Giovedì 13 Giugno 2024 - Anno XXII

I Castelli di Bellinzona

Lungo la via che dalla pianura padana conduce al Gottardo, la capitale del Canton Ticino presenta ben tre Castelli – dichiarati nel 2000 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità – meritevoli di una visita accurata: Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro

Castelli di Bellinzona (Foto: Stephan Engler)
Bellinzona (Foto: Stephan Engler)

Le colline granitiche che sovrastano la cittadina svizzera bagnata dal Ticino, testimoniano secoli di storia. Sono tracce antiche: le prime costruzioni risalgono all’età augustea; in seguito, le esigenze di difesa del territorio vedono l’edificazione di fortilizi a partire dalla metà del IV secolo. I successivi ampliamenti, invece, appartengono alla seconda metà del 1400.
I Castelli di Bellinzona sono mirabili testimonianze dell’architettura fortificata medievale in Svizzera. Essi si rifanno alla complessa attività edilizia difensiva realizzata dai duchi di Milano nel Quattrocento.

L’interno del grande cortile di Castelgrande, a diretto contatto con il cielo, lascia sorpresi, emozionati e ammirati per l’ampia spazialità  rivelata. La possente cinta muraria, gli antichi emblemi, i giardini sulla rupe del castello, evocano un  medioevo “perduto”. Bellinzona e il suo contado si sono formate nei secoli attorno alla fortezza. Nel tempo hanno sviluppato una identità multiculturale originata anche dalla posizione strategica, che la rendono tuttora l’anello di congiunzione fra nord e sud.

Castelli di Bellinzona: Castelgrande, di nome e di fatto

Castelli di Bellinzona Le vechie mura e i vitigni di Castelgrande (Foto: Remy Steinegger)
Le vechie mura e i vitigni di Castelgrande (Foto: Remy Steinegger)

Il “Castrum magnum” o “Castellum-Castrum romano” è la più ampia e antica delle tre fortificazioni di Bellinzona. Un’altura su cui transitarono cacciatori, legioni romane, orde barbariche, re, imperatori, vescovi, funzionari civili e militari di Como, viandanti…
Dal X al XIII secolo la fortezza era considerata un passaggio alpino di rilevanza cruciale dagli Ottoni, dai Franchi Sali e dagli Hohenstaufen di Svevia. Determinante per l’egemonia imperiale germanica dal Baltico all’Italia.
Anche le spedizioni in Italia di Federico I  Barbarossa passarono di qui. Dal 1340 Bellinzona divenne un caposaldo dello stato territoriale visconteo e poi sforzesco,  successivamente potenziato per sbarrare l’accesso al nemico. Quando Bellinzona passò definitivamente a far parte dei cantoni svizzeri, la chiusa del Ticino esaurì la sua funzione militare.

A Castelgrande in ascensore

Castelgrande con la Torre Bianca (Foto: Stephan Engler)
Castelgrande con la Torre Bianca (Foto: Stephan Engler)

L’imponente blocco roccioso di Castelgrande (o Castelvecchio e dal 1506 Castel d’Uri) si trova al centro della chiusa naturale di Bellinzona. Sotto la Signoria milanese vengono apportate, in più fasi, sopraelevazioni e potenziamenti raccordati alla cinta muraria, aggiungendo cortili d’arme e torri ausiliarie.

L’accesso a Castelgrande è oggi facilitato dall’ascensore, che dalla base della collina conduce all’interno del complesso. Ma si può raggiungere la porta principale del castello anche a piedi: da piazza Collegiata e da piazza Nasetto, percorrendo viuzze ripide, o dalla più comoda Via Orico. L’interno del castello è diviso in tre grandi cortili. Dalla sommità s’innalza la Torre Bianca (alta ventisette metri) a oriente, quella Nera (alta ventotto metri) a occidente. A Nord il Ridotto, a sud i caseggiati. Già nell’alto medioevo l’anello di cinta tardo-romano rendeva la rocca pressoché inespugnabile.

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Castelli di Bellinzona: un Museo d’avanguardia

Castelgrande affresco al museo di Castelgrande
Affresco al museo di Castelgrande

A fine Cinquecento diviene sede amministrativa e giudiziaria di tre cantoni: Uri, Svitto e Unterwalden, fino alla formazione del Cantone Ticino nel 1803.
I maggiori interventi di ripristino e consolidamento sono stati effettuati dagli architetti G.Weith e M.Aloth tra il 1920 e il 1950, mentre dal 1982 al 1992 un restauro integrato del complesso è stato affidato all’architetto Aurelio Galfetti.

L’ala sud ospita un’area museale che raccoglie diversi reperti archeologici, la documentazione storico-edilizia del castello, oltre a pregevoli soffitti lignei dipinti su carta vegetale con colori naturali, su temi rinascimentali quali la virtù coniugale, personaggi storici e cavallereschi, allegorie di caccia, provenienti dalla Casa Ghiringhelli, antico Albergo della Cervia (1470-80). Sono presenti altresì una raccolta di monete della Zecca confederata del XVI secolo e una documentazione storica d’epoca ducale (1457-1472) .

Castelli di Bellinzona: Montebello, fratello minore

Castelli di Bellinzona Spettacolo medievale al castello di Montebello (Foto:Remy Steinegger)
Spettacolo medievale al castello di Montebello (Foto: Remy Steinegger)

Vista superba dalla collina orientale dove si erge su uno spuntone roccioso Montebello o Castelpiccolo (novanta metri d’altezza) dal 1506 castello di Svitto e in seguito di San Martino, è il secondo castello più antico di fine XIII secolo a forma triangolare che chiudeva l’antico borgo.

