Giovedì 13 Giugno 2024 - Anno XXII

Anima India a Barra Velha

Pataxò Brasile spiaggia

Sette chilometri separano Caraìva, paesino situato su una delle spiagge più affascinanti di Bahia, da Barra Velha, l’“aldeia mae” (villaggio madre) degli Indios Pataxò. Ore di cammino per lasciare la “civiltà” e incontrare un’antica comunità indigena

Caraiva spiaggia (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Caraiva spiaggia (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Sette chilometri separano Caraìva, paesino situato su una delle spiagge più affascinanti di Bahia, da Barra Velha, l’“aldeia mae” (villaggio madre) degli Indios Pataxò. Ore di cammino per lasciare la “civiltà” e incontrare un’antica comunità indigena. Zaino in spalla, il mio compagno di viaggio ed io camminiamo in silenzio, affondando i piedi nudi nella sabbia di un lungomare bruciato dal sole e accarezzato dal vento, mentre i nostri pensieri vengono cullati dal frangersi delle onde sul bagnasciuga.

Barra Velha, il villaggio degli Indios

Pataxò capanna (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Le tradizionali capanne (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Quando, tra i cespugli, scorgiamo le prime capanne di pescatori, proseguiamo per un piccolo sentiero che si fa spazio tra gli alberi sempre più fitti, fino a raggiungere il villaggio degli Indios. Al primo colpo d’occhio il tempo sembra davvero essersi fermato. Capanne di paglia, casette squadrate in legno e mattoni, stradine polverose di terra rossa, immerse in una natura colorata e rigogliosa.
Ma ciò che cattura il mio cuore, sono gli occhi incuriositi e allegri dei bambini, timidi soltanto per un attimo e poi un po’ sfrontati, che ci osservano commentando tra risate e gridolini l’arrivo di questi viaggiatori solitari.

Nella casa dei Pataxò

Pataxò bambina (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Piume di pappagallo adornano il viso di una bambina del villaggio (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

In portoghese, chiediamo ospitalità: seguendo il festoso corteo dei ragazzini. Raggiungiamo la casa-ristorante del villaggio, semplice e accogliente, abitata da una famiglia numerosa che all’ora di pranzo è solita offrire un piatto caldo e pane fresco in cambio di pochi “reales”. Molti sorrisi e un “prato feito” fumante (ricetta popolare fatta di riso, pesce, verdura e “farofa”, la farina utilizzata in questo paesino) ci rimettono in sesto.
E quando il capofamiglia ci offre ospitalità per la notte, in un attimo ci ritroviamo a far parte di quel piccolo clan: due degli uomini si adattano a dormire per terra, nella sala da pranzo, pur di lasciarci una delle stanze tutta per noi.

Dopo la notte passata al riparo di una grande zanzariera, all’alba ci destano le voci allegre delle donne che stanno cuocendo il pane. Dalla strada ci giungono le risate dei bambini. Inizia così una settimana di vita insieme agli Indios Pataxò. Una settimana durante la quale scopriamo il loro modo di vivere, povero ai nostri occhi di occidentali, ma in realtà semplice e ricco allo stesso tempo di tradizioni, vita comunitaria e allegria.

In fumo il museo e la biblioteca

Pataxò donne al fiume (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Donne al fiume (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Scopriamo il piccolo mercato che una volta alla settimana giunge nella comunità, il lavoro delle donne che lavano insieme ai bambini (e ai fenicotteri) i vestiti nel fiume. Visitiamo la scuola, chiusa perché sono giorni di festa, ma che la maestra è felice di aprire per noi, facendoci vedere le aule e la biblioteca: pochi testi conservati con cura e soltanto poche pagine dedicate al popolo Pataxò. L’insegnante ci racconta che negli anni in cui la repressione degli Indios è stata più violenta, un incendio ha ridotto in cenere la vecchia biblioteca e il piccolo museo. Incendio certamente non casuale, ma del quale non si sono mai trovati i colpevoli; anche perché le autorità brasiliane si sono ben guardate dal cercarli.

