Mercoledì 5 Ottobre 2022 - Anno XX
La Valle dei Castelli

La Valle dei Castelli

Torri, manieri, fortezze e dimore reali da sempre a presidio di una delle più importanti strade alpine. I castelli della Valle d’Aosta raccontano secoli di guerre, lotte dinastiche e mecenatismo illuminato

castelli Castello di Quart

Castello di Quart

Disseminati lungo il territorio della regione più piccola d’Italia, i castelli della Valle d’Aosta rappresentano una ricchezza di grande valore storico, testimoni di una ricca stagione feudale. Nati come fortificazioni difensive, fortezze militari o residenze sontuose, sembrano guidare da est a ovest, dalla bassa all’alta valle, chi si reca in questi luoghi. Ma non solo. Visitare i più importanti è anche un modo per conoscere la storia della zona, dal periodo neolitico fino al XX secolo, attraverso l’era dei Salassi, popolo di origine celto-ligure del V secolo a.C., la dominazione romana fino all’anno 25 a.C., il regno dei Savoia. I castelli aperti oggi al pubblico sono sei, forse pochi se riferiti a quelli che si incontrano lungo le strade. Ma una visita attenta consente di fare un salto indietro nel tempo e conoscere le vicende delle famiglie più illustri che hanno dominato questo territorio, dai nobili Challant e Sarriod de la Tour fino alla famiglia reale Savoia.

I visconti di Challant

castelli Interno del castello di Fenis

Interno del castello di Fenis

L’incontro con i signori di Challant, visconti di Aosta, avviene al castello di Fenis. Dotato di un vistoso apparato militare che ne rimarcava le capacità difensive, nel 1242 all’epoca di Gotofredo di Challant era costituito da un corpo abitativo, una cortina muraria, una torre quadrata e una torre colombaia. Nel XIV secolo, sotto la signoria di Aimone di Challant assunse la fisionomia attuale, grazie a significative trasformazioni. Il periodo di maggior splendore coincide anche con la massima fortuna economica e politica degli Challant. Bonifacio I°, figlio di Aimone, ricoprì cariche militari e diplomatiche alla corte sabauda e adattò l’atmosfera un po’ austera della dimora alle esigenze della vita cortese, realizzando un cortile con scalone semicircolare, un loggiato ligneo, i meravigliosi affreschi del cortile e della cappella, elementi che allinearono il castello alle residenze dei maggiori esponenti della politica europea.
Il nucleo centrale del castello, dal 1906 proprietà dello Stato, presenta un percorso simile a un labirinto, che lascia intuire la pericolosità della vita di quei tempi: una porta sormontata da un barbacane dotata di una saracinesca immette nella cinta interna, mentre una doppia porta conduce all’interno di una torre nel cortile, sotto il controllo delle torri munite di feritoie, le strette aperture verticali per il tiro con gli archi e le balestre.

I castelli di Issogne e di Verrès, baluardi di potere

castelli Il salone del castello di Verrès
Il salone del castello di Verrès

Da possedimento del vescovo di Aosta, verso la metà del XIV secolo anche il castello di Issogne divenne feudo di Ibleto di Challant, personaggio di spicco alla corte sabauda, al quale si deve la conversione in elegante residenza signorile e anche la ricostruzione integrale del castello di Verrès, trasformato in una dimora innovativa a dimostrazione della sua potenza e del suo prestigio. A differenza degli altri castelli costituiti da un’aggregazione di edifici racchiusi entro la cinta di mura, Verrès è il primo esempio di castello in un unico blocco, che precorre il modello rinascimentale. Definito il più bel monumento dell’età feudale in valle, per la regolarità geometrica della struttura e le decorazioni in pietra verde e bianca, il castello a tre piani, collegati da un monumentale scalone in pietra, è disposto ad anello intorno al cortile centrale. Al piano terra il salone, la sala d’armi con volte a sesto acuto; al primo gli appartamenti con bifore di gusto trecentesco, un camino di dimensioni eccezionali e una volta originale in pietra a vele multiple rifatta da Renato di Challant nella cucina padronale.

