Dai colossi come BYD e Geely al rebranding italiano fino alla storia di MG: la mappa completa per orientarsi tra marchi, tecnologie, strategie di mercato e consigli utili all’acquisto.
Fino a qualche anno fa le auto cinesi in Italia erano delle perfette sconosciute mentre oggi, ed i più attenti lo avranno notato, sono presenti sulle nostre strade in maniera sempre più diffusa. A settembre al Salone Auto Torino su 47 brand 19 erano cinesi: una presenza che sfiora il 40%. Molte case automobilistiche cinesi stanno esportando ufficialmente i propri prodotti sul nostro mercato, con modelli accattivanti e con linee occidentali.
Punto di forza, ma non solo, è il prezzo molto concorrenziale rispetto a modelli simili di case affermate e conosciute.
Dalla Santana al Salone di Torino: la lunga storia dell’auto cinese
Questa diffusione di marchi cinesi non è casuale in quanto l’industria automobilistica cinese vanta una lunga tradizione. Il primo modello di auto cinese ha visto la luce nel 1958, ma già nel 1949 venivano prodotti veicoli commerciali e militari di origine sovietica.

Dopo anni di collaborazione e rebranding di auto di produzione sovietica, negli anni ’90 i costruttori occidentali sbarcano sul suolo cinese. Tra le prime case europee Volkswagen che nel 1983 presentò la berlina Santana, che divenne l’auto più venduta in Cina, rimasta in produzione fino al 2013 dalla odierna SAIC Motors. Anche altre case hanno prodotto in Cina, come Buick, Peugeot, Suzuki, Citroen e Jeep.
Gruppi, brand e strategie: come orientarsi nell’universo dei motori cinesi
Non è facile orientarsi fra i numerosi marchi che fanno capo ai grandi gruppi automobilistici cinesi. Giusto per circoscrivere il fenomeno esemplifichiamo alcuni casi tra quelli più diffusi nel nostro Paese
- Gruppo Chery opera con i marchi Chery, Omoda, Jaecoo, Exlantix, Jetour
- BYD (Build Your Dreams) ha BYD (Serie Dynasty e Ocean come Seal, Atto 3), Denza, Yangwang, Fang Cheng Bao
- Gruppo Geely comprende Geely Auto, Zeekr (elettriche premium) ma anche marchi internazionali come Volvo Cars, Polestar, Lotus, Lynk & Co, Smart.
Le differenti strategie
Nell’ambito delle auto cinesi in Italia bisogna distinguere tra:

- modelli commercializzati con i marchi cinesi d’origine, come ad esempio BYD, Leapmotor e Omoda,
- marchi italiani che importano e modificano leggermente modelli di origine cinese ovvero che seguono un processo di rebranding, come DR, Cirelli ed EMC;
- brand di provenienza europea che sono però controllati da colossi cinesi, quali MG, brand storico inglese che dal 2006 è in mano cinese e i marchi con quartieri generali in Svezia Lynk & Co e Polestar, entrambi collegati a Volvo, ma interamente controllati dal Gruppo Geely, con produzione di tutti i suoi modelli su suolo cinese;
- marchi di proprietà parziale o totale cinese che producono in collaborazione con una casa del Dragone ma che non sono dei costruttori cinesi, quali Smart che è legata a Geely pur rimanendo sotto la maggioranza di Mercedes-Benz oppure Lotus posseduta al 100% dal gruppo Geely pur conservando la produzione di un modello termico in Gran Bretagna.
I grandi produttori cinesi in Italia: da BYD a Leapmotor
I costruttori cinesi stanno utilizzando soprattutto l’elettrificazione, l’ibrido e una gamma sempre più ricca di modelli per conquistare quote di mercato.
La BYD è orientata sull’ibrido e sull’elettrico e si concentra su piccole compatte, berline filanti e SUV spaziosi, e ben 9 auto elettriche, dalla piccola Dolphin Surf al SUV da 5 metri Tang.

La Jaecoo tra le più apprezzate a livello europeo, insieme al marchio Omoda, porta sul mercato auto di un livello superiore, con stile personale, interni curati e tecnologie all’avanguardia. SUV e crossover compatti i modelli più di successo.
La gamma Dongfeng si distingue per l’offerta di varianti full electric ma anche di ibride full e classiche motorizzazioni a benzina. Con il marchio Forthing propone una serie di veicoli dallo stile moderno e dall’ottimo livello tecnologico mentre con DFSK SUV e crossover a trazione anteriore. con la scelta di numerose alimentazioni tra benzina, GPL e PHEV.
Leapmotor è un brand con una strategia mirata: per l’arrivo in Europa, la casa cinese ha infatti siglato un accordo di collaborazione con Stellantis per la vendita e l’assistenza dei modelli nel Vecchio Continente. Produce principalmente vetture elettriche o ibride di tipo Range Extender, e ha una gamma che, nei prossimi anni, si espanderà notevolmente.

