Mercoledì 5 Ottobre 2022 - Anno XX
Balena  nella Baja California

Balena nella Baja California

Una carezza alla Balena

In autunno-inverno, migliaia di cetacei migrano dai mari artici verso le acque tiepide della Baja California per riprodursi. Appartengono a una specie, salvata in extremis dall’estinzione, che gli indios della zona consideravano sacra al dio della luce

Balena grigia adulta

Balena grigia adulta foto José Eugenio Gómez Rodríguez – www.commons.wikimedia.org

L’oceano è un mondo di colline blu, alternate a valli della stessa tinta.
Il barchino caracolla da una collina all’altra: sale su una cima, precipita in una valle, risale sul versante opposto e ripete l’operazione daccapo, all’infinito. Poi, fra quelle onde gigantesche color cobalto, appare una macchiolina di luce verdastra: sale dal fondo, a destra dell’imbarcazione; si allarga, diventa enorme. José grida: “Ballena a la derecha!” (balena sulla destra). Subito dopo una collina blu si frantuma in mille spruzzi e dall’acqua emerge una balena lunga quattro volte la barca.

Il regno del “pez diablo”

balena Le coste di Baja California

Le coste di Baja California

Capita spesso di fare questi incontri, incrociando lungo le coste messicane del Pacifico. Ma solo in autunno-inverno, quando le femmine gravide partoriscono e le altre vanno in amore nelle tiepide lagune della Baja California: San Ignacio, Bahia Magdalena, Ojo de Liebre. Poi, in primavera, quando la luce torna a essere abbondante anche nell’estremo Nord, le balene ripartono per le acque gelide da cui erano venute: quelle del Mare di Bering, tra l’Alaska e la Siberia, ricche di plancton e di krill, i gamberetti di cui i cetacei sono ghiotti.
Le specie di balene più frequenti in Baja California sono due. La più grande è la megattera, lunga fino a quindici metri; ma la prediletta dai naturalisti è quella, più piccola e bruttina, che in Messico chiamano “pez diablo” (pesce diavolo) e negli Stati Uniti “gray whale” (balena grigia). Il motivo di questa preferenza è semplice: pochi decenni fa la specie rischiava di estinguersi; poi rigorose misure internazionali di tutela l’hanno salvata, facendola diventare un simbolo dei protezionisti: come il panda gigante in Cina e lo stambecco sulle Alpi.

Dolcezza dei giganti indifesi

© AllAboutBaja.com foto MaLiaGallery

© AllAboutBaja.com foto MaLiaGallery

José Sanchez, il biologo che mi accompagna a vedere da vicino il pez diablo a Bahia Magdalena, rievoca con passione quell’operazione-salvataggio: “Un tempo le popolazioni di balena grigia erano tre: una viveva nell’Atlantico, un’altra migrava dalle coste della Siberia a quelle della Corea, l’ultima era la nostra. Ma oggi la prima non c’è più e la seconda è ridotta al lumicino; solo la terza resiste bene, anzi è in crescita: oggi conta ventunmila esemplari. La ripresa si è avuta dal 1946 in poi: cioè da quando la caccia ai cetacei è stata vietata”.
La caccia? Guardo la balena emersa a trenta metri da noi, che se ne sta immobile col muso all’aria, come per prendere il sole: ha gli occhi piccoli, la pelle rugosa, la bocca aperta. Quando è venuta su dagli abissi, con quella sua mole da venti-trenta tonnellate, mi ha messo paura; ma ora suscita solo tenerezza: ha un’espressione triste da scultura maya, un’aria da gigante indifeso. Ci ha visto, ma non fugge: guarda la barca con curiosità, ci studia, sembra quasi che voglia comunicarci qualcosa. Come si fa a tirare un arpione a un animale così?