castelli Castello di Issogne
Castello di Issogne

L’opera di ristrutturazione più importante del castello di Issogne la si deve invece a Giorgio di Challant, priore di Aosta, la cui fama è legata soprattutto al raffinato e colto mecenatismo svolto per oltre cinquant’anni, culminante con la fioritura artistica della stagione tardogotica in Valle d’Aosta. Tra la fine del ’400 e il 1509, anno della sua morte, si impegnò per dare al nipote Filiberto una dimora degna del prestigio europeo raggiunto dalla famiglia: creazione di un palazzo a ferro di cavallo con un ampio cortile e giardino all’italiana, affreschi della sala di giustizia e della cappella, pitture sui camini e sulle pareti, soffitti a cassettoni e mobili intagliati di fattura tardogotica, la fontana con albero di melograno al centro del cortile, dono di Filiberto alla moglie Louise d’Arberg. Da questo matrimonio nacque Renato, l’esponente più prestigioso della casata di Challant, con il quale il castello visse il periodo di maggior ricchezza.

Castello dei Sarriod de la Tour

castelli Il castello dei Sarriod de la Tour
Il castello dei Sarriod de la Tour

Risale al XII secolo l’esistenza della nobile famiglia Sarriod, ma solo nel 1420 i due fratelli Yblet e Jean divisero i loro possedimenti in due signorie distinte. A St. Pierre, dove sorgeva la torre “turris Sariodorum”, Jean costruì un castello di rappresentanza. L’aspetto irregolare e affascinante della costruzione di oggi è il risultato di successivi interventi da parte del figlio Antoine. L’ambiente più interessante resta “la sala delle teste”, con il soffitto in legno sorretto da 171 mensole scolpite con figure grottesche, mostri fantastici e animali, che risalgono al 1432. Il castello rimase alla famiglia Sarriod de la Tour fino al 1923 per passare poi al Senatore Bensa di Genova e nel 1970 all’Amministrazione regionale.

Le dimore reali

castelli Castello di Sarre
Castello di Sarre

Ricca abitazione di famiglie valdostane, nel 1869 il castello di Sarre divenne la dimora di caccia di Vittorio Emanuele I e Umberto I di Savoia, quartiere generale per le spedizioni nelle valli di Cogne, Rhemes e Valsavaranche. Per ospitare il re, subì diverse modifiche, fra le quali l’elevazione della torre, la costruzione di una scuderia e la ristrutturazione degli ambienti interni. Anche Umberto I destinò il castello alpino a usi legati al loisir venatorio, mentre la regina Maria José, appassionata di alpinismo, lo elesse meta fissa delle vacanze estive. Di proprietà dei Savoia fino al 1972, fu abbellito con arredi di altre residenze sabaude per essere aperto al pubblico come museo di memorie dinastiche. Nel 1989 passò alla Regione che ha promosso interventi di restauro per ridare al castello l’aspetto del periodo di massimo prestigio. Oggi si presenta come dimora abitata e come museo, con arredi originari del XIX secolo, ritrovati grazie a due inventari del 1875 e 1890, una collezione iconografica della migliore produzione artistica italiana legata alla committenza di corte fra ‘800 e ‘900, dipinti, ritratti degli esponenti della dinastia sabauda, stampe e sculture, ambienti fastosamente decorati. Alcune sale raccontano la storia della dimora, mentre quelle dedicate alla caccia illustrano le tecniche dell’attività venatoria in territorio alpino.

