Lunedì 15 Aprile 2024 - Anno XXII

Carnevale: le maschere di Putignano e Tufara

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Il carnevale di Putignano in Puglia risale al 1394. La maschera di Putignano è Farinella, un giullare con abiti multicolori ideata nel 1953. Spostandoci in Molise caratteristico è il carnevale di Tufara, in provincia di Campobasso. La maschera è un diavolo avvolto in una pelle di capra

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Carnevale di Putignano, the show must go on

Un’occasione per un viaggio nelle Murge è il Carnevale di Putignano dove, da oltre seicento anni, si svolge un carnevale tra i più caratteristici del nostro Paese.
Il Carnevale di Putignano rappresenta certamente un grande evento, un appuntamento che contribuisce a “rafforzare quella immagine della Puglia autentica per le sue tradizioni ancora vere e sentite, ma anche contemporanea perché sa rivisitare le sue tradizioni per parlare ad un pubblico sempre più vasto ed internazionale” come afferma Loredana Capone, Assessore regionale alla Industria Culturale e Turistica.
Un carnevale che risale al 1394 e che mette in vetrina non solo le abilità di maestri cartapestai, ma anche prodotti tipici del territorio e, in generale, l’inventività di una comunità di persone di spirito, che quest’anno ha scelto quale slogan della manifestazione “Ride bene chi ride sempre”.

Dal Medioevo ai giorni nostri

Maschera-FarinellaIl Carnevale di Putignano in realtà viene inaugurato tradizionalmente con la Festa delle Propaggini, che si svolge il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano. Si fa risalire al Medioevo l’origine di questa festa, quando alcuni contadini, intenti nei campi a piantare viti con la tecnica della “propaggine”, abbandonarono il lavoro per unirsi, ballando e cantando, alla processione per la traslazione delle reliquie del santo che, dalla cittadina di Monopoli venivano condotte a Putignano, ritenuta più sicura dalle incursioni saracene (Putignano conserverebbe frammenti del cranio del santo cristiano). Oggigiorno i cosiddetti propagginanti, sempre a Santo Stefano, nei panni di contadini, si esibiscono in versi satirici, alimentati da fatti e personaggi della comunità.

 Putignano si confronta con la diversità

invidia-ovvero-chi-mostra-gode-chi-guarda-crepaPuò una manifestazione carnevalesca svolgere un ruolo educativo? In effetti è proprio ciò che si propone la Fondazione del Carnevale di Putignano per l’edizione 2016, affrontando il tema, attualissimo, della diversità. In un mondo sempre più cosmopolita, il confronto con la diversità, andrebbe inteso come opportunità, come risorsa, ma anche come diritto. Ma soprattutto come un modo per apprendere e arricchirsi dal prossimo.
Per questo i sette i carri, che fanno capo ad altrettante associazioni, si ispireranno al tema della diversità, sfilando nel cuore di Putignano a partire dal 24 gennaio, ognuno con un suo preciso nome: Non tutti i Gulliver vengono per nuocere, Miseria e Nobiltà (‘A livella), Senza identità (il vento a volte viene da sud), Una per tutti, tutti in una, Un solo Dio, La razza umana, Nell’emergenza non c’è differenza.
Quattro sfilate, due diurne (24 gennaio e 7 febbraio ore 11,00) e due serali (30 gennaio e 9 febbraio ore 19,00), tredici Gruppi Mascherati, Cinque Maschere di carattere e più di cinquanta appuntamenti che renderanno vivo il cuore di Putignano.
Altra novità di quest’anno è l’adozione delle cosiddette “faccine” o emoji che  ha dato vita a cinque maschere-simbolo del Carnevale: quelle di Zorro, Pirata, Fatina, Arlecchino e Pierrot. La Fondazione ha lanciato una nuova sfida: chi si truccherà da emoji, nel rispetto della campagna di comunicazione firmata da Never Before Italia, potrà assistere gratuitamente all’ultima sfilata dalla tribuna d’onore.

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La maschera di Farinella

FarinellaMa a questo punto, ci si chiederà, qual è la maschera che identifica Putignano? E’ Farinella, la maschera ideata nel 1953 dall’illustratore Mimmo Castellano. La maschera rappresenta un giullare in abito multicolore, con cappello a due punte, con sonagli. Maschera che rimanda ad un antico alimento del territorio, la  farinella appunto, farinata di ceci e orzo macinati e tostati, pasto quotidiano di generazioni di contadini mentre erano al lavoro nei campi.
A Putignano, ancora oggi, il laboratorio di Paolo Campanella simboleggia il mestiere di mugnaio, che nella sua famiglia si tramanda da quattro generazioni. Un’eredità che vive nell’antica macina in pietra (oggi azionata da motore). La farinella qui prodotta, è il risultato di un sapere artigianale unico e dalle materie prime impiegate, solo orzo e ceci locali coltivati a Putignano o nella vicina Altamura.

La ricetta di Farinella
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Rape stufate in brodetto e polvere di farinella

Stefano D’Onghia, Patron e Chef dell’osteria Botteghe Antiche, propone una reinterpretazione in chiave moderna di un’antica ricetta.
RAPE STUFATE IN BRODETTO E POLVERE DI FARINELLA
Ingredienti: rape 500 g; brodo vegetale; farinella; crostini di pane
Stufare le rape con olio e aglio e aggiungere qualche pomodorino e peperoncino. Preparare il brodo vegetale che servirà per la composizione del piatto. Servire le rape in un piatto fondo affogate nel brodo bollente. Aggiungere 2 cucchiai di farinella, un crostino di pane e un filo d’olio extravergine.
www.carnevalediputignano.it

Molise: Carnevale di Tufara, un rito che arriva da lontano
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Carnevale di Tufara

Tra i carnevali italiani da segnalare, per la sua originalità, vi è quello che si svolge in Molise, nel borgo di Tufara, in provincia di Campobasso, che offre, ancora oggi, una rappresentazione di interesse folcloristico, ma anche culturale.
Dal primo pomeriggio dell’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), per le strade di Tufara avanza una comitiva composta da un diavolo, raffigurato con corna e tridente, avvolto in una pelle di capra, preceduto da due personaggi che scuotono una falce, vestiti di bianco, col volto infarinato che rappresentano la morte. Altri figuranti, con tonache scure e volti anneriti, trattengono il diavolo con catene, mentre si dimena, cercando di importunare i presenti. La manifestazione si chiude con la condanna a morte di un fantoccio che rappresenta il Carnevale. Dopo essere stato fucilato viene lanciato dagli spalti del castello. Una tradizione assai antica che si può ricondurre agli antichi riti propiziatori per l’arrivo della primavera, già diffusi in epoca preromana e romana che ricorda la passione e morte di Dioniso, rappresentato dalla maschera zoomorfa, Dio della vegetazione, che muore e rinasce ogni anno.

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