Giovedì 15 Novembre 2018 - Anno XVI
Idoli. Il potere dell’immagine

Idoli. Il potere dell’immagine

A settembre, Venezia ospita la mostra della Fondazione Ligabue con più di 100 reperti archeologici dalla penisola Iberica all’India. Sculture dal Neolitico sino all’età del Bronzo

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Venere Ligabue, Iran, © Fondazione Giancarlo Ligabue, Photo by: Hughes Dubois

Idoli. Il potere dell’immagine è il titolo della mostra a Venezia, dal 15 settembre a palazzo Loredan, a cura della Fondazione Ligabue. Più di cento reperti archeologici, dal 4000 avanti Cristo sino al 2000, saranno esposti in una rassegna che ha il pregio di un’ampia copertura geografica: le opere sono ritrovamenti dalla valle dell’Indo all’Iran, dalla Mesopotamia a Cipro, fino a raggiungere il territorio oggi spagnolo.
La mostra, a cura di Annie Caubet, è promossa dalla Fondazione e avrà molti oggetti della collezione di Giancarlo Ligabue, mecenate e ricercatore. Completano l’esposizione prestiti italiani e stranieri: tra gli altri, museo archeologico nazionale di Cagliari, museo di Cipro, museo reale d’arte e di storia di Bruxelles, museo archeologico nazionale di Madrid e ancora collezioni private francesi, britanniche e tedesche.

Idoli. Il potere dell’immagine: da dove nasce la mostra

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Testa regale, Mesopotamia, © Fondazione Giancarlo Ligabue, Photo by: Hughes Dubois

È stato Inti Ligabue, figlio di Giancarlo Ligabue, al quale è intitolata la Fondazione, a spiegare, nella conferenza stampa a Milano, le origini della mostra: “C’è un’opera che ricorda tuttora il ruolo svolto da mio padre negli studi e nelle spedizioni di scavo. È un reperto che è stato chiamato Venere Ligabue, che fa parte della collezione e che vedrete in mostra”. Giancarlo Ligabue diede vita a 130 spedizioni scientifiche, dall’Africa all’Asia. Un anno dopo la sua morte, nel 2016, fu la Fondazione a promuovere attività culturali e di divulgazione. La mostra Idoli. Il potere dell’immagine è la terza esposizione dedicata alle civiltà antiche, dopo “Il mondo che non c’era” e “Prima dell’alfabeto”.
Il focus questa volta sta nella rappresentazione del divino, in un arco di tempo tra l’età della Pietra e l’età del Bronzo.

Così lontano così vicino: quattromila anni prima di Cristo

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Madre di Turriga, © Fondazione Giancarlo Ligabue, Photo by: Hughes Dubois

Gli idoli che si vedranno a Venezia sono statuette votive: forse accompagnavano riti funebri, oppure erano presenti nelle case e nei templi. Il loro utilizzo non è sempre conosciuto, mentre ne possiamo notare le tendenze stilistiche: ci sono le Dee madri, donne prosperose, probabilmente simbolo di fecondità, ci sono sculture stilizzate o naturalistiche, corpi quasi senza volto o teste molto realistiche. Destano interesse le sculture un po’ maschio e un po’ femmina e le forme miste, uomo e animale.
La varietà delle immagini si deve ai molti territori di origine dei reperti, ma la novità della mostra è un’altra: alcune opere, distanti geograficamente, mostrano caratteri simili.A volte sono realizzate con lo stesso materiale, oppure hanno una cifra comune. “Siamo portati a pensare che in quel periodo i viaggi fossero limitati”, ha detto Annie Caubet, curatrice. “In realtà, scambi commerciali e confronti esistevano già allora, anche se con tempi e modi diversi da quelli attuali”. L’ossidiana della Sardegna e dell’Anatolia, i lapislazzuli importati dall’Afghanistan, l’avorio ottenuto dalle zanne degli ippopotami dell’Egitto o delle Coste del Levante: molti indizi fanno pensare che le comunità antiche avessero scambi commerciali e canali di comunicazione.
Idoli. Il potere dell’immagine è una mostra che si può visitare da più punti di vista: per ammirare la bellezza stilistica, già altissima, delle sculture o per scopi didattici e culturali. Sarà aperta fino al 20 gennaio 2019.
Info: www.fondazioneligabue.it

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