Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
I “fantasmi” del Marais parigino

I “fantasmi” del Marais parigino

Entrare nell’essenza della città per scoprirne le radici, ripercorrerne la storia, rievocarne i fantasmi. In questo percorso tra passato e presente, splendori e abbandoni, non si può che partire dal Marais, il cuore antico della metropoli

Marais Rue des Francs Bourgeois

Rue des Francs Bourgeois

Parigi si ama per i grandi, ricchi musei e le centinaia di splendide gallerie d’arte.
Per il contrasto tra il provocatorio Beaubourg e i palazzi firmati Haussmann; per le regge che parlano di antichi splendori, per i caffè con le verande all’aperto e i bistrot fumosi che rimandano all’epoca ruggente dei pittori maledetti o degli scrittori esistenzialisti. Si ama per gli artisti di strada, per i quartieri come Marais dove si intrecciano e convivono decine di etnie e centinaia di lingue; per il tripudio di luci, per il cielo alto con le nuvole che si rincorrono velocissime. Non bisogna farsi intrappolare dalle vie dello shopping esclusivo, ormai uguali a tutte le vie dello shopping delle grandi capitali del mondo. Perché così si rinuncerebbe a molto di più: al sottile piacere della scoperta, come quello che si prova girovagando per i mercatini delle pulci o andando alla ricerca dei “videgreniers” di quartiere, che traducono in pratica il sogno che ognuno di noi ha avuto almeno una volta nella vita: svuotare soffitta o cantina e liberarsi di vecchie cose, non distruggendole ma passandole di mano. A Parigi si può. Eccola la teiera della vecchia zia allineata sul marciapiede, tra un pizzo e un giocattolo di latta ed ecco qualcuno che, passando, la nota e per qualche moneta se la porta a casa e la fa rivivere.

Marais, nucleo storico della città

Il termine Marais, nell’accezione antica, indicava una zona paludosa del tempo dei Galli, quando Parigi era solo un borgo e si chiamava Lutèce (Lutetia) assolutamente inabitabile. Poi sarebbe diventato tutto orti e giardini. Ma andiamo con ordine. Il Marais si configura come un triangolo irregolare che  comprende attualmente quasi tutto il terzo e quarto “arrondissement”; questo significa un territorio compreso tra Hotel de Ville, République, Bastille. Un’area molto vasta (più di cento ettari) all’interno della quale sopravvivono e convivono gioielli architettonici come Places des Vosges e strutture avveniristiche quali il Centre Pompidou, più comunemente noto come Beaubourg. Vie trendy e modaiole, per eccellenza rue des Francs Bourgeois (un museo, una vetrina) accanto al quartiere ebreo (rue des Rosiers) che confina, a tratti sovrapponendosi, al quartiere gay.

Marais Ingresso dell'Hotel de Coulanges foto di Plinio

Ingresso dell’Hotel de Coulanges foto di Plinio

Nel Marais troviamodimore principesche e piccoli negozi, vie strette e tortuose e improvvise aperture. Un grande passato che, a partire dall’Ottocento, ha rischiato di essere cancellato da amministratori, architetti e urbanisti – Haussmann compreso – che tutto radevano al suolo per far spazio a grandi boulevard e palazzi imponenti. La salvezza, il riscatto, arriverà solo a metà del Novecento quando un intellettuale, scrittore di grande fama, divenne ministro della cultura. Si chiamava André Malraux e  pretese una legge per difendere e recuperare splendori e testimonianze del passato. Per il Marais fu una nuova vita. I fantasmi però restano: Le Temple, l’hotel Saint Pol,  l’hotel des Tournelles. Fantasmi, abbiamo detto, perché di questi tre grandi “domini” sono rimasti solo i nomi. Eppure esistono. Allora, passeggiando per le strade di oggi, bisogna chiudere gli occhi e tornare indietro al passato. Immaginare questo passato.

