 ore e 40 minuti, all’andata 40’ di meno).

Si parla quindi di tempi di volo che (ora più ora meno) corrispondono a quelli necessari per andare in ‘Merica, da cui si evince che l’Uzbekistan ‘e dintorni’ (ma a sentire gli esperti sembra che gli altri Paesi possiedano attrazioni minori e i viaggi abbinanti due o più differenti destinazioni non raccolgono vasti consensi) non è proprio dietro l’angolo.

Moschee, Mausolei, Madrasse. E splendidi tappeti

Al-Khorezmi, l'inventore dell'algoritmo
Al-Khorezmi, l’inventore dell’algoritmo

Quanto agli spostamenti, è meglio chiarire che un sopralluogo nella terra degli uzbeki (ma come già detto abitata anche da altre etnìe, leggi tagiki e turkmeni, con tanto di lingue diverse disinvoltamente parlate nel Paese ospitante) è senz’altro raccomandabile, non senza però precisare che il viaggiatore si deve guadagnare tante bellezze con qualche sacrificio negli spostamenti. L’itinerario della visita è generalmente programmato dai tour operator per la durata di una settimana, visitando Khiva (volo da Tashkent, aeroporto nella vicina Urgench) eppoi proseguendo via terra per Bukhara, Samarcanda e di ritorno a Tashkent. E sulla tratta Khiva-Bukhara, reni, stomaco e cervicale subiscono un check up che, se superato positivamente, permette al viaggiatore di potersi ritenere immortale. Perché tutti i 460 chilometri sono già ‘di per loro’ difficilini, ma a colpire duro sono quei 60 – devastati dai coreani costruttori di strade senza nemmeno avervi spianato a lato un sia pur precario tratturo – in cui capisci che tutto ha un prezzo, anche la visione di Madrasse e Moschee, Mausolei e nel caso di Bukhara, i noti tappeti. Da Bukhara, per completare l’itinerario standard di una gita in Uzbekistan (le cui bellezze saranno descritte nella prossima puntata) non restano (su una accettabile strada, per certo migliore della sullodata, acerrima nemica della cervicale, né potrebbero esservi cammini peggiori) che 300 chilometri circa per Samarcanda e ulteriori 280 per Tashkent.

LEGGI ANCHE  Nella Khaliji Persica
Condividi sui social: