Domenica 3 Luglio 2022 - Anno XX
Nuova Zelanda Auckland

Nuova Zelanda Auckland

Nuova Zelanda: vele a mezz’asta

La strepitosa vittoria della barca svizzera Alinghi ha messo in crisi un intero popolo. Un viaggio nei segreti della vela

coppa Sky Tower

Sky Tower

Dalla sommità della Sky Tower, divenuta con i suoi 328 metri la più alta dell’emisfero australe e simbolo di Auckland, il panorama è ineguagliabile. Dalla terrazza si dominano il Mar di Tasmania e l’infido e capriccioso Golfo di Hauraki con le sue isole. Nella lingua dei Maori Auckland diventa un nome quasi impronunciabile, Tamaki-Makau-Rau, che significa “sposa di cento innamorati”, desiderata da molti, conquistata da pochi. All’arrivo dei primi europei nel 1842, la Nuova Zelanda era abitata dai Maori, navigatori di origine polinesiana. I sudditi inglesi hanno apportato molti cambiamenti, ma l’isola del Nord e quella del Sud hanno conservato un fascino magico. Auckland è diventata uno dei posti più desiderabili dove vivere, seconda solo a Vancouver in Canada. Nel linguaggio moderno la città ha col tempo acquisito un altro soprannome, “the city of sails”, la città delle vele. La definizione non potrebbe essere più appropriata. La vela fa parte della vita di questo popolo orgoglioso e combattivo, il cui motto è “non mollare mai”. In questo paese c’è una barca ogni quattro abitanti, perché avere una barca non è un lusso. Nel tardo pomeriggio di un qualsiasi giorno feriale, finito il lavoro, non è raro vedere tante barche veleggiare o regatare nel Golfo di Hauraki. Per i neozelandesi la Coppa America in Nuova Zelanda non è solo la regata più importante dello loro sport preferito, ma molto, molto di più. E il fatto che a vincere la 31 edizione di questo evento sia comunque stato uno skipper neozelandese, Russel Coutts su Alinghi, è un particolare che deve far pensare.

I kiwi e la vela

Non tutti hanno capito l’importanza della Coppa per i neozelandesi, ma la questione ha radici molto profonde. Il forte coinvolgimento in questa avventura deriva dal complesso dei neozelandesi di sentirsi isolati, di essere poco conosciuti nel resto del mondo. Nel corso dell’edizione precedente la televisione neozelandese trasmetteva uno spot che aiutava a capire questo stato d’animo. Un bambino guarda la regata in televisione: non c’è vento e Black Magic è ferma. Esce da casa e comincia a soffiare; lo seguono la mamma, i vicini e tutti i neozelandesi. Il vento arriva, le vele si gonfiano e Black Magic, aiutata dal vento creato dai neozelandesi, procede spedita sull’acqua. L’impegno assiduo e costante in Coppa America del team New Zealand dal 1987 in poi è il modo di dimostrare al mondo la forza di tutto un popolo, la sua esistenza. E’ come dire “noi ci siamo”. La vittoria della Coppa America nel 1995 e della difesa con successo del 2000 è stato motivo di orgoglio nazionale, non limitato al potere e alla forza di un sindacato, ma qualcosa che si è radicato nella struttura mentale di un’intera nazione. “Gli uomini neri”, i ragazzi del team hanno la vela nel sangue, nel Dna. La difesa della Coppa non è una missione, è la Missione. Il miracolo che ha fatto uscire i neozelandesi e la Nuova Zelanda dall’isolamento è avvenuto nel 1995, quando a San Diego un gruppo di velisti kiwi strappò la Coppa agli americani e la portò dall’altra parte del mondo. Ad Auckland, la città delle vele.

