Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Incuriosito dalla prima edizione di una Feria del Turismo a Trujillo, decido di partire per il nord del Perù (la gita proseguirà nell’Amazonìa e si ultimerà rivisitando Lima).
Tappa dura, la prima, due giorni in giro, come segue: nebbia, non a Milano bensì ad Amsterdam, perdo il volo per Lima, mi danno dentifricio e spazzolino (ma non babbucce e babydoll, vada lei – mi sorridono – a cercarsi la valigia tra altre 18.000); mi portano in un hotel tra i campi, dopo poco sonno mi trasvolano a Madrid ad acchiappare un volo per la capitale peruviana.
Là giunto, dopo quasi mezza giornata trascorsa in aria passo un’ora in taxi diretto alla stazione dei bus per infilarmi in un torpedone che nottetempo mi conduce a Trujillo (10 ore no stop senza fare un plissè, nè mi sarei mai lamentato – ancorché nel cesso fosse solo permesso fare la pipì ma non la grossa – perché nel sud America è normalissimo compiere in pullman viaggi infiniti ed era quindi il caso che, come di dice al casinò, “stessi all’altezza”).

Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Un visita di Trujillo è piacevole e non richiede troppo tempo: quanto va ammirato è infatti compreso nel ‘casco historico’, come in quasi tutte le città delle ex colonie spagnole. E non c’è rischio di perdersi: al centro la solita Plaza de Armas, intorno una geometrica ‘graticola’ di strade composte da ‘cuadras’ (isolati, le ‘manzanas’ in spagnolo) per chi dubitasse che i piani regolatori dei conquistadores erano copiati di sana pianta dal cardo e dal decumano degli accampamenti, poi città, delle legioni romane. Non mancano pertanto la Cattedrale (ovvio, sulla citata Plaza), le Iglesias de la Compañia (i soliti Gesuiti), de la Merced e del Carmen, la Casa de la Emancipaciòn (1820, vi fu proclamata l’indipendenza) e l’elegante Casa Iturregui (sembra un club inglese, mobili, argenti e boiseries). Chi ama l’archeologia visita il museo Cassinelli (fu importante l’emigrazione italiana nel Perù e nella nuova patria si distinsero in tanti, noto financo un monumento dedicato all’eroe Francisco Bolognesi).

Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Nel recente passato, oltre all’accennata bellezza cittadina, le sirene della Trujillo turistica hanno tentato il potenziale visitatore anche con: il folclore (è di questa regione una bella danza –e con i balli chi scrive non è tenero, gli sembrano tutti uguali, la Marinera); la gastronomia (facile marinare il prelibato, non meno che abbondante pesce della costa e ottenerne il magnifico Ceviche); e con gite balneari nella vicina Huanchaco; sulla spiaggia, qualche foto ai Caballitos de Totòra (trimillenarie canoe, ben in vista sul lago Titicaca, allestite intrecciando la canna ‘schoenoplectus californicus’).

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Ma con tutto quel ben di dio turistico situato nel sud del Perù (Macchu Picchu, un nome una garanzia, eppoi quell’intrigante mistero di Nazca) Trujillo aveva un bel da fare la ‘reclàm’ per guadagnarsi visitatori. Il ‘Casco antiguo’, la Marinera, i Caballitos, il Ceviche, il bel mini museo di Moche (inaspettatamente trovo e acquisto un ottimo azafràn-zafferano) vabbè; tutti posti piacevoli, ma per sfondare nel turismo gli ultimi arrivati devono ormai sapere estrarre dalla manica una carta vincente. E Trujillo c’è riuscita. Grazie alla storia. Ma non quella suesposta, di Pizarro, Conquistadores, Carlos V, indipendenza (e ci furono pure le guerre col non amato Cile). No, Trujillo ha ultimamente scoperto (termine giusto, si parla di archeologia) la storia precolombiana e per far conoscere tanto importante offerta culturale ha istituito (adesso ho capito tutto!) la Feria del Turismo mèta del mio complicato viaggio.

Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Superfluo precisare che se la mia curiosità per Trujillo (ma dov’era mai? quant’era grande? cosa ci faceva lì una fiera del turismo?) aveva già raggiunto buoni livelli prima di lasciare casa, durante il citato sballottamento in aereo, taxi e bus si andava via via trasformando in un morboso desiderio di sapere, capire.

Ma come d’obbligo in ogni indagine, si cominci con un identikit del Genius Loci. Percorsi 561 chilometri dell’infinita non meno che mitica Carretera Panamericana (chi prosegue, dopo l’Ecuador e la Colombia, si ritrova in Alaska passando per ecc. ecc. ) e aver ammirato a sinistra il Pacifico e a destra un grigio deserto pre-andino