Le Temple, pieno medioevo

Marais Particolare di un un portone

Particolare di un un portone

Il Tempio, era la casa madre dell’ordine militare dei Templari, riscoperti recentemente dal mondo intero grazie al best-seller di Dan Brown, “Il codice da Vinci”. E sarebbe stato, verso la fine del Settecento, la prigione di Luigi XVI e della sua famiglia. Siamo nel medioevo. I ricchissimi e potenti soldati di Dio, custodi di patrimoni immensi conquistati con  le crociate e con l’abilità politica, edificarono alle porte di Parigi e a ridosso dell’attuale Place de la République, una vera e propria città fortificata con la chiesa, il torrione e costruzioni in grado di ospitare fino a quattromila persone. Al di là della cittadella fortificata, andando verso sud e verso est, i Templari possedevano vasti terreni agricoli che sarebbero poi stati venduti per diventare Places des Voges e regge e palazzi principeschi, sui quali si insediò anche un’imponente colonia di ebrei di cui ancora oggi c’è testimonianza.
Dove sorgeva  il torrione del Tempio, proprio nel cuore del quadrilatero fortificato (rue du Temple, rue de Bretagne e rue Beranger) oggi c’è una suggestiva piazza con un grande giardino, sulla quale si affaccia il palazzo della Mairie (municipio, prefettura) del terzo arrondissement: è la Square du Temple. Venne “battezzata” nel 1857 e il piccolo parco è uno dei ventiquattro creati dal prefetto Haussmann:  un tripudio di fiori, di piante, un laghetto con cascatella. Da godere sedendosi su una panchina al sole (quando c’è) o magari solo attraversandola sotto quella pioggerellina sottile sottile, tipica di Parigi.

Il Mercato dei “piccoli orfani”

Marais il Marché des Enfants-Rouges © Mbzt

il-Marché des Enfants-Rouges © Mbzt

Square du Temple è delimitata da un lato da Rue de Bretagne; via tracciata nel 1626, è bordata da palazzi dell’epoca che convivono con le bianche, lisce e basse case tipiche di una Parigi meno nobile. A metà di Rue de Bretagne (al numero 38), il Marché des Enfants Rouges, fresco di restauro, intatto nel fascino con quell’arco di ferro che sovrasta ognuno dei due cancelli d’accesso. E’ un vero e proprio, affascinante, mercatino di alimentari. Con una bella storia. Nel 1615 i confini di Parigi si fermavano all’altezza dell’attuale Place de la République. Subito al di là, il torrione del Tempio attorno al quale era letteralmente esploso un nuovo quartiere di artigiani che prosperavano sotto le insegne dei Templari, anche (o forse?) perché esenti da tasse. Il villaggio in costante crescita aveva bisogno di rifornirsi di tutto e perciò serviva un mercato. Fu Luigi XIII a incaricare della costruzione due suoi commissari, che acquistarono da un notabile un vasto terreno tra rue de Bretagne e rue de Berry. Nasce così, nel 1628,  il “Petit Marchais du Marais” che prospera rapidamente tanto da cambiare poi il nome in “Marché du Marais du Temple”.

Marais Hôtel Dieudi foto di Lionel Allorge

Hôtel Dieudi foto di Lionel Allorge

Solo alla fine del Settecento diverrà “Le marché des Enfants Rouges” per ricordare quei bimbetti che giravano per il quartiere vestiti di rosso, il colore simbolo della carità cristiana: piccoli orfani, riconoscibili proprio dal loro abbigliamento, ospitati in un ospedale-orfanotrofio costruito nel 1536 in quella che oggi è rue des Archives. Fu Margherita di Valois, sorella di Francesco I, a volere quel rifugio per accogliere i piccoli abbandonati che trovava nell’inferno dell’Hotel-Dieu (e questa dell’Hotel-Dieu è un’altra storia che prima o poi racconteremo). Sulla Square du Temple si affaccia un altro mercato, tutto speciale, il Carreau du Temple. Venne costruito una prima volta agli inizi dell’Ottocento e si chiamava “Halles aux vieux linge” perché quello era il luogo principe per la vendita di abiti usati e talvolta di stracci. Era composto dalla Rotonda del Tempio e da quattro padiglioni quadrati. In mezzo, il Carreau du Temple, mercato all’aperto e luogo di transazioni tra mercanti e rigattieri.