Arrivato sul mercato nel 2024, il marchio SWM era un’azienda nata negli anni ’70 in Italia come produttore di motociclette. Dopo il fallimento nel 1984, il Gruppo cinese Xinyuan rilevò il marchio. La produzione si concentra su vetture a ruote alte, con SUV dallo stile piuttosto curato e un buon rapporto qualità-contenuti.
L’anima europea con cuore cinese: Lynk & Co, Polestar e MG

La Lynk & Co, ha iniziato con modelli più giovani e tecnologici, a partire dal know-how della svedese Volvo, disegnati a Goteborg, in Svezia, e prodotte in Cina. Crossover e SUV dotati di uno stile personale e di un’ottima qualità costruttiva, con motori elettrici o ibridi.
Anche Polestar ha un’anima svedese, per anni è stata la divisione sportiva di Volvo diventata un marchio a sé, concentrandosi sulla produzione di automobili elettrificate moderne, minimali ma raffinate e ricercate. Produce modelli coupé e berlina, SUV e crossover coupé, quest’ultimo si caratterizza per l’assenza di un lunotto posteriore in vetro, sostituito da una serie di telecamere

MG è il marchio cinese che ha conquistato più clienti negli ultimi anni in Italia. Lo storico marchio inglese dopo il fallimento del Gruppo MG Rover è stato acquisito, un anno dopo, dalla cinese Nanjing, passata poi a SAIC Motor. Ha seguito un processo di trasformazione del brand, che oggi punta su modelli dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, compatte, elettriche e SUV, e la prima sportiva dall’addio alla MG TF, la MG Cyberster, un’elettrica scoperta a due posti con potenze fino a 510 CV.

Il fenomeno del rebranding: il modello DR, Cirelli ed EMC
DR è stato il precursore di questo filone di costruttori grazie all’iniziativa dell’imprenditore Massimo di Risio. L’idea è stata quella di importare vetture di produzione Chery che vengono personalizzate nello stile ed in alcuni dettagli, sulle quali viene apposto il marchio del costruttore molisano.

Il primo modello di DR venne lanciato nel lontano 2007 e si trattava del SUV DR 5 derivato dalla Chery Tiggo, la cui commercializzazione avveniva nei supermercati. La DR 5 ottenne un sorprendente successo, con decine di migliaia di esemplari venduti, Nel 2023 è arrivata anche la prima elettrica a marchio DR, la piccola 1.0 EV. Tutti gli altri modelli disponibili sono dei crossover, senza dimenticare il grande pick-up PK8. Oggi il brand DR è divenuto un vero e proprio Gruppo con ben 5 marchi:

- EVO, è il primo marchio “derivato” da DR con vetture più pragmatiche e abbordabili della famiglia DR. Con questo marchio DR inizia ad offrire auto di altri brand cinesi oltre a Chery. La gamma comprende vetture, SUV, pick-up e monovolumi.
- ICH-X creato nel 2023 è un brand dedicato a modelli fuoristrada robusti e rudi, con uno stile squadrato, trazione integrale e motori turbo vigorosi.
- Sportequipe è il marchio più sportivo del Gruppo, con modelli dinamici e prestazionali, ma anche lussuosi e ricercati, e due SUV dallo stile ancora più sportivo
- Tiger era un marchio inglese, attivo negli anni 80 e 90, oggi porta sul mercato delle auto piuttosto grintose e aggressive. Il primo modello di questa giovane Casa è la Tiger Six, un SUV da 4,60 metri.

Al recente Salone Auto Torino ha presentato il nuovo progetto Historic Italian Brands, con i marchi storici Itala e O.S.C.A. Le basi tecniche dei modelli arrivano dai gruppi cinesi GAC e Changan; design, interni, elettronica, sospensioni e impianto frenante sono invece curati in Italia e per ora si tratta di crossover e SUV.
A seguire le orme di DR ci sono altri marchi come Cirelli ed EMC (Eurasia Motor Company).
Nato in Lombardia nel 2022, Cirelli utilizza lo stesso modello di business adottato dal gruppo Dr. Ma non è legato ad un brand in particolare, scegliendo i modelli da importare secondo le esigenze del mercato, con un’offerta molto variegata, con modelli di origine SWM, Dongfeng, DFSK o Forthing.
EMC Auto propone una gamma diversificata con city car, SUV e pick-up, questi ultimi con il marchio Foton, e proprio al Salone Auto Torino, svoltosi in settembre, ha presentato per la prima volta in Italia Hongqi orientata a modelli di lusso.
Comprare un’auto cinese: i 4 fattori chiave da valutare prima dell’acquisto
I principali fattori da considerare per un buon acquisto sono:
- la dotazione di serie: i costruttori cinesi offrono allestimenti completi senza sovrapprezzi
- gli incentivi e promozioni: sconti dedicati e incentivi statali riducono il costo finale
- i costi di gestione e consumi reali: la manutenzione ordinaria è lineare e contenuta
- la rete di assistenza e reperibilità ricambi: è forse il punto debole per cui è meglio affidarsi a reti strutturate e officine certificate, con garanzia di un supporto post-vendita immediato.
Le auto cinesi in Italia sono sempre più diffuse e nuovi marchi continuano ad arrivare sia direttamente dalle case originarie sia come modelli rebranding.
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