Mercoledì 22 Maggio 2024 - Anno XXII

Kay Mc Carthy, dall’Irlanda con poesia

Da anni interprete del folk irlandese in Italia, Kay Mc Carthy si racconta in occasione dell’uscita del suo nuovo album “L’Amore Tace”, il primo in lingua italiana. Dodici inediti che affrontano anche temi scottanti della società di oggi, dall’immigrazione alla crisi economica e morale. Senza dimenticare le radici, quelle della tradizione irlandese, e la forza dell’amore che non tace mai

Un ritratto di Kay Mc Carthy
Un ritratto di Kay Mc Carthy

 

Non tutte le interviste iniziano nel modo giusto. Questa è una di quelle. Tutta colpa (si fa per dire) del mio direttore che nel suggerirmi d’intervistare Kay Mc Carthy, icona del folk irlandese in Italia, si lascia sfuggire di essere suo cugino. Così quando arriva il momento di scambiare quattro chiacchiere con lei, per rompere il ghiaccio, le dico di aver notato, guardando una sua foto sul suo sito ufficiale, una qualche somiglianza col mio capo. Affermazione più che innocua, se non fosse per un piccolo particolare: a essere imparentato con lui non è lei, bensì suo marito! A togliermi dall’imbarazzo, com’è in grado di fare solo una grande donna di spettacolo, ci pensa lei stessa raccontandomi che da giovani i due cugini erano molto simili fra loro e che spesso lei e suo marito venivano scambiati per fratello e sorella. A questo punto tiro un sospiro di sollievo. L’intervista può continuare. E per non fare un’altra gaffe decido di andare sul sicuro chiedendole di parlarmi del suo nuovo album “L’Amore Tace”, il primo in lingua italiana. Scopro così che Kay Mc Carthy è una persona squisita, capisco perché la sua musica è così apprezzata dalla nostre parti, ma anche in tutta Europa, e mi viene una gran voglia di partire per l’Irlanda.

 

Dopo oltre dieci dischi dedicati ai temi e ai ritmi delle tue radici, quelli della tradizione irlandese, cosa ti ha spinto a “cambiare musica”?
Tutta colpa-merito di mio marito (Piero Ricciardi, ndr) che mi ha coinvolta in un nuovo progetto: trasformare alcune sue poesie in canzoni. Un lavoro che ha dato i suoi frutti anche grazie alla collaborazione e al supporto che ci hanno dato tanti nostri amici musicisti come Stefano Diotallevi, Fabio De Portu, Ugo Dorato, Susanna Valloni,  Mauro Orselli, Fabio Scanzani, Mirko Fabbreschi, Arturo Annecchino, Alfonso De Pietro e Leno Landini.  E che qui colgo l’occasione per ringraziarli tutti.  

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Anche perché da questo lavoro corale è nato un nuovo album, “L’Amore Tace”, con 12 inediti.

Quest’album narra in modo poetico i problemi della società di oggi. Ultima preghiera , ad esempio, racconta di un piccolo imprenditore spinto al suicidio dallo Stato esattore-moroso ed è cantata sia in italiano che in inglese.  I passi della notte parla invece del dolore della separazione di due persone un tempo innamorate e oggi divise dall’odio mentre i loro bambini sognano un mondo senza dolore. C’è anche un  brano, Naufragio, scritto alcuni anni fa e oggi più che mai di attualità che parla di un viaggio di un barcone terminato violentemente. Ci sono anche un paio di canzoni d’amore.  

Paesaggio irlandese
Paesaggio irlandese

Tra i tanti festival di musica irlandese che si tengono in giro per il mondo ce n’è qualcuno che vale la pena  non perdere?
Ovviamente i migliori si tengono in Irlanda. In Italia consiglio il Festival Celtico. Poi ve ne sono anche di eccellenti  in Valle d’Aosta, Francia, Scozia e Usa. Del resto ci sono più irlandesi nel mondo che in Irlanda.

 

Natale si avvicina. E i più fortunati si regaleranno una lunga vacanza. Fra i tuoi tanti cd quale consiglieresti di mettere in valigia?
Consiglierei Quintessence. Un cd uscito nel 2010 col meglio della mia produzione discografica che hanno scelto i miei fan. Sicuramente è il modo migliore per conoscermi musicalmente.

 

Toglimi una curiosità. Sei meglio dal vivo o in cd?
Anche se il disco “L’Amore Tace” è bellissimo, vengo meglio dal vivo. Del resto io non chiedo altro che stare sul palco. La mia droga è l’applauso e l’interazione col pubblico mi carica tantissimo. Per chi fa il mio mestiere il rapporto con la gente è importantissimo e fondamentale al tempo stesso. E fa sì che ogni esibizione non sia mai uguale a quella che l’ha preceduta.

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(12/12/2013)

La copertina dell'ultimo album
La copertina dell’ultimo album

Perché questo titolo?
Vuole essere una provocazione perché credo che l’amore non taccia mai. Non a caso ho scelto di mettere in copertina un quadro del pittore Domingo Notaro dove direi che l’amore non tace affatto. Con quest’immagine abbiamo voluto anche sfatare la credenza che in teatro il viola porta male. Lasciami dire che siamo stati molto coraggiosi.

 

Da oltre trent’anni sei portavoce della tradizione irlandese in Europa, come ti spieghi il fatto di essere così apprezzata in Italia, oltre che all’estero?
Credo per il grande gusto melodico proprio della musica irlandese. Le nostre melodie sono una più bella dell’altra, come anche i temi. Il suono della lingua gaelica, che ricorda molto quelli arcaici dell’ebraismo e del russo, ha un’aurea di mistero. Le nostre melodie poi toccano molto nel profondo. E gli europei apprezzano. 

 

Del resto voi irlandesi avete da sempre un forte e appassionato rapporto con la musica, che affonda addirittura le sue radici nella storia stessa irlandese.
Noi siamo un popolo nomade e la musica è qualcosa che ci accompagna da sempre perché è leggera da trasportare. Musica e canzoni poi sono state il nostro mezzo principale per raccontare e tramandare le gesta degli eroi d’Irlanda.  A differenza dell’Italia che ha arte “concreta”.

 

 

Spero ti faccia piacere sapere che l’Irlanda è una delle mete più gettonate per  festeggiare  il Capodanno 2014.
Diciamo che Dublino val bene una visita. È una piccola città, molto maneggevole da girare, con un centro storico interessante. Fondata dai vichinghi, è passata poi sotto il dominio normanno e dopo inglese. Siamo gente cordiale, anche se essere mandati in Irlanda è sempre stata vista un po’ come una punizione. Tra noi e i sardi c’è molto feeling.  Ci accomuna l’orgoglio, la musica. 

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