Dal Messico, l’ostracismo alla caccia

L'incontro con le balene nella laguna

L’incontro con le balene nella laguna

Giro la domanda a José. “Noi messicani – risponde lui – non abbiamo mai cacciato il pez diablo. Erano i gringos che lo facevano, per ricavarne olio e sapone. Ogni inverno, quando le balene sono più vulnerabili perché rese imprudenti dagli amori, calavano dagli Stati Uniti settecento baleniere, che uccidevano anche ottomila capi a stagione. Con una simile strage, non c’è da stupirsi se la specie ha rischiato di sparire. E se questo non è successo, è merito del Messico, che ha chiesto e ottenuto dagli Stati Uniti di fermare la mattanza”.
José calca un po’ la mano per orgoglio di bandiera, ma quello che dice è sostanzialmente vero. A fine Ottocento, quando l’industria baleniera statunitense era al culmine, manteneva settantamila persone, fra personale imbarcato e di terra: una miniera d’oro, insomma. E in Baja California narrano ancora di un certo Charles Scammon, ex-ufficiale della marina militare Usa, che inaugurò un metodo di caccia crudelissimo: arpionava i neonati, incapaci di restare sott’acqua a lungo; le madri emergevano per difenderli e venivano uccise a loro volta.

Gli indios Pericues: mini arpioni di spine di manta

balenaChe gli abitanti del Messico non abbiano mai cacciato balene, però, non è del tutto vero, anche se per smentire José occorre risalire a tempi lontani, quando gli spagnoli non erano ancora arrivati e in Baja California vivevano solo gli indios di tre tribù: Juaycuras, Pericues e Cochimies. I primi snobbavano del tutto il mare, quindi anche i cetacei. Invece i secondi erano balenieri spietati quanto temerari: si buttavano nell’oceano su gusci di noce e affrontavano il pez diablo armati di corti giavellotti, ricavati da spine di manta.
Tutt’altro atteggiamento avevano i Cochimies, per i quali le balene erano intoccabili, in quanto sacre a Kuyima, dio della luce. Motivo: come si diceva sopra, quando una balena risale dagli abissi appare come una macchia luminosa verde chiaro, che spicca nell’uniforme blu cupo delle onde. In quella luce gli indios vedevano un miracolo di Kuyima. E raffiguravano il dio appunto in forma di balena, come ricordano diverse incisioni rupestri rimaste in tre grotte della costa: Cueva de la Trinidad, de la Candelaria e de San Gregorio.

Le balene amano le coccole

balena ©VisitMéxico

foto ©VisitMéxico

Sto pensando a queste cose, quando José mi scuote: “Andiamo ad accarezzarla, vuoi?”. Resto un po’ perplesso, ma lui insiste: “Andiamo?”. E prima che io dica di sì punta la prua verso il gigante immobile. Ci avviciniamo lentamente. Arriviamo a dieci metri, poi d’improvviso un piccolo maremoto avverte che qualcosa si sta muovendo: la balena inarca la schiena, solleva una doccia di schiuma e ridiventa una macchia verde sott’acqua, che sparisce verso il fondo. Addio pez diablo, sei tornato a essere Kuyima, dio marino della luce. Guardo José con un sorrisetto sfottente: “Vai ad accarezzarla, adesso…” sibilo. Eppure è vero: spesso le balene si lasciano toccare dall’uomo. Anzi, pare che gradiscano il contatto, forse perché sperano di essere liberate dai “balanos”, minuscoli crostacei che si attaccano alla loro pelle, provocando prurito.
A San Ignacio c’è un pescatore, Francisco Mayoral detto Pachico, che un giorno, mentre pescava in una laguna, ricevette la visita di un pez diablo che cominciò a squassare la barca: non per affondarla, solo per grattarsi la schiena.
Dopo la balena di Bahia Magdalena ne ho viste molte altre, lungo le coste messicane: un po’ nel Pacifico e un po’ nel Mare di Cortes, l’ampio golfo che si stende fra la Baja California e il Messico continentale. Mai però sono arrivato così vicino a una di loro come a Bahia Magdalena. È logico, in fondo: tutte le altre volte ero a bordo del Don José, un grosso battello d’altura da cui le “gray whales” si tenevano prudentemente lontane. Ma è bastato usare una barca minuscola come quella di Pachico per avere un incontro ravvicinato.

