Domenica 3 Luglio 2022 - Anno XX
Un miracolo che fa giustizia

Un miracolo che fa giustizia

La storia di un paese molto spesso è legata ad antiche vicende che hanno del miracoloso. Questo è il racconto di un giovane di Spino d’Adda, scambiato a torto per un malvivente e salvato per miracolo, un istante prima di essere fermato dai gendarmi

Spino d'Adda, oggi (Foto: F. Bertha)
Spino d’Adda, oggi (Foto: F. Bertha)

Saranno passate ormai diverse ore da quando Alessandro Ciseri, un bravo giovane del paese, correva disperato cercando di sfuggire ai gendarmi. Era inseguito per un reato che non aveva commesso, ma nonostante fosse innocente, in qualche modo i sospetti, basati su delle valutazioni frettolose, si erano indirizzati verso di lui. I gendarmi erano venuti a bussare a casa sua, e mentre stavano per arrestarlo, Alessandro riuscì a scappare e si diede alla fuga. Percorse la via dove abitava, girò l’angolo, e cercò di nascondersi tra gli arbusti di prugnolo che crescevano in abbondanza lungo i fossi.

“Eccolo lì il maledetto! Prendetelo!”, gridò uno dei gendarmi notandolo tra i cespugli, e allora Alessandro si alzò di scatto, saltò il fosso e si mise a correre come un forsennato cercando di raggiungere le campagne circostanti dove sperava di poter far perdere le proprie tracce. Ma le sue forze stavano scemando, e i militari lo raggiunsero facilmente, ammanettandolo e incatenandolo.

“Adesso non ci scappi più! Marcirai in fondo alle carceri di Lodi!”, gli hanno gridato trascinando il povero malcapitato verso la nefasta meta.

L’aiuto vien dall’alto

La facciata del Santuario della Madonna del Bosco (Foto: Cremasco - Creative Commons)
La facciata del Santuario della Madonna del Bosco (Foto: Cremasco – Creative Commons)

A un certo punto, mentre si trovavano già fuori dall’abitato di Spino, l’occhio del povero Alessandro cadde su una cappella campestre con sopra un’immagine della Madonna. “Maria, tu sai che sono innocente, aiutami!”, disse con voce flebile il prigioniero e nell’istante in cui pronunciò questa frase, le sue catene si spezzarono. Fortunatamente Alessandro riuscì pure a fare in modo che il suo aguzzino non si accorgesse del fatto che gli si erano liberati i piedi, e così, pochi istanti dopo, approfittando di un momento di distrazione dei gendarmi, riuscì a fuggire, stavolta per davvero.

Per un bel po’ evitò di tornare in paese, ma avendo conservato le manette e le catene, a un certo punto volle tornare alla cappella per depositarle sul luogo miracoloso come ex voto. Circa duecento anni dopo, verso la metà del Cinquecento, sul luogo dove c’era la cappella con le catene, si diede inzio alla costruzione dell’attuale Santuario della Madonna del Bosco. Le manette e le catene del Ciseri restarono custoditi nel Santuario fino al recente passato, ma purtroppo, verso la metà del Novecento un malvivente, stavolta reale, fece sparire questi oggetti e ormai per ritrovarli probabilmente ci vorrebbe un altro miracolo. (14/03/2011)

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