
Il senso del Giorno del Ricordo si riassume in una foto emblematica, scattata il 6 luglio 1946, capace da sola di raccontare la storia dell’esodo forzato degli italiani istriani. Basta osservarla attentamente per coglierne il significato più profondo: quella bambina ha appena cinque anni. È vestita con cura, pettinata ordinatamente, come se dovesse partecipare a una festa. Ma di festa, in realtà, non c’è nulla.
A raccontarlo sono i dettagli. La piccola valigia che stringe davanti a sé, con la scritta “ESULE GIULIANA n. 30001”, e l’ombrello trattenuto con forza tra le manine, quasi a non voler perdere anche le ultime cose rimaste. Oggetti semplici, tuttavia importanti, essenziali.
Nel volto della bambina è impressa una tristezza che va oltre la sua età. Uno sguardo serio, quasi consapevole, che lascia presagire un destino già segnato ovvero quello di profuga. Lei è una dei tanti bambini/e che, insieme alle loro famiglie-spesso smembrate dall’esodo forzatamente imposto dalle milizie di Tito-non avrebbero mai più rivisto le proprie case, le scuole, i luoghi dell’infanzia.
Giorno del Ricordo, la forza dell’immagine
La fotografia non mostra violenza esplicita, eppure la racconta tutta. Racconta la perdita, lo sradicamento, il silenzio che per decenni ha avvolto la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Ed è proprio da immagini come questa che nasce il senso più profondo del Giorno del Ricordo ovvero dare un volto, un nome e una storia a chi troppo a lungo è rimasto invisibile.
La foto è iconica perché rimanda a una tragedia collettiva che ha coinvolto centinaia di migliaia di italiani, costretti ad abbandonare le proprie terre al termine della Seconda guerra mondiale. Dietro quella valigia numerata si cela la realtà che coinvolse migliaia di esuli istriani a partire dall’8 settembre 1943, data storica dell’armistizio pronunciato da Badoglio.
Un dovuto riconoscimento alle vittime delle foibe

Da immagini come questa nasce il senso del Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio per riportare alla luce una vicenda storica troppo a lungo dimenticata.
Istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, il Giorno del Ricordo rappresenta un riconoscimento dovuto alle vittime delle foibe, all’esodo degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e alla complessa vicenda del confine orientale nel secondo dopoguerra, dopo decenni di silenzio.
Migliaia di persone furono uccise e gettate nelle cavità carsiche, le foibe mentre circa 250.000 italiani furono costretti ad abbandonare Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire a persecuzioni e discriminazioni.
La perdita dei territori sancita nel Trattato di Parigi

Il Trattato di Parigi del 1947 pose fine alle violenze e sancì la perdita di importanti territori italiani. Fiume, Zara e Pola furono assegnate alla ex Jugoslavia, mentre l’Italia mantenne il controllo di Trieste che rientrò definitivamente sotto sovranità italiana solo nel 1954, evento ricordato anche nel 2024, a settant’anni dal suo ritorno.
Quella bambina ha un nome: Egea Haffner. Oggi è una donna anziana, testimone di un’esistenza segnata dall’esilio. La sua fotografia continua a ricordarci che dietro ogni evento storico ci sono persone reali, infanzie spezzate e memorie che chiedono di non essere dimenticate.
Film e libri sulla tragedia delle foibe
Numerosi film e libri hanno raccontato il dramma delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Tra le opere più significative:
- “Foibe” (2016), documentario che indaga sugli eventi delle foibe e sulle vicende connesse all’esodo giuliano-dalmata.
- “La rosa dell’Istria”, film TV che affronta il dramma di una famiglia istriana costretta a fuggire in Friuli.
- “Red Land – Rosso Istria” (2018), film che documenta la tragedia delle persecuzioni.
Tra i libri più rappresentativi:
- “La bambina con la valigia. Il mio viaggio tra i ricordi di esule al tempo delle foibe” di Egea Haffner e Gigliola Alvisi.
- “L’Esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia” di Arrigo Petacco, che affronta il tema dell’esodo giuliano-dalmata.
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