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Confinati in una riserva naturale

Pataxò Indio (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Piume di pappagallo e semi dell’albero Pau-brasil gli ornamenti tradizionali di uomini e donne (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Ci raccontano del capo Galdino Pataxó, bruciato vivo a Brasilia nel 1997 e delle violenze subite prima ancora, attorno al 1950, quando i Pataxò vennero uccisi o feriti e poi cacciati dalla loro terra, da chi voleva usarla per la coltivazione del cacao.
Soltanto nel 2000 i sopravissuti sono tornati nei luoghi di origine. Quando il governo ha riconosciuto loro una parte della terra attorno al Monte Pascoal, così chiamato dai portoghesi che lo avvistarono. Fu la prima terra brasiliana che si rivelò ai loro occhi, proprio il giorno di Pasqua del 1500.

I Pataxò dunque sono stati confinati in una riserva naturale. Ciò però non ha risolto i problemi di questa gente alla quale è stata sì restituita parte della loro terra, ma a patto che venissero rispettate alcune regole: vale a dire, divieto di caccia e di pesca.

Il nome Pataxò dal rumore delle onde che si infrangono sulla riva

pescatore
Un pescatore getta la sua rete (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Divieto che i Pataxò non “possono” osservare, pena la loro scomparsa. Sarebbero infatti costretti a stravolgere la propria economia, basata principalmente sulla pesca di sussistenza – con lance e canne rudimentali – dedicandosi a qualcosa di diverso; commercio o turismo, per esempio; o più semplicemente si vedrebbero costretti ad abbandonare la Mata Atlantica per andare ad ingrossare le fila dei disperati nelle periferie delle grandi città.

Cosa che naturalmente non vogliono fare; lasciare quella vita semplice, legata alla natura e al grande mare, sarebbe come morire, per un popolo che ha scelto il proprio nome modellandolo sul rumore delle onde che si infrangono sulla riva: l’onomatopeico “pa-ta-sciò”.
Legati dall’amore e dal rispetto per le proprie tradizioni, i giovani Pataxò dedicano parte della giornata ai balli tradizionali, vestendosi e dipingendosi come per secoli avevano fatto i loro antenati, per poi esplodere a sera e fino a notte inoltrata, al suono di un grosso stereo, con le musiche brasiliane più in voga: “forrò” e “samba” più di altre.

Artigiani-imprenditori. Per sopravvivere

Indios Pataxò pitturano il corpo con colori naturali
Indios Pataxò pitturano il corpo con colori naturali (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Un passato da salvaguardare e un futuro in cui imparare a sopravvivere. Per tutelare la propria cultura, i Pataxò oggi si proteggono con l’ “Associaçao da Comunidade Indigena Pataxò”, che include anche una “Associaçao dos Artesao”. La comunità ha incrementato la produzione artigianale e ha iniziato a vendere archi, frecce e altri oggetti in legno, sia nelle zone commerciali di Coroa Vermelha e Cabralia, sia sulle spiagge di Caraìva o ai lati della BR 101, la strada litoranea che congiunge il nord al sud del Brasile.
I Pataxò producono anche borse, qualche indumento, tra i quali gonne e reggiseni di corda o paglia, ma soprattutto collane, bracciali, cinture e orecchini di semi.

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L’energia di Madre Natura dalle collane di semi

Venditrici di collane
Venditrici di collane (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Le collane, in particolare, servono secondo la loro credenza a proteggere chi le porta: i semi e gli altri materiali con cui sono intrecciate pazientemente a mano, trasmettono infatti l’energia di Madre Natura. E naturalmente piante ed erbe hanno davvero potere curativo: lo sa bene lo sciamano del villaggio, uno dei pochi uomini che ancora conosce i segreti della Mata Atlantica. Grazie a un’esperienza ereditata da secoli, vissuti in simbiosi con la terra e il mare, erbe e piante nelle sue mani diventano potenti rimedi contro quei malesseri e quelle malattie propri della zona. Perché se è vero che Madre Natura produce un “veleno”, offre nello stesso posto anche i possibili rimedi. Rimedi, come ho provato sulla mia pelle, che funzionano davvero.

