Lunedì 22 Aprile 2024 - Anno XXII

Croazia, l’esplorazione continua

Rovigno

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della Croazia. Una tappa lunga quasi 3000 chilometri tra paesaggi, vino e buona compagnia. In macchina verso la Mitteleuropa, tappa a Rovigno, Rovinj

Rovigno Veduta di Rovigno / Rovinj
Rovigno Veduta di Rovigno / Rovinj

Come informato nella precedente prima puntata (e riepilogo telegraficamente) Marijana Rebic, secretary general della croata Fijet (federazione giornalisti turismo), segnala miei articoli sull’Egitto alla giuria assegnante un premio consistente nella visita di alcune delle più belle località site sull’altra sponda dell’Adriatico; (stranamente) risulto vincitore (nemo propheta in patria) e fu così che mi ritrovo in gita. Una trasferta che prima di partire avevo preventivato di circa 2000 km e al ritorno a Milano è invece risultata di poco inferiore ai 3000 (spiegazione ulissiana: Fatti non foste per viver come bruti ma per servir virtude e conoscenza, nel senso che Se vuoi vedere il mondo devi alzare le chiappe, non star mai fermo, sennò tanto valgono sdraio, ombrellone e Gazzetta dello Sport ai Bagni Conchiglia del Forte, vacanze profondamente intellettuali di gran parte della borghesia-bene milanese non solo pallonara). Sono pertanto indicative le distanze che ritengo utile menzionare e inoltre informo (hai visto mai che la mia narrazione possa valere come baedeker per chi va in Croazia) che  benzina e autostrade costano meno (te pareva) che nel Belpaese (forse grazie a meno accise e per certo meno mazzette, vedasi l’ottima posizione dell’Italia nella speciale classifica redatta dall’Onu).

In avvicinamento alla Mitteleuropa

Veduta di Gradisca di Isonzo
Veduta di Gradisca di Isonzo

Prima tappa, da Milano a Rovinj-Rovigno, poco più di 500 km non ricchi di highlights  salvo due vicenduole. A Gradisca d’Isonzo, anticipazioni di Mitteleuropa: ammirando un monumento scopro che i Caduti della Grande guerra ivi commemorati combatterono metà per l’Italia dei Savoia e l’altra metà per l’Austria-Ungheria degli Absburgo (e per motivi di passaporto mi astengo dai commenti); e nell’osteria Mulin Vecio che bello veder tagliare a mano il prosciutto crudo di San Daniele e che goduria grattare il kren/rafano su quello cotto di Praga. Altra minichicca: entrato da Trieste in Slovenia e, visti i pochissimi km che mi separano dalla Croazia non compro (non sono avaro, sono povero) la vignetta (15 €) obbligatoria su auto e superstrade, zigzago per strade di campagna e finisco smarrito su una vetta carsica. Entro finalmente in Croazia e prima di giungere alla meta è forte la tentazione di un salto nella vicina Porec-Parenzo, fosse solo per cantarvi la Mula de Parenso, noto motivo dei ciùcc delle terre bagnate dal golfo di Trieste, che recita: … ha messo su botega, de tuto la vendeva fora che el bacalà (quante belle ciucche di Pelinkovac  – delizioso amaro a base di Artemisia/Assenzio – in quel congresso degli scribi turistici del Gist, ciao vècio presi Venchiarutti).

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Il passaggio sotto l’Arco dei Balbi

Arco dei Balbi, Rovigno
Arco dei Balbi, Rovigno

Fine cena, clamoroso al Cibali!: la Mula de Parenso cantata a Rovinj/Rovigno. Ma fosse solo per servir virtude e conoscenza, rieccomi a rivedere e ri-godere le stradine dell’antica cittadina, previo passaggio sotto l’Arco dei Balbi (XVII secolo, in precedenza Porton de la Pescheria) e ossequioso saluto al Leon de San Marco che lo presiede. Una passeggiata resa ancor più piacevole dalla sorpresa, dopo tante curve tra stretti vicoli, dal ritrovarti sul grande spazio (e vai con innumere foto) tra il mare e la chiesa di Sant’Eufemia (il cui campanile, pressoché gemello di quello di San Marco, ricorda agli sbadati che da queste parti la da me idolatrata Serenissima non è stata soltanto una parentesi storica).

Enogastronomia lungo il canale di Leme

Foto aerea del Canale di Leme
Foto aerea del Canale di Leme

Arrivato a Rovinj-Rovigno (previo stop – tra gli ulivi, penso a Plinio che classificò l’olio dell’Istria tra i tre migliori dell’antica Roma – per ammirare il canale di Leme, cosa non fa di incredibile madrenatura, da ‘ste parti aiutata dalla pietrosa morfologia carsica), scendo (verbo un tempo usato se si parlava di alberghi) all'”Adriatic” (valido 3* di austro-ungarica architettura, ottima la posizione sulla piazza che si specchia sul porto), incontro Dario Cinic, capo della Fijet locale, e si va a cena al Kantinon, un ristorante, ex magazzino del porto, che oltre al buon cibo ricordo per la non fortuita eccellenza dei vini. E spiego perché: avendomi Dario vippizzato quasi fossi un Nobel della Letteratura viaggiatoria, per tutta la cena mi ritrovo a fianco il sommelier che, confortato dalla mia massima nonchalance, non finisce di stappare bottiglie di deliziosi bianchi istriani sottoponendoli al mio insindacabile giudizio.

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Rovigno, luogo di amicizie

Passeggiando per i vicoli di Rovigno
Passeggiando per i vicoli di Rovigno

E se l’attento turista vuole viepiù godersi Rovinj/Rovigno, stavolta dal mare, compia una bella gita in barchetta intorno al borgo peninsulare dominato da tanto monumentale tempio (parte dal porto sulla piazza cittadina – Gradski Trg, ma quanto sono parchi di vocali, ‘sti croati – e approda davanti al teatro Antonio Gandusio, rovignese, grande attore del teatro italiano nella prima metà del secolo scorso). Lascio Rovigno, la cui storia e cultura vanno ben oltre le diatribe internazionali e i passaporti di chi vi abita. Nel salutare il neoamico Dario lo prego di portare i miei riconoscenti saluti al sommeiler del Kantinon. Grazie a lui dimenticai – ancorché e ahimè solo provvisoriamente – che i vini istriani sono un filino cari, giusta il detto spagnolo La vida buena es cara, hay otra mas barata, pero ya no es vida (La bella vita costa, ce n’è un’altra meno cara ma non è più vita). Vado a Split-Spalato, non senza un blitz ai celeberrimi laghi di Plitvice. A presto…

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