Sabato 25 Settembre 2021 - Anno XIX
Busto di Dante Alighieri

Busto di Dante Alighieri

Dante alla corte dei Polenta signori di Ravenna

Concludiamo con questo articolo il nostro viaggio itinerario dei luoghi dove si è rifugiato Dante durante l’esilio da Firenze. Ultima tappa del cammino e della sua vita Ravenna dove muore il 14 settembre 1321.

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Quadro di Henry Holiday “Portrait of Dante” esposto a Forli alla mostra: “Dante. La visione dell’arte”

Dante Alighieri cammina, viaggia con i mezzi dell’epoca. Frequenta ora una corte, ora un mecenate. Non si ferma di fronte agli incarichi che riceve dai potenti signori, conscio di saper scrivere ed usare le parole appropriate, quelle vergate nelle tante epistole per altrettante ambascerie. Usa un registro linguistico personale, curato, elegante dove dimostra i risultati degli studi fatti attraverso le regole dell’artes dictandi.

Egli scrisse lettere di natura politica rivolte a vescovi, cardinali, alcune destinate agli amici, esuli come lui e ancora altre indirizzate ai signori da cui aveva ricevuto protezione e ospitalità.
Nel 1315 Dante avrebbe potuto ritornare a Firenze ma la condizione che gli veniva chiesta era troppo umiliante: riconoscere la propria colpevolezza. Rifiutò l’amnistia e preferì l’esilio.

Da Verona a Ravenna alla corte di Guido Novello da Polenta

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Le vie di Dante

Nel 1318 Dante si allontana da Cangrande Della Scala, signore di Verona e si reca alla corte di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna.
Guido Novello, discendente da una nobile famiglia, assume le cariche di podestà della città di Ravenna dal 1316 al 1322. Il nome deriva probabilmente dal castello di Polenta presso Bertinoro, attualmente in provincia di Forlì. Al pari di altri Signori dell’epoca, anche Guido Novello si fa interprete di una nobile arte: quella del mecenate.

Egli protegge, ospita e supporta economicamente Dante in cambio di alcuni servizi a cui il Poeta non si sottrae. Sarà uno di questi incarichi ad essere “galeotto” per la fine prematura di Dante. Guido Novello, suo malgrado, è fortemente impegnato a contrastare lotte intestine in terra romagnola. Deve controllare la produzione ed il commercio del sale di Cervia e cercare di contrastare il crescente conflitto navale con Venezia, più potente come flotta militare. Incarica, quindi, il suo ospite più illustre a recarsi nella città lagunare per un’ambasceria.

Dante ambasciatore presso la Serenissima

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Basilica di San Francesco, Ravenna

Nonostante l’esito incerto del suo intervento presso il Senato della Serenissima, Dante contrae la malaria mentre viaggia lungo le acque paludose delle Valli di Comacchio. La malattia sarà fatale e Dante muore a Ravenna nella notte tra il 13 ed il 14 settembre 1321.
La riconoscenza di Dante verso l’illustre mecenate, a sua volta erudito poeta, si evince dalle parole con cui conclude una lettera indirizzata al signore di Ravenna: “L’humil servo vostro Dante Alighieri Fiorentino”.

Guido Novello, molto scosso per la morte del Poeta, gli rese tutti gli onori con funerali solenni nella basilica di San Francesco, alla presenza dei figli del Poeta e delle autorità cittadine. In questa città l’Alighieri deve aver trovato la pace e la serenità, ideali per concludere il lungo lavoro della sua Comedia. Stanco ed affaticato per i viaggi intrapresi, iniziò a dedicarsi al compimento del Paradiso. In terra ravennate fu raggiunto anche dai tre figli: Jacopo, Pietro e Antonia.

La storia di Francesca da Rimini e Paolo Malatesta

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Paolo e Francesca, opera di Jean Auguste Dominique Ingres

Durante il suo soggiorno alla corte dei Da Polenta, Dante venne a conoscenza di fatti e storie passate. Tra le tante, Dante riporta alla luce una triste vicenda d’amore nata tra due amanti adulteri e per questo condannati nel cerchio dei lussuriosi all’Inferno nel Canto V (vv. 82-143).
Lei è Francesca Da Rimini, figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna. Giovanissima, sposò Gian Ciotto (zoppo, sciancato) Malatesta, signore di Rimini, da cui ebbe la figlia Concordia. S’innamorò, ricambiata, del cognato Paolo Malatesta. Sorpresi dal marito di lei, furono entrambi uccisi. Dante ricorda sia la tragedia, sia Ravenna nei versi struggenti del canto quinto:

“Siede la terra dove nata fui / su la marina dove ‘l Po discende / per aver pace co’ seguaci sui.”…………/ Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse; / soli eravamo e sanza alcun sospetto. ………/ la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Le spoglie di Dante Alighieri riposano nel monumento funebre a forma di tempietto eretto presso la Basilica a Ravenna. Venne edificato tra il 1780 e il 1781 in stile neoclassico ed è sormontato da una piccola cupola, mentre sulla porta d’ingresso si legge la scritta in latino: “Dantis poetae sepulcrum”.

La parola di Dante fresca di giornata

Una parola di Dante al giorno, per tutto il 2021. In occasione della ricorrenza dei settecento anni dalla morte del poeta, l’Accademia della Crusca pubblicherà 365 schede dedicate alla sua opera: affacci essenziali sul lessico e sullo stile del poeta, con brevi note di accompagnamento.
La parola di Dante fresca di giornata è un’occasione per ricordare, rileggere, ma anche scoprire e approfondire la grande eredità linguistica lasciata da Dante.

Info: https://vivadante.it

www.viedidante.it

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Sicuramente apprezzabile da vedere anche il video Rai La tomba di Dante-Meraviglie curato da Alberto Angela che vi proponiamo.

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