Domenica 7 Marzo 2021 - Anno XIX
Reykjavik, la città della “Baia Fumosa”

Reykjavik, la città della “Baia Fumosa”

Così lontana dall’Europa, così vicina al Polo. Fredda per via dei paralleli, bollente per i molti geyser che sgorgano dal sottosuolo. Ecco la capitale dell’Islanda

 

Reykjavik

Reykjavik

Strana città Reykiavik. Con le dimensioni di un paese e lo spirito di una metropoli. L’islandese Bjork dopo anni di vita londinese, è tornata a vivere qui. Damon Albarn il cantante dei Blur, che ha aperto con il suo gruppo il Kaffibarin, uno dei locali più di tendenza, ha chiesto a sorpresa la cittadinanza islandese. Nel 2000 Reykiavik è stata decretata città europea della cultura e il settimanale americano Newsweek l’ha inserita fra le dieci città più eccitanti del mondo subito dopo Londra e Berlino. Per capire perché basta capitare qui venerdì o sabato sera soprattutto in estate, quando le vie del centro diventano un enorme locale a cielo aperto. O leggere “101 Reykiavik” di Hallgrímus Helgason, successo editoriale di un paio di anni fa a sfondo autobiografico. Molto dipende sicuramente dai suoi abitanti. Poco meno della metà dei 275

Bagni nella Laguna Blu

Bagni nella Laguna Blu

mila che formano la popolazione del paese, non si lasciano incupire dal freddo e dalle poche ore di luce, ma hanno preso dal clima la simpatica bizzarria. Quell’imprevedibilità data dalla posizione di mezzo fra la corrente del golfo e i venti gelati dell’Artico per cui il sole può spuntare da un momento all’altro e la pioggia può cadere anche orizzontalmente.  Il calore che sgorga della terra e la presenza di quel fumo surreale hanno ispirato il suo fondatore Ingolfùr Arnarson che, vedendola dal mare avvolta in una nuvola bianca, le diede il nome di “Baia fumosa”, traduzione di Reykiavik. Di questo incredibile paese dove la maggior parte del territorio è occupato da vulcani e ghiacciai, la capitale è il centro nevralgico. Qui ha sede il governo, qui c’è una prestigiosa Università, musei e centri culturali internazionalmente quotati, qui si sviluppa la maggior parte del business che tiene in piedi l’economia del paese. Qui, in una casetta bianca in mezzo a un prato non cintato, vive il presidente della repubblica.

Dove tutto è nato

Il centro di Reykiavik, che corrisponde anche al primo nucleo di case, si sviluppa intorno all’Austurvõllur, la piazza

Reykiavik chiesa-di-Hallgrímur

La Chiesa di Hallgr

costruita dove Ingolfùr Arnarson aveva il suo campo di fieno. La statua al centro, in mezzo a un prato, non rappresenta Arnarson ma un suo concittadino di quasi mille anni dopo, Jón Sigurösson, figura mitica di erudito che si batté a Copenaghen per il libero commercio creando le premesse per l’indipendenza, raggiunta dall’Islanda nel 1944. La statua di Arnarson è invece sulla Arnarhóll , “la collina dell’aquila” una delle tante colline su cui si estende la città. Un po’ sovradimensionata rispetto al contesto cittadino, l’Austurvõllur ha da un lato l’austero edificio in basalto grigio dell’Althing, il parlamento, e dall’altro la sagoma cupa e tetra del Duomo, una chiesa luterana costruita alla fine del 1700 e varie volte rimaneggiata, con dubbi risultati. Sul terzo lato della piazza, all’angolo con la Posthusstraeti, ecco l’Hotel Borg, imponente palazzo costruito negli anni Trenta in stile Déco, che ha ospitato nelle sue eleganti suite e nei suoi saloni con boiserie Clark Gable e Marlene Dietrich. Decisamente diverso l’altro indirizzo dei Vip, l’Hotel Holt  a pochi minuti a piedi nella residenziale e tranquilla Bergstadastraeti. Unico Relais & Chateaux dell’Islanda ha un arredamento curato nei dettagli e un’accoglienza cosy da casa privata, oltre che una notevole collezione di pittura contemporanea islandese sparsa dappertutto.

