Martedì 4 Ottobre 2022 - Anno XX
Austerlitz, la battaglia dei tre Imperatori

Austerlitz, la battaglia dei tre Imperatori

Gli eserciti dello zar Alessandro I di Russia e di Francesco I d’Austria vennero sconfitti duecento anni fa da Napoleone. Era una fredda e nebbiosa mattina quella del 2 dicembre del 1805, quando il genio militare del grande corso stupì il mondo nella battaglia di Austerlitz

Austerlitz Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte

Austerlitz è ricordata come una delle più brillanti operazioni militari della storia. La vittoria di 75.000 soldati con duecentocinquanta cannoni, contro i 90.000 austro-russi con trecento pezzi di artiglieria. La vittoria di Napoleone rimane ancor oggi una vittoria eclatante. Non solo perché ottenuta in inferiorità numerica, quanto per la genialità dell’imperatore francese. Ha saputo volgere a proprio vantaggio una posizione di partenza all’apparenza debole. Vi riproponiamo il servizio pubblicato dieci anni fa, in occasione dei duecento anni, a cui ha partecipato il nostro inviato.

Europa contro Francia

Austerlitz La rievocazione strorica della battaglia ad Austerlitz

La rievocazione strorica della battaglia ad Austerlitz

Per capire la battaglia di Austerlitz, è necessario fare un passo indietro. La situazione politica europea si presentava estremamente complicata. Il rivale storico della Francia era l’Inghilterra e gli interessi politici ed economici dei due stati si trovavano in continua rotta di collisione. Dal punto di vista militare si registrava una situazione di stallo. I francesi erano nettamente superiori a livello di esercito. Gli inglesi però erano avvantaggiati nella difesa dal fatto di vivere su una grande isola. Un’isola protetta da una flotta formidabile che avrebbe impedito qualunque sbarco.

La strategia inglese era dunque semplice: indebolire la Francia usurandola in una guerra europea. Una volta distrutta la flotta franco-spagnola a Trafalgar (ottobre 1805) metà dell’opera poteva dirsi compiuta. L’altra metà sarebbe stata demandata agli austriaci e ai russi. Entrambi finanziati dall’oro britannico, ma interessati anch’essi a tarpare le sempre notevoli ambizioni francesi. Un altro pericolo, oltre a quello della coalizione austro-russa, si profilava all’orizzonte con la Prussia, pronta ad approfittare della situazione per entrare in guerra a spese della Francia. Napoleone, tutto questo, lo aveva compreso benissimo, così come aveva intuito che l’unica possibilità di successo era quella di prendere l’iniziativa e di sconfiggere i nemici uno dopo l’altro, prima che potessero organizzarsi in un’armata pressoché invincibile.

Napoleone, sommo stratega

Austerlitz Manovre militari

Manovre militari

Approfittando quindi della lontananza delle truppe russe, impegnate in una lunga e lenta marcia di avvicinamento, Napoleone attraversa il Reno e infligge agli austriaci isolati una serie di sconfitte disastrose arrivando fino a Vienna e, più oltre, insegue le avanguardie russe del maresciallo Kutuzov, fino in Moravia. A questo punto, l’imperatore francese si era spinto molto a est e le sue linee di rifornimento cominciavano ad allungarsi, risultando quindi meno difendibili.

Se non avesse ottenuto rapidamente una vittoria decisiva, tutti i suoi successi precedenti sarebbero risultati vani, perché la Francia non sarebbe stata in grado di sostenere una lunga campagna contro le preponderanti forze austro-russe che si stavano radunando.
Il grande Corso era solito studiare meticolosamente la carta topografica dei luoghi migliori per dare battaglia, approfittando di tutte le opportunità offerte dal terreno. Così fa anche ad Austerlitz. Le posizioni strategicamente più importanti erano le alture ad ovest del paese, che dominavano le postazioni francesi concentrate vicino al poggio di Žuráň, prossimo al villaggio di Schlapanitz (Slapanice). Napoleone lo sapeva bene ma gioca d’astuzia, lasciando che gli alleati le conquistino e “invitandoli” contemporaneamente all’offensiva col mettere in mostra (e poco difesa) l’ala destra del suo esercito, comandata da Davout.

