Lunedì 6 Febbraio 2023 - Anno XX
Kunas, gli ultimi Caribe

Kunas, gli ultimi Caribe

San Blàs, arcipelago di Panama, tra gli Indios sterminati cinque secoli fa dagli spagnoli e dalle malattie. Un microcosmo di isole coralline con lunghe mezzelune di sabbia totalmente prive di resort o alberghi

Una delle isole coralline di San Blàs

Una delle isole coralline di San Blàs

San Blàs tra gli Indios sterminati cinque secoli fa dagli spagnoli e dalle malattie. Un microcosmo di isole coralline nell’arcipelago di Panama, con lunghe mezzelune di sabbia totalmente prive di resort o alberghi. Provate a immaginarlo. Però questo posto esiste e si materializza a meno di un’ora di volo da Panama City. Quando il piccolo bimotore sbuca dalla fitta muraglia di nuvole che fascia la “Cordillera Central”, spina dorsale di Panama, e scivola giù rapido verso una piccola portaerei d’asfalto persa tra i banchi corallini.

È l’aeroporto di El Porvenir, capitale di un microcosmo di accesi colori tropicali che esplodono davanti agli occhi. Centinaia di fazzoletti di sabbia che spuntano da un mare che ha tutte le tonalità possibili del verde e del blu. Un mare sul quale sembrano galleggiare le oltre trecentocinquanta isole dell’arcipelago di San Blàs.

San Blàs isole della “gente”

San Blàs Donna indigena Kuna

Donna indigena Kuna

Da quelle più grandi alle più piccole, microscopici “cayos” in grado di contenere a stento l’immancabile capanna. Al largo, sonnecchiano alcuni “cayucos”, le canoe intagliate in un solo tronco d’albero che sono tuttora il principale mezzo di trasporto di quest’angolo di paradiso, cuore di un Caribe semisconosciuto, nonché perla turistica di Panama.

Nei villaggi all’ombra delle piantagioni di cocco, donne dai vestiti rossi e gialli indossano grandi orecchini d’oro. Sembrano uscire dai bassorilievi di qualche cultura precolombiana. Sono i Kunas, l’unica popolazione indigena centroamericana a sud del Guatemala ad avere conservato intatta la propria identità etnica e culturale. Forse protetta proprio dal remoto isolamento di questo paradiso segreto, l’arcipelago di San Blàs. Almeno, questo è il nome che gli hanno dato gli spagnoli, perché il nome vero sarebbe un altro (Dulenega) che significa la “casa dei Dule”, la “gente”, il nome con cui i Kunas tradizionalmente si definiscono.
E questo già la dice lunga sullo spiccato senso di autonomia di questo piccolo popolo di pescatori e contadini, che arriva a stento a quarantamila persone.

Un mondo di colori nei ‘molas’

San Blas Molas, i coloratissimi arazzi

Molas, i coloratissimi arazzi

In ogni villaggio un mondo fantastico di accesi colori tropicali travolge letteralmente il visitatore. Colori negli abiti tradizionali e nei coloratissimi arazzi di stoffa che sventolano in balia di un vento così dolce che sembra accarezzare il mare. Sono le “molas”, stupendi arazzi cuciti a mano dalle abili mani delle donne. Accanto a fantasiose scene mitologiche sulla creazione del mondo, raccontano in stile naif anche eventi della vita quotidiana. Raffigurati animali dell’arcipelago, immagini di libri e giornali abbandonati dai visitatori.

In alcune compaiono persino coloratissimi elicotteri dei marines delle basi USA, che fino alla restituzione del Canale allo stato di Panama facevano parte del paesaggio quotidiano.
Sono proprio loro, le donne, il centro e il cuore di una struttura sociale praticamente intatta da molte generazioni; da prima che all’orizzonte apparissero le “grandi case galleggianti”, i galeoni dei “conquistadores”.