Il tocco femminile al castello di casa Savoia

castelli Castello di Savoia
Castello di Savoia

Si respira l’atmosfera raffinata della corte della Regina Margherita al castello Savoia di Gressoney-St-Jean, località di villeggiatura prediletta della sovrana fra il 1889 e il 1925. Immerso nel parco che lo circonda, il castello ricorda un antico maniero a cinque torri cuspidate, una diversa dall’altra e rivestite in pietra grigia, ingentilite da numerose finestre e da una veranda semicircolare. La decorazione interna con tappezzerie originali in lino e cotone è un omaggio alla regina, evocata dalle iniziali che si ritrovano ovunque. Sono visitabili il piano terra con il vasto atrio a colonne e il soffitto a cassettoni dipinti, la sala da pranzo rivestita da una boiserie con intagli a pergamena, il piano nobile con gli appartamenti reali, ai quali si accede grazie a un elegante salone ligneo. Dal salottino dell’appartamento della regina nella torre settentrionale la vista del monte Rosa è ineguagliabile.

L’amore per l’arte

castelli Interno del castello di Issogne
Interno del castello di Issogne

Si deve a personaggi amanti dell’arte e della cultura il recupero di alcuni castelli andati in rovina dopo il declino dei nobili che li avevano posseduti. Uno di questi è Alfredo d’Andrada, capofila del movimento culturale piemontese di orientamento neomedievalista. Nel 1888 intraprese i lavori più urgenti per evitare danni irreversibili al castello di Verrès, destinato alla demolizione per lo stato di degrado in cui versava. Nel 1895 restaurò anche parte di quello di Fénis per donarlo allo Stato nel 1906. Il pittore torinese Vittorio Avendo acquistò alla fine del XIX secolo il castello di Issogne curandone personalmente il restauro, dopo che il Barone de Vautheleret, ultimo proprietario, andò in rovina proprio per trasformare il maniero in una dimora dotata di tutte le comodità moderne. Nel restauro Avendo si attenne fedelmente all’aspetto originale dell’edificio e lo arredò recuperando sul mercato antiquario pezzi provenienti dal castello, acquistandone altri adatti per stile al periodo tardogotico o facendo realizzare copie degli originali, con lo scopo di offrire uno spaccato della vita castellana dell’epoca feudale. Nel 1907 ne fece dono allo Stato.

Bere bene

castelli I tipici vigneti a terrazza
I tipici vigneti a terrazza

Strano, ma vero. I vini valdostani hanno una storia millenaria che risale fino agli antichi Romani. In realtà, a causa dell’altitudine e della produzione limitata, sono stati però sottovalutati fino alla fine degli anni Settanta. Oggi l’Institut Agricole Regional, costituito nel 1982, è impegnato nel miglioramento dei vitigni e fornisce sostegno alla ricerca e alla sperimentazione.
Bianchi o rossi, oggi sono numerosi i vini di qualità della valle, a patto che si sia anche disposti a spendere. Ma quale vino scegliere per una cena in compagnia di amici o al ristorante? Tra vigneti autoctoni e non, venduti dalle Cooperative o da piccoli produttori, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Per chi ama il rosso, da provare il Coteau La Tour, il primo rosso valdostano con tre bicchieri sul Gambero Rosso, prodotto della cooperativa Les Cretes che offre anche un ottimo Torrette.
Leggermente più profumato il Fumin, uno dei pochi vigneti autoctoni, più corposo il Gamay, entrambi prodotti della cantina Crotta di Vegneron. Provengono dalla Cave des Onze Communes, una moderna cantina che organizza anche corsi per sommelier, il Torrette superiore barricato e il Pinot Noir barrique, per chi ama sentire il retrogusto del legno della botte. Dalla piccola cantina Costantino Charrère l’ottimo La Sabla, riservato a veri intenditori, mentre la cooperativa Enfer d’Arvier produce solo un vino che porta lo stesso nome della cantina. Nei vini bianchi, oltre al famoso Blanc de Morgex et de la Salle, il vitigno autoctono più alto d’Europa e coltivato fino a 1200 metri, mantiene da molti anni una posizione d’onore lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes. Fra gli altri bianchi, il Muller Thurgau e il Pinot Grigio della Cave des Onze Communes., lo Chardonnay di Les Cretes. Infine, per accompagnare un gustoso dessert, è ideale il Muscat Passito della Crotta di Vegneron.

 

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