
Passato, contemporaneo e futuro non sono categorie separate, ma dimensioni che nell’arte continuano a intrecciarsi. A Venezia, tra marzo e maggio 2026, tre mostre mettono in scena questo dialogo tra memoria, ricerca e sperimentazione, offrendo uno sguardo articolato su come l’arte continui a interrogare il proprio tempo.
Venezia torna così a essere un crocevia di epoche e visioni: un percorso che parte da lontano, attraversa luoghi memorabili, vive nella contemporaneità e si proietta verso il futuro prossimo. Queste linee del tempo trovano espressione nelle esposizioni artistico-culturali che animano la città dei Dogi, da sempre protagonista nella diffusione di una cultura capace di parlare a pubblici diversi.
Venezia: il Museo di Torcello

La prima tappa di questo percorso temporale conduce alle radici più remote della storia lagunare. Torcello, piccola isola di Venezia, vanta origini antiche che oggi riaffiorano in tutta la loro bellezza nel Museo di Torcello, dove sono conservati reperti archeologici risalenti al II millennio a.C. e manufatti dell’età romana, bizantina e altomedievale.
Un buon numero di questi reperti oggi è parte integrante della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, allestita a Palazzo Ducale, nella sezione dedicata ai Veneti. Qui l’antichità non appare come un capitolo distante, ma come una presenza viva, capace di raccontare l’evoluzione culturale e artistica che ha preceduto e influenzato il mondo romano e, più in generale, l’identità del Mediterraneo.

La gestione del Museo di Torcello spetta, da alcuni mesi, alla Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE), impegnata nella valorizzazione del ricco patrimonio storico e nella sua divulgazione sia ai residenti sia ai numerosi turisti che approdano a Torcello.
Non dimentichiamo che in questa piccola isola dimorò l’illustre scrittore Ernest Hemingway presso la Locanda Cipriani, dove iniziò a scrivere il famoso romanzo “Di là dal fiume e tra gli alberi”, trovando in questo lembo di terra pace, quiete e ispirazione.
Venezia: Archivio di Stato

La linea del tempo con cui abbiamo iniziato il nostro percorso abbandona le acque lagunari di Torcello e prosegue verso un itinerario altrettanto affascinante, dove il dialogo tra passato e presente continua a prendere forma.
All’Archivio di Stato di Venezia andrà in scena la mostra della fotografa indiana Dayanita Singh, artista nota a livello internazionale per il suo lavoro sul rapporto tra fotografia, archivio e memoria. In questo contesto carico di storia, le immagini di Singh dialogano idealmente con i documenti secolari conservati nell’archivio veneziano, trasformando lo spazio in un luogo di riflessione sul modo in cui il passato continua a essere conservato, interpretato e riletto attraverso lo sguardo contemporaneo.

L’esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile dal 17 aprile al 31 luglio 2026 in occasione della 19ª edizione di Incroci di civiltà, manifestazione culturale che prevede un nutrito programma di incontri, conferenze e presentazioni di libri. La kermesse culturale è ideata dalla stessa artista insieme a Chiara Spangaro, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi e dell’Archivio di Stato di Venezia.
L’artista Dayanita Singh è nata nel 1961 a New Delhi, dove vive e lavora. I suoi studi riguardano la comunicazione visiva, il fotogiornalismo e la fotografia documentaria presso l’International Center of Photography di New York. Ha realizzato mostre presso musei e gallerie del suo Paese natale, ma il suo lavoro espositivo si è esteso anche in Europa e in Giappone.
Venezia: Palazzo Diedo

Se nei luoghi della memoria abbiamo incontrato reperti archeologici e documenti d’archivio, ora è la volta dell’approccio verso creazioni artistiche concettuali più vicine al contemporaneo e proiettate verso il futuro.
A Palazzo Diedo, storico edificio nel sestiere di Cannaregio, la Fondazione Berggruen Arts & Culture, che porta il nome del filantropo Nicolas Berggruen, presenta la mostra “Unfinished” dell’artista britannica Ceal Floyer, recentemente scomparsa.
Questa esposizione, visitabile dal 4 maggio al 22 novembre 2026, offre una panoramica del lavoro dell’artista attraverso video, fotografia, installazioni sonore, readymade e sculture, mettendo in risalto la sua vena umoristica per interpretare la realtà quotidiana.
Il percorso espositivo e le opere

Le opere, infatti, trasmettono una simbiosi tra creatività dell’artista e interpretazioni paradossali del vivere odierno.
Il percorso espositivo include lavori iconici come ‘Til I Get It Right (2005), un lavoro sonoro in loop su un verso della celebre canzone di Tammy Wynette, e Bucket (1999), in cui un lettore CD riproduce il suono di una goccia d’acqua che cade a intervalli regolari.
Opere come Again and Again (2012) e Ink on Paper (2010) mostrano come gesti semplici e ripetitivi possano generare forme visive complesse, mentre lavori più datati come Light Switch (1992) o Blind (1997) giocano con la percezione e il linguaggio visivo.
Il colore, raramente utilizzato dall’artista, compare in opere come 644 (2025), una fotografia in cui le pecore al pascolo sono numerate da 1 a 644, richiamando memorie dell’infanzia e della quotidianità.
La mostra, curata da Ann Gallagher e Jonathan Wattkins, è supportata da Esther Schipper Gallery e Lisson Gallery. La Fondazione Berggruen Arts & Culture è un’iniziativa globale dedicata a promuovere progetti interdisciplinari che colmano il divario tra arte, scienza e discipline umanistiche.
Ceal Floyer è nata nel 1968 a Karachi (Pakistan) e cresciuta nel Regno Unito dove ha completato i suoi studi al Goldsmiths College di Londra e dove fu notata da critici e curatori ancor prima di conseguire il diploma. Ha esposto fin dal 1994 partecipando anche alla Biennale di Venezia del 1995 dove espose Unfinished, una proiezione video da cui prende il nome l’attuale esposizione veneziana.
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