Edificato dai Rusca, importante casato comasco, passato ai Visconti sullo scorcio del Trecento, si presenta come un rombo deformato ai cui angoli ottusi si raccordano le mura fortificate cittadine.
Una residenza con edifici addossati al torrione, difesi da cinta muraria. Per impedire l’accesso al nemico, diversamente da Castelgrande, fu necessario scavare ad est profondi fossati. Il castello ospita il Museo Civico con una collezione archeologica e reperti provenienti da necropoli preistoriche ticinesi.

Castelli di Bellinzona: Sasso Corbaro, forte di difesa

Catelli di Bellinzona Sasso Corbaro
Catelli di Bellinzona Sasso Corbaro

Tipica fortificazione sforzesca è Sasso Corbaro (dal nome del colle) fatto costruire in soli sei mesi dall’ingegnere fiorentino Benedetto Ferrari. Il  Duca di Milano, nel 1479, potenziò le strutture difensive della città, ricostruendo la Murata che chiudeva tutta la valle del Ticino.

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Sasso Corbaro domina la pianura bellinzonese con una corte quadrata chiusa tra alte muraglie, dove s’innestano il mastio e la torre di vedetta. Si raggiunge comodamente dal Castello di Montebello. La vista dal Sasso Corbaro spazia fino alla Valle Riviera, dominata dal Pizzo di Claro, con una cima appuntita che ricorda il Cervino e si spinge sino al bacino del Lago Maggiore.

Bellinzona, così svizzera, così milanese

Mercato a Bellinzona (Foto: Remy Steinegger)
Mercato a Bellinzona (Foto: Remy Steinegger)

Il centro storico svela l’atmosfera della borgata medievale lombarda. E lo stile lombardo domina nell’impianto ambientale-architettonico e nei decori .
Capitale da oltre un secolo, Bellinzona ha un centro pedonalizzato, con piazzette infiorate, stretti vicoli, portici e negozi. Lungo le strette contrade rivive il suo nobile passato e spiccano le dimore patrizie e le belle chiese di San Biagio e San Paolo, che tanto affascinarono viaggiatori illustri del Gran Tour: dallo scrittore ed esteta John Ruskin al pittore William Turner, appassionati di paesaggi alpini e interpreti del nascente sentimento romantico per la natura.

Vi sono splendidi portali in granito di case padronali, balconi e insegne in ferro battuto nelle antiche locande in Via Codeborgo e Nasetto, mentre la Cà Rossa, dalla facciata a ornati di terracotta, è opera di uno scultore campionese che realizzò anche la dimora storica del Manzoni a Milano; il Municipio neorinascimentale con la torre dell’orologio, di recente restauro, ha una suggestiva corte interna a due ordini di loggiati e numerose sale di rappresentanza affrescate .
Il pittoresco e animato mercato del sabato mattina, convive con il passato e con le numerose attività ludico-culturali che si svolgono nelle gallerie, nei teatri e negli spazi urbani all’aperto.

Mercato centenario

Castelli di Bellinzona La Collegiata
La Collegiata

D’ispirazione medievale, il mercato centenario mette in mostra, tra gli alimenti, una varietà prelibata di pani dalle forme suggestive e numerose qualità di cipolle, bianche, rosate, rosse, vanto del territorio. Non a caso l’enogastronomia qui ispira cuochi stellati e i tradizionali “grotti” dove si gustano i sapori genuini del luogo.
Oltre alle vestigia militari fortificate, Bellinzona conserva testimonianze ed edifici di cospicuo valore, come la rinascimentale e barocca  Collegiata, con tele di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, di Camillo Procaccini e di Bartolomeo Roverio detto il Genovesino. Tra gli affreschi, gli “Angeli Musicanti” del 1770 del locarnese G.F. Orelli.

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Nella zona bellinzonese tradizione e modernità si fondono armoniosamente, diventando fonte  vitale di cultura. Architetture medievali, fortilizi, antichi monasteri e monumenti, dialogano con le opere d’avanguardia griffate da grandi architetti, Botta e Galfetti su tutti, che oltre ad abbellire  il centro storico e la regione, imprimono una ventata estetica moderna.

La chiusa naturale del Ticino

Castelli di Bellinzona Chiusa naturale del Ticino
Chiusa naturale del Ticino

Il Ticino fa da cerniera tra le Alpi e il Lago Maggiore.
Un dosso roccioso immesso nella parte orientale della valle crea uno sbarramento difensivo che abbraccia tutta la zona alpina e transalpina e costituisce una chiusa naturale con due soli passaggi: a est una strettoia che crea l’insediamento urbano di Bellinzona, a ovest un tratto pianeggiante bagnato dalle acque del fiume che fluiscono nel Lago Maggiore.
Nel XV secolo un braccio navigabile del Verbano raggiungeva Bellinzona, dando vita a un piccolo porto nei pressi della torretta detta Santa Maria delle Grazie.

La quattrocentesca omonima chiesa, già convento dei Frati Minori, soppresso alla metà dell’Ottocento, ha l’interno diviso da un’ampia parete trasversale affrescata da un pittore lombardo (1495-1505) raffigurante una Crocifissione e, in quindici riquadri, la vita del Cristo. I dipinti alle pareti sono attribuiti alla scuola di Gaudenzio Ferrari e del Bergognone. La struttura interna francescana richiama quella della Chiesa di Sant’Angelo a Milano.

Notizie utili

Guide: I Castelli di Bellinzona di Werner Meyer

Guide ai monumenti svizzeri: www.gsk.ch

L’Amorosa  Fattoria, agriturismo rustico con vigneto di tre ettari piantati a Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon, a Gudo, sulle colline di Lugano, www.amorosa.ch

Crotto Marchino, Pazzallo, telefono  00091 9946044, www.marchino.ch

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