Terra di balene, leoni marini, avvoltoi-tacchino, tartarughe

Leoni marini

Leoni marini foto Calibas – www.commons.wikimedia.org

La lezione non vale solo per le balene, ma per tutti gli animali della Baja California. Che sono sempre confidenti, se li si avvicina in punta di piedi: a Los Islotes, un arcipelago di scogli nel Mare di Cortes, ci siamo intrufolati in una colonia di duecento leoni marini (enormi foche, che possono sfiorare il peso di tre quintali).
In un’altra isola, la Cerralvo, siamo stati accolti da uno stormo di avvoltoi-tacchino (chiamati così per il loro collo rosso) appollaiati sui cactus. E al largo di Cabo San Lucas abbiamo scortato una tartaruga in migrazione.
Cabo San Lucas merita due parole a parte. È (o sarebbe) una delle località più belle della Baja California: un trionfo di scogliere scure sulla punta della penisola, fra il Mare di Cortes e il Pacifico. Purtroppo però la zona è rovinata da una colata di cemento, grazie alla pubblicità procurata da Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone, che hanno costruito ville hollywoodiane, seguiti da “vorrei-ma-non-posso” di imitazione. Se passate di lì, non fermatevi: quella del Cabo è tutta un’altra fauna, meno avvicinabile e interessante del pez diablo.

Baja California, La penisola patria di Zorro

Cactus valley

Cactus valley

La Baja (cioè “Bassa”) California è una penisola lunga 1.700 chilometri che si protende in direzione nord-sud lungo la costa occidentale del Nord-America. Politicamente è divisa fra gli Stati Uniti e il Messico.
Vasto circa un quarto dell’Italia e in gran parte desertico, il settore messicano è abitato da appena quattrocentocinquantamila persone, un terzo delle quali vive nel capoluogo La Paz. La regione acquistò fama mondiale negli anni Venti, grazie allo scrittore americano Johnston McCulley (1883-1958) l’inventore di Zorro, che vi ambientò le avventure del suo eroe, ispirato a un personaggio realmente vissuto nel Seicento. Guillén Lombardo. Nei romanzi di McCulley lo spadaccino mascherato si chiama Diego Vega; il soprannome Zorro (che in spagnolo vuol dire “volpe”) gli deriva dall’astuzia dimostrata nel beffare gli occupanti spagnoli.

Megattera, un cetaceo sorprendente. Canta e parla in tre lingue

foto Whit Welles www.commons.wikimedia.org

foto Whit Welles www.commons.wikimedia.org

Benché meno tipica della “grigia”, anche l’altra balena diffusa in Baja California, la megattera, merita un po’ di attenzione. In spagnolo si chiama “ballena jorobada”, cioè “gobba”. Ma il nomignolo non rende giustizia alla specie, che ha una caratteristica ben più curiosa della gobba: canta.
Per comunicare fra loro, infatti, le megattere emettono sequenze di note musicali, percepibili dall’orecchio umano fino a trenta chilometri di distanza e con appositi strumenti fino a cento ottanta. Il fenomeno, noto già nell’antichità (lo citava Aristotele) è stato però studiato solo di recente: si è scoperto che si articola in ritornelli precisi, identici per tutte le balene che vivono nello stesso anno e nella stessa zona. L’anno dopo la “canzone” si aggiorna: la prima serie di note sparisce e in coda ne subentra una nuova. Altra scoperta: le megattere usano tre “lingue” diverse, due nel Pacifico e una nell’Atlantico; gli esemplari della Baja California possono comunicare con quelli delle Hawaii ma non con i “compatrioti” messicani dei Caraibi.

Informazioni utili

Nell’Oceano Pacifico e nel Mare di Cortes vi sono crociere dedicate all’osservazione delle balene. Sono organizzate da Baja Expedition (Sonora 585, La Paz BCS, Mexico; telefono 0052 612 1234900, www.bajaex.com)

Informazioni aggiuntive si possono avere dall’Ente del Turismo Messicano (via Barberini 3, Roma; telefono 800 11112266, www.visitmexico.com).

Leggi anche:

Perù 3. Cusco ombelico del mondo andino

Alla scoperta dell’isola della Tasmania

© RIPRODUZIONE RISERVATA