Dagli “stracci” al mercatino delle “pulci”

Marais Mercatini dell'usato improvvisati

Mercatini dell’usato improvvisati

Nel 1904 proprio qui si tenne la prima Fiera di Parigi. Ma a partire dal 1905 il Mercato del Tempio iniziò a subire la concorrenza delle “pulci” di Clignancourt e i venditori furono raggruppati in un unico padiglione costruito in ferro e vetro, sul modello delle Halles. E’ il mercato attuale che la “Mairie” sta cercando di recuperare per attività culturali e sportive. Per la storia, l’assegnazione dei trecentonovantasei posti disponibili, molto richiesti e perciò mai sufficienti, avveniva per sorteggio. Al mattino di buon’ora, i mercanti si mettevano in fila e depositavano la medaglia di riconoscimento in un cesto: il “banditore” poi estraeva un numero per volta, lo declamava ad alta voce e l’appendeva a un tabellone, fino ad esaurimento. Da Rue de Bretagne, si può puntare sul Beaubourg oppure su Place des Vosges o ancora andare dritti (si fa per dire) all’Hotel de Ville. Qualunque strada si imbocchi, saranno scoperte ed emozioni: ogni passo una storia, un palazzo, un portale, un negozietto artigiano, un piccolo ristorante.

Vie, piazze e dimore Reali

Hotel Saint Paul

C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma se si vuole seguire un percorso storico, vale la pena di trovarsi in rue Saint Antoine, la via più antica di Parigi, prima di lasciarsi conquistare da place des Vosges. Dobbiamo appunto parlare dell’hotel Saint-Pol e delle Tournelles. Via di dimore reali, rue Saint Antoine. Saint-Pol era stata costruita per volontà del Delfino di Jean II le Bon,  il futuro Carlo V. Si è da poco superata la metà del 1300 e il giovane erede, stanco del palazzo della Cité e provato dalle insurrezioni popolari, decise di installarsi in un zona tranquilla, sufficientemente lontana dagli affanni quotidiani. Acquistò costruzioni e giardini dal conte d’Estampes, l’arcivescovo di Sens (affascinante cittadina della Borgogna assolutamente da visitare) e dagli Abati di Saint-Maur e finì con il possedere tutti i territori situati tra rue Saint Antoine e la Senna, dalla rue Saint Paul alla rue du Petit Musc. Saint-Pol non era un “hotel”, cioè una residenza nobile nel senso tradizionale del termine, ma un insieme di costruzioni immerse nei giardini, unite da gallerie coperte che inquadravano una successione di portici, il ciliegeto,  la vigna, un’enorme vasca per l’allevamento dei salmoni, voliere e perfino un serraglio con tanto di leoni. Ricchezza e splendore, che durarono circa duecento anni, fino all’avvento di Francesco I, divenuto re nel 1515.

Un Re dalle mani bucate

Marais Angoli verdi dal fascino antico

Angoli verdi dal fascino antico

Francesco I, dinastia  Valois come Carlo V, era del genere “brillante e mani-bucate”,  sempre in cerca di denaro. Amante dell’arte, della poesia e del bello, oltre che delle donne (vero re del Rinascimento francese) fece costruire decine di castelli e residenze grandiose che però resero esangui le finanze del regno. Era anche coraggioso, anzi temerario, e si imbarcò nelle dispendiose campagne d’Italia che nulla apportarono alla Francia. Eppure fu amatissimo dal popolo che lo considerò un re mecenate e arrivò a tassarsi per pagare il suo riscatto quando fu fatto prigioniero dal suo nemico numero uno, Carlo Quinto, re di Castiglia e d’Aragona, al quale contendeva il titolo di imperatore. Francesco I un bel giorno decise di rinnovare il Louvre per farne la propria residenza. Ma, avendo appunto bisogno di “far  cassa”, iniziò a vendere per lotti l’Hotel Saint-Pol.  E poi vero che regalò al mondo un gioiello come il Louvre ma, contemporaneamente, distrusse una dimora reale che le cronache dell’epoca celebravano. Oggi non esiste alcun resto del parco e degli edifici ed è proprio sulle loro rovine che sono nate le vie che vanno da Saint-Paul fino ai fossati dell’Arsenale, che conservano i nomi dei palazzi che vi sorgevano un tempo: rue  Beautreillis, rue des Lions, rue du Petit Musc, rue de la Cerisaie. In rue Saint Antoine, attualmente, accanto alla bella chiesa barocca di Saint Paul – la prima pietra vi fu posata da Luigi XIII e quella della facciata dal cardinal Richelieu –  è nato il “villaggio” Saint Paul: antiche case bianche e lisce, una dentro l’altra, fresche di restauro, con cortiletti pieni di sorprese: il rigattiere, il corniciaio, un piccolo ristorante, la galleria d’arte.

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