Erbe magiche ed efficaci

Lo sciamano e sua moglie curano con semi e piante della foresta (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Lo sciamano e sua moglie curano con semi e piante della foresta (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Affascinata da tante meraviglie, avevo infatti trascorso incautamente troppe ore sotto il sole cocente, senza bere abbastanza. Quando la febbre molto alta e il vomito inarrestabile mi hanno costretta a letto, ho chiesto aiuto dello sciamano. Una volta giunto, mi ha fatto bere un miscuglio di erbe, bollente ed amarissimo: pochi minuti dopo ho iniziato a stare bene!
Sono stata ospite nella casa dello sciamano e ho ricevuto da sua moglie, sorridente e premurosa, un braccialetto di semi rossi (quelli dell’albero Pau-brasil); segno che, a suo giudizio, avevo proprio bisogno di un po’ di energia da Madre Natura!

biliardo (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Passatempo occidentale col biliardo (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Purtroppo, con le parole dello sciamano ho appreso che, nonostante non ci sia Pataxò che non indossi almeno una collana, la forza della Natura non basta più a proteggere questo popolo. Sono molte le malattie, “importate” negli ultimi secoli dall’uomo bianco, che stanno decimando la popolazione.
Per porvi almeno in parte rimedio, anche l’Italia e in particolare il Comune di Trento hanno fatto qualcosa. Su richiesta della comunità Pataxò, nel settembre del 2006 hanno consegnato un veicolo 4×4 che ora funge da ambulanza e trasporta gli ammalati più gravi dalla riserva alle città, percorrendo le piste della foresta. Una foresta che per secoli ha protetto questo popolo, ma che oggigiorno è anch’essa ammalata. E rischia di scomparire.

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Foreste addio?

villaggio (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Il villaggio (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Il dramma della distruzione dell’ambiente naturale brasiliano è in atto da più di cinquecento anni: ha avuto inizio con la colonizzazione europea e continua ancor oggi, con uno sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Quando nel Cinquecento i portoghesi arrivarono in Brasile, la Mata Atlantica era una foresta pluviale che occupava
oltre un milione di chilometri quadrati (pari al quindici per cento dell’intero territorio del paese, più di quattro volte la superficie dell’Italia) e si estendeva lungo la fascia costiera orientale, dal Rio Grande do Norte al Rio grande do Sul.

Del suo ecosistema, unico al mondo, fa parte anche il famoso Pau-brasil, albero che ha dato il nome alla nazione. Dopo cinque secoli di sfruttamento (che ha subito un’accelerazione improvvisa dagli anni Settanta in poi, quando in soli dieci anni è scomparso il quaranta per cento della foresta, devastata dal cosiddetto “agro-business”) la Mata Atlantica si è ridotta oggi a poco meno del sette per cento dell’estensione originaria.

Disboscamento e impoverimento del terreno

Abitanti del villaggio in processione (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Abitanti del villaggio in processione (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

Il disboscamento incontrollato e il conseguente impoverimento del terreno, che ha reso aride vaste porzioni di foresta, sembra inarrestabile, secondo uno studio effettuato dall’organizzazione non governativa S.O.S Mata Atlantica e dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali (Inpe).
“Senza la foresta, scompaiono le sorgenti dei fiumi e viene a mancare l’acqua per le popolazioni della regione” ha spiegato Marcia Hirota, direttrice di S.O.S Mata Atlantica. Per invertire questa tendenza, il governo ha creato il Corredor Central da Mata Atlantica, un’area protetta di dodici milioni di ettari, che da Salvador de Bahia si snoda verso sud, fino ad inglobare tutto lo stato di Espiritu Santo.

Giovani Pataxò si esercitano nelle danze tradizionali (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)
Giovani Pataxò si esercitano nelle danze tradizionali (foto: Chiara Meriani © Mondointasca.it)

L’area protetta include ventitre parchi naturali (tra i quali il Parque Nacional do Monte Pascoal) che proteggono trecento e ottantatre specie di animali a rischio di estinzione.
Ma questi stessi parchi, proteggono anche gli Indios che vi abitano? Il “Frente de Resistência e Luta Pataxó”, il 31 agosto del 2006, ha dichiarato che continuerà a lottare per ottenere la demarcazione di un proprio territorio: protetto sì, da coltivazioni
e disboscamento, ma anche dalle logiche dei parchi naturali, per ottenere un territorio dove i Pataxò possano davvero continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

Info utili

Conselho Indigenista Missionário: www.cimi.org.br
Fundacao SOS Mata Atlantica
www.sosma.org.br
www.florestasdofuturo.org.br

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