La cruenta battaglia

Austerlitz Scene di guerra simulate

Scene di guerra simulate

Gli alleati abboccano all’invito, investendo questo schieramento per aggirare e prendere alle spalle il grosso dell’esercito francese. Così facendo le brigate russe debbono disporsi in ordine di marcia, abbandonando e indebolendo il centro. Mentre Davout, con i suoi 8.500 uomini resiste eroicamente all’assalto dei 40.000 combattenti dell’ala sinistra alleata e contemporaneamente Murat e Lannes respingono l’ala destra russa, comincia lo sfondamento al centro da parte dei francesi.

A questo punto la coalizione austro-russa viene presa a sua volta di fianco e alle spalle. Le formazioni vengono così scompaginate e costrette a una ritirata disordinata, sotto il fuoco incessante dell’artiglieria francese. A sera, la disfatta degli austro-russi risulta totale. Lasciano sul campo circa 30.000 tra morti e feriti; venti generali e 11.000 uomini vengono fatti prigionieri e il “bottino” di guerra conta anche cento ottanta cannoni. Le perdite francesi sono di  1.300 caduti e 7.000 feriti. La “Pace di Bratislava”, firmata il 26 dicembre 1805, mette fine alla guerra con l’Austria e assicura un po’ di tranquillità a Napoleone e al suo Impero.

Austerlitz: la rievocazione storica

Austerlitz Ricostruzione dell'evento bellico

Ricostruzione dell’evento bellico

Questo importante avvenimento storico rimane molto vivo nella memoria della gente del posto che, ogni anno, organizza una celebrazione, nel corso della quale centinaia di figuranti indossano le divise dell’epoca e ricostruiscono le fasi salienti della battaglia, proprio nei terreni compresi tra i paesi di Slavkov e Slapanice, nel sud della Moravia, allora appartenenti all’Impero Austriaco e oggi situati nella Repubblica Ceca.

Quest’anno, con la celebrazione dei duecento anni, le cose sono state fatte in grande. La manifestazione è durata parecchi giorni e i partecipanti si sono contati a migliaia, provenienti da tutto il mondo, Australia, Canada e USA compresi. Per la precisione, sono stati più di quattromila i “re-enactors” (così si chiamano coloro che partecipano a tali manifestazioni) con uniformi, equipaggiamenti e armi,  copie perfette di quelli impiegati all’epoca. Non sono mancati cannoni e cavalli, oltre alla ricostruzione degli accampamenti.

Manovre di “pace”

L'accampamento

L’accampamento

Già da domenica 27 novembre e per tutta la settimana seguente, i soldati dei vari eserciti hanno “occupato” militarmente le loro posizioni all’interno dei paesi e si sono accampate nei quartieri a Drysice, Viskov, Rousinov e altre località della zona. Il venerdì successivo, i ranghi al completo hanno eseguito manovre e movimenti militari.
La sera del 2 dicembre si sono svolte parate alla luce delle torce a Jirikovice, Krenovice e Slavkov, oltre a cerimonie commemorative per i caduti, mentre il giorno dopo, in attesa del momento saliente della ricostruzione della battaglia, ha avuto luogo a Slapanice, per gli appassionati, un mercatino di oggetti militari.

Tvarozna, il campo di battaglia dei Tre Imperatori

Per tutta la mattinata le truppe si sono mosse dai loro accampamenti verso Tvarozna, il campo di battaglia sotto la “collina Santon” dove, dalle ore 13 alle 14,30, è  avvenuta la ricostruzione della battaglia dei Tre Imperatori. Finiti gli scontri (ovviamente, simulati!) ha avuto luogo una grande parata e si è dato corso alla lettura della dichiarazione di Napoleone. Alle 16,15 è iniziato uno spettacolo multimediale intitolato “Symphony Austerlitz 1805”, appositamente creato da due artisti cechi, Dan Dlouhy e Ivan Martinek, per percussioni, una batteria di cannoni, gruppi di fucilieri e fuochi. La notte è trascorsa con grandi feste in diverse località, con sfilate militari, fuochi d’artificio e altri avvenimenti di contorno.

La commemorazione ha avuto il suo culmine a mezzogiorno di domenica 4 dicembre a Prace, con un momento di raccoglimento presso il “Monumento della Pace”; questo luogo è stato teatro di uno dei momenti decisivi dello scontro. Oggi si chiama Slavkov u Brna ed è un paese di circa seimila abitanti, a una ventina di chilometri a est di Brno, nella Moravia del Sud. Al centro del paese si trova un bel castello barocco in stile italiano (Zámek) circondato da giardini alla francese.