Reykiavik, in giro per shopping e locali

Reykiavik Austurvõllur square

Austurvõllur square

Dall’Austurvõllur partono una serie di piccole strade fra cui l’Adalstraeti la strada principale, che da una parte vanno diritte al porto, dall’altra conducono verso il lago Tjorn. Il porto ampliato con aggiunta di moli in epoche successive, pur avendo un discreto traffico, conserva ancora l’aspetto del porto di cent’anni fa. Con le case basse e colorate dai tipici tetti di lamiera occupate originariamente dai mercanti danesi, i negozi un po’ troppo turistici che vendono maglioni e vasellame di artigianato locale e le golette restaurate ormeggiate, stabilmente a dare colore. Risalendo verso il centro sull’Austurstraeti c’è Rex, un ristorante-bar disegnato da Terence Conran’s. Nell’inconfondibile stile minimalista soft del guru londinese e in aperto contrasto con i locali tipici del luogo, è già diventato uno degli indirizzi cult. Sia per la cucina fusion con ottimi piatti di pesce, sia per l’ambitissima cigar-room riservata a pochi eletti. Del tutto diverso il Fógettin, un piccolo ristorante ricavato nell’edificio più vecchio della città, una ex tessitura che apparteneva al sindaco, Fógeti, da cui il nome, al 10 dell’Adalstraeti. Proseguendo su questa strada e per le sue trasversali si trovano i luoghi deputati dello shopping o locali come l’Apotek, il Kaffinbrennslan o il Kaffi Reykiavik con varie sale di cui alcune più raccolte con comodi divani, ideali per un drink, due chiacchiere o per ascoltare musica. Oppure le gallerie come quella di Inga Elín Kristinsdóttir al 18 di Alafossvegur con lampade e oggetti di vetro realizzati da lei o Kogga al 5 di Vesturgötu, dove Kolbrún Björgólfsdóttir crea le sue ceramiche.

Natura e architettura

Reykiavik Museo Einar Jónsson

Museo Einar Jónsson

Il Tjörn, letteralmente lo “stagno”, è una gradevole sorpresa. Vera oasi naturale raccoglie ben 40 specie di uccelli fra cui la filiforme starna artica. Circondata da un parco attrezzato con panchine e sentieri è la meta ideale per i fanatici dello jogging. Vi si affaccia il palazzo del Comune, costruzione recente che domina le altre casette basse. In una di queste c’è il Vid Tjörnina (“sul lago”), centenario ristorante molto accogliente, con pavimenti in legno scricchiolante, mobili e soprammobili da casa di campagna, e una cucina creativa e sfiziosa a base di pesce. Il Tjörn separa e segna il confine fra la vecchia città e la nuova. Uno scenario completamente diverso con grattacieli e architetture contemporanee alcune di notevole livello. Come il Museo d’Arte d’Islanda ricavato dalla ristrutturazione di un deposito di ghiaccio. O il Kjarvalsstadir costruzione in legno e cemento con una raccolta d’arte e sale per concerti. Assolutamente da non mancare La Casa Nordica, il centro culturale nell’inconfondibile stile di Alvar Aalto. E più distante, immerso in un giardino, il museo Einar Jónsson, scultore islandese, progettato da lui stesso, con un’insolita forma a cubo.

Reykiavik Lago Blu

Lago Blu

Vale una visita, se non altro per la vista, il ristorante Perlan ricavato nella parte alta di un fungo di cristallo girevole. Per accedervi si passa da un salone dove sgorgano ad intervalli di pochi minuti altissimi zampilli di acqua calda. Sono un esempio dei geyser di cui è disseminata l’Islanda. È grazie a quel calore che nelle serre possono venire coltivate le verdure mediterranee. Vendute a prezzi altissimi, ovviamente, ma in linea con il costo della vita, uno dei più alti del mondo. La visita di Reykiavik non può considerarsi conclusa senza un bagno a Bláa Lónid, laguna blu, a una ventina chilometri al sud della città. Un luogo surreale soprattutto in inverno, quando nel lago di acqua blu, per un’alga speciale, la temperatura raggiunge anche i 70°. Mentre la gente intorno avvolta dalla nebbia dei vapori, batte i denti con pellicce e colbacchi.

Leggi anche:

Islanda sud-occidentale: viaggio all’origine del Mondo

Storia di una valigia abbandonata

© RIPRODUZIONE RISERVATA