Coppa America, una storia affascinante

coppa Nuova Zelanda American Cap foto di E.M.-Bonetti

Nuova Zelanda American Cap foto di E.M.-Bonetti

La storia del trofeo più ambito nel mondo della vela nasce in Gran Bretagna nel 1851. Per oltre un secolo è stata una storia quasi monotona, fatta di successi americani contro gli inglesi, nella quale i primi, protagonisti incontrastati, stabiliscono le regole del gioco per difendere la Coppa dallo Yacht Club sfidante. Dal 1851 questo duello dura fino al 1983, esclusa la parentesi del 1876 e 1881, anni che vedono uno sfidante canadese contendere il trofeo agli americani. Nel 1983 gli australiani rompono questa continuità e si portano la vecchia brocca in Australia. Sembrava non potesse mai accadere e invece la Coppa è volata nell’emisfero australe. Fino a quel momento va anche ricordato che la sfida veniva lanciata da un unico challenger e soltanto nel 1970 gli sfidanti diventano due. Nasce anche la selezione dei defender, mentre quella degli sfidanti nel 1983 diventa la Louis Vuitton Cup. Interrotta la lunga sequenza di successsi americani, la Coppa rimane in Australia per poco, perché gli australiani non riescono a difenderla e Dennis Conner se la riporta in America nel 1987. La tiene fino al 1995, quando un’altra barca “straniera”, New Zealand del Royal New Zealand Yacht Squadron, la porta in Nuova Zelanda. E’ la seconda volta che gli Stati Uniti perdono il prestigioso trofeo, ma le novità per l’America non sono finite. Ad Auckland nel 2000 gli americani, per la prima volta nella storia, non sono presenti alla fatidica regata né come sfidanti né come detentori. A contendersi la Coppa con i neozelandesi arriva Luna Rossa: il mondo anglosassone non l’aveva previsto. La cultura americana non aveva mai pensato che proprio un team americano fosse escluso dalla Coppa America e che, soprattutto, fosse una squadra di cultura latina a privarlo del diritto di essere protagonista del gioco, da difensore o da sfidante. Ma Black Magic, la “Black Boat” neozelandese, si rivela un avversario troppo forte per gli italiani di Luna Rossa seguiti di notte in tivù da migliaia di connazionali. I kiwi riescono a tenersi la Coppa e la Nuova Zelanda entra nella storia come il primo paese non americano ad avere vinto ed anche difeso la Coppa. Il mese scorso gli americani di OracleBmwRacing del magnate Larry Ellison hanno avuto l’occasione di tornare protagonisti giocandosi la finale della Louis Vuitton Cup contro gli svizzeri di Alinghi. Hanno perso e per la seconda volta nella storia di questo evento un team americano non ha partecipato al gran finale.

I kiwi e la Coppa America

coppa Golfo-di-Auckland

Golfo-di-Auckland

Nelle acque australiane di Freemantle, nel 1987, i neozelandesi fanno subito parlare di sé, perché si presentano con una barca invetroresina, cui viene dato il soprannome di Plastic Fantastic. Fino ad allora le barche erano state costruite in legno o in alluminio, ma la vetroresina rappresentava una vera novità. Ma non è solo per questo motivo che stupiscono. Si rivelano forti, anzi fortissimi: vincono trentasette regate su trentotto fra Round Robin e semifinali. Nella finale della Louis Vuitton Cup perdono contro gli americani di Dennis Conner. La Coppa torna in America. La sfida successiva viene lanciata nel 1988 proprio dallo Yacht Club neozelandese che Dennis Conner aveva battuto nella finale degli sfidanti, il Mercury Bay Boat Club di Auckand, armatore Michael Fay. La disputa di due edizioni di Coppa America così vicine nel tempo è piuttosto insolita. I neozelandesi non perdono tempo perché contano sul fatto che gli americani non ne abbiano a sufficienza per prepararsi. Dennis Conner partecipa con un catamarano gigante, batte in acqua New Zealand in una serie di regate senza storia. Anche la battaglia legale sulla conformità del catamarano al regolamento viene vinta dagli Americani. I neozelandesi ripresentano la sfida per l’edizione successiva, quella del 1992 e già dall’inizio delle regate sono indicati fra i favoriti. Il direttore del team è Peter Blake, un eroe nazionale nel mondo della vela, l’armatore è ancora Michael Fay, il progetto della barca di Bruce Farr. E’ l’anno dell’equipaggio italiano del Moro di Venezia di Raul Gardini che batte New Zealand e vince la Louis Vuitton Cup. Diventa il challenger ufficiale ed è la prima barca italiana a regatare in Coppa America. La vittoria nel 1995 di Black Magic del Royal New Zealand Yacht Squadron, timonata da Russel Coutts, contro Young America del New York Yacht Club, condotta da Paul Cayard, è il risultato del lavoro fatto dal 1987, una strada fino ad allora in salita e fatta di sconfitte. Ma questa volta i neozelandesi perdono solo una delle quarantatré regate della Louis Vuitton Cup e sconfiggono anche gli americani per 5-0. La Coppa vola in Nuova Zelanda per essere esposta nelle sale del Royal New Zealand Yacht Squadron. Gravemente danneggiata nel 1997, la “Auld Mug” viene rinviata in Gran Bretagna per essere restaurata e rispedita in Nuova Zelanda.

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