All’ombra del matriarcato

Quella Kuna è una società ancora basata sul matriarcato. L’uomo che si sposa va a vivere e a lavorare nella famiglia della moglie, che a sua volta conserva il proprio nome.
E sono sempre le donne le protagoniste di una tradizione comunitaria di riti di passaggio, dalla “icoinna”, (festa dell’ago) alla “inna-nuga”. Durante la festa dell’ago si perfora il setto nasale delle bambine per collocarvi un monile d’oro; mentre alla “inna-nuga” le giovani ricevono il nome che le accompagnerà per tutta la vita.

Quello Kuna è un mondo fantastico che ha il suo centro di gravità permanente sul monte “Takarkuna” (la “culla dei Kunas”). È il loro luogo più sacro, situato sulle estreme propaggini andine al confine tra Colombia e Panama. Qui Ipelele Sipukua e la sua sposa, gli antenati dei Kunas, furono inviati dal cielo.

Il popolo Kuna crede in un solo dio “il Sole”

Monoteisti, credono in un solo dio, il Sole, che ha creato la terra, le piante e gli animali e tutto ciò che esiste. Nella loro complicata visione del mondo, solidarietà e armonia sono gli elementi che mantengono l’equilibrio cosmico, indubbiamente sempre più difficile da reggere al giorno d’oggi. Ciò vale anche per i Kunas sottoposti a pressioni esterne sempre più forti. Seppur usciti da poco da un altro tempo, hanno tuttavia dimostrato di saper vivere benissimo anche nel nostro.

Come dimostra il vero segreto della loro sopravvivenza: l’incredibile capacità di adattamento alle circostanze. Lo fanno in modo pacifico o con una resistenza armata, come negli anni Venti del secolo scorso, quando hanno costretto la giovane repubblica di Panama a riconoscere la loro autonomia.
Così ancora oggi i capi villaggio, accompagnati dall’inseparabile bastone intagliato con raffigurazioni di animali, simbolo del loro potere, risolvono le controversie. Ma distribuiscono anche i compiti che spettano alle varie comunità, riunendosi in qualche “Saila”, l’assemblea dei capi.

Segni distintivi: indipendenza e adattamento

Cayucos, le canoe intagliate in un solo tronco d'albero
Cayucos, le canoe intagliate in un solo tronco d’albero

Nel mondo dei Kunas i problemi sono legati soprattutto alla pesca e alle onnipresenti piantagioni di cocco, amministrate in un regime di proprietà collettiva secondo il quale anche la più sperduta isoletta ha un custode, nominato dalla collettività, con il compito di proteggere le coltivazioni. Anche perché sulle isole la superficie coltivabile è scarsissima e i loro campi sulla terraferma antistante, la “Comarca di San Blàs”, sono da sempre fonte di conflitti con i “campesinos” meticci, spinti dalla mancanza di terra.

Così i Kunas si sono rifugiati sulle loro isole, cullati da un mare in cui si nasconde uno degli ultimi habitat sottomarini intatti di tutto il pianeta, studiato da un centro di ricerca dello Smithsonian Institute.
A proteggere il loro mondo ci pensano anche gli sciamani: il “Nele” con le sue visioni che aiutano a diagnosticare le infermità e l’ “Absoguedi” che allontana col canto gli spiriti maligni, responsabili di tali infermità.

Il pericolo dalle navi da crociera

Villaggio Kuna
Villaggio Kuna

Nel frattempo però a Panama City, laureati e d eputati Kunas, fanno un’efficace opera di lobby a favore del loro popolo.
Ma dietro i cayucos che scivolano di villaggio in villaggio, cominciano ad apparire sagome un po’ ingombranti, quelle delle grandi navi da crociera cariche di turisti. La prossima sfida per questo delicato paradiso tropicale, dove uomini e pesci dovranno ancora una volta rimettere in gioco la loro capacità d’adattamento.