La firma del cessate il fuoco al castello di Zámek 

Castello di Slavkov u Brna

Castello di Slavkov u Brna

Al castello di Zámek Napoleone risedette durante la campagna e qui fu firmato, il 6 dicembre 1805, il “cessate il fuoco” tra la Francia e gli Austro-Russi. All’imperatore è dedicato un museo all’interno del castello. Il vero luogo della battaglia è l’altura di Pracký Kopec, a sud dell’abitato; sul posto c’è una cappella-ossario per i caduti e un piccolo museo.
Nelle vicinanze ci sono due altri luoghi importanti. Sul poggio di Žuráň, Napoleone fece montare la propria tenda alla vigilia della battaglia; una tavola metallica su marmo descrive lo svolgimento degli scontri. La collina di Santon, invece, venne così chiamata dai veterani francesi in ricordo della località egiziana dove avevano combattuto nel 1798. Qui c’era una cappella che andò distrutta durante gli scontri;  nel 1832 sul luogo ne venne edificata un’altra.

A pochi chilometri dal luogo della storica battaglia, si trova Brno, il capoluogo della regione. La città è la seconda per importanza della Repubblica Ceca e si presenta  piuttosto vivace, con qualche bel monumento barocco.
Uno dei luoghi più famosi di Brno è comunque la fortezza dello Špielberk (Spielberg) che agli italiani ricorda il tremendo carcere politico asburgico che accolse Pellico, Maroncelli e altri nostri patrioti risorgimentali. Oggi la fortezza è al centro di una polemica perché qualcuno vorrebbe trasformarla in un albergo di lusso. Comunque lo Špielberk e l’altro castello, quello di Veveří, a una decina di chilometri dalla città, sono visitabili.

Protagonisti: i Re-Enactors

Giacomo Fedele in uniforme storica

Giacomo Fedele in uniforme storica

Anche gli italiani sono stati presenti alla ricostruzione della battaglia di Austerlitz,  ripercorrendone fedelmente i momenti storici. Dal 1996, a Milano, si è costituito un gruppo storico che prende il nome dal “Il Reggimento Leggiero” del napoleonico Regno d’Italia. Giacomo Fedele, ufficiale di artiglieria in congedo, è uno dei coordinatori italiani dell’iniziativa: “Praticare il re-enactement non è giocare a fare i soldati” sostiene “ma ricostruire il più fedelmente possibile un evento bellico secondo i dettami dell’archeologia sperimentale”.
Il “I Leggiero”  è composto da una cinquantina di re-enactors che si incontrano periodicamente per addestrarsi nelle difficili manovre tipiche delle battaglie napoleoniche ed esercitarsi nel maneggio delle armi, fucili ad avancarica e persino cannoni, repliche esatte di quelli originali.

Austerlitz 2005, primo bicentenario

“Aver partecipato ad Austerlitz 2005 è stato un evento fondamentale per i gruppi europei” spiega Fedele “perché questo è stato il primo bicentenario napoleonico a tenersi fuori d’Italia, non volendo considerare il primo bicentenario in assoluto che ha avuto luogo a Marengo (Alessandria) nell’anno 2000. Soltanto i gruppi meglio addestrati sono stati invitati a partecipare“ sostiene, giustamente orgoglioso ”Il nostro comandante ha persino ricevuto l’onore di essere chiamato a comandare una delle brigate francesi”. Ma non sono intervenuti solo i napoleonici ad Austerlitz. Esiste anche un gruppo che impersona L’Imperial Regio Reggimento di Fanteria di linea n° 44 “Prinz Alberico Barbiano di Belgiojoso” austriaco, reparto tutto lombardo, allora l’unico a essere considerato italiano a tutti gli effetti.

Dario Toso è il responsabile comandante del gruppo: “La nostra presenza ha completato il mosaico delle undici nazionalità che componevano l’esercito imperiale” spiega “Con i nostri colleghi cechi, slovacchi, austriaci, russi e degli altri paesi, c’è molta amicizia e spirito di corpo e naturalmente siamo stati davvero onorati di aver partecipato a un avvenimento unico”. Anche le donne e i bambini sono stati chiamati in battaglia, come succedeva in passato. Leziosamente vestiti, hanno rappresentato le vivandiere e i figli dei soldati che sempre seguivano, raccontano le cronache, i loro mariti e padri per rifocillarli dopo la dura battaglia.

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