Inevitabilmente ci si domanda quanto potrà ancora resistere questo delicato equilibrio fra società tribale e integrazione totale. Probabilmente l’unica possibilità di difesa di questo piccolo popolo è proprio la sua capacità di mediare tra tradizione e innovazione; la stessa capacità che ha permesso la sopravvivenza fino ad oggi di un delicatissimo equilibrio etnologico ed antropologico.

San Blàs, quando c’erano i pirati

Il Caribe è un paradiso perduto dove la dolcezza del clima e un mare dai colori irreali riescono spesso a far dimenticare che lungo queste coste gli attacchi dei pirati facevano parte del quotidiano, al pari di epidemie e uragani.
Non faceva certo eccezione il mare che circonda l’arcipelago di San Blàs, testimone dell’episodio più clamoroso di una guerra senza esclusione di colpi per il controllo delle rotte da cui passavano i convogli dei galeoni spagnoli: il sacco di Panama.

A saccheggiare la città, oggetto del desiderio di generazioni di pirati, ci riuscì il più abile e fortunato dei capi della Tortuga, l’inglese Henry Morgan. Nel gennaio del 1671 infatti sbucò davanti alle mura della città a capo di mille e quattrocento filibustieri che per nove giorni avevano attraversato inarrestabili la selva (pur se decimati da fame, malattie e imboscate di indiani e spagnoli) fino a quando davanti a loro avevano visto brillare nel sole i tetti della più ricca città delle Indie.

Gli spagnoli avevano schierato alcuni dei loro migliori reggimenti e una micidiale arma segreta: migliaia di tori da lanciare contro gli “straccioni”. Solo che questi erano il fior fiore della pirateria del Caribe e i tori, terrorizzati con alcune scariche ben mirate, si rivolsero contro i soldati.
I pirati travolsero cannoni, tori e barricate, lanciandosi verso quella che fu la più colossale rapina della storia della filibusta: un saccheggio durato tre settimane, con un bottino pari a circa tre miliardi delle vecchie lire.
Nulla e nessuno fu risparmiato: le grandi pale delle chiese ricoperte d’oro, i prigionieri torturati per rivelare i pozzi e le cisterne in cui avevano nascosto i loro averi, mentre chi non aveva soldi per il riscatto, soprattutto gli ecclesiastici, veniva trattato senza pietà.

Per soggiornare a Panama e a San Blas

Telefono: il prefisso per chi chiama dall’Italia è 00507, per chiamare l’Italia comporre lo 0039
Documenti: passaporto valido. Non è richiesto il visto ma è necessario un biglietto aereo di uscita dal paese.
Valuta: dollaro USA, conosciuto come Balboa.
Fuso orario: sei ore prima di quella italiana.
Clima: la stagione secca va da metà dicembre a metà aprile, mentre durante la stagione delle piogge il tempo può essere caldo e molto umido. La pioggia tuttavia non dura mai a lungo.
Salute: sul mare, e quindi nell’arcipelago di San Blas, non ci sono particolari rischi. Nell’interno del paese invece sono presenti malaria, dengue e febbre gialla.

Dove alloggiare
Sapibenega, The Kuna Lodge
Il suo nome significa “vita” in lingua Kuna e si tratta del primo lodge totalmente ecologico di San Blas, situato su un’isoletta privata presso Playon Chico. Dispone di tredici bungalow con bagno ed elettricità per ventiquattro ore.
Costa novanta Dollari per bungalow, telefono 00507 2268824, fax 00507 2269283, cellulare 00507 6765548
www.sapibenega.com

Dolphin Lodge
Gestito da una famiglia Kuna su Uaguitupo Island, a cinque minuti dal piccolo aeroporto di Achutupo, si raggiunge con una lancia a motore.
I bungalow hanno tre letti e servizi in comune.
Per duecento e venticinque Dollari a testa offre un pacchetto, due giorni più una notte, che include il trasporto aereo da Panama City, un giorno di pensione completa, un tour con guida. Una notte in più costa centodieci Dollari a testa.
www.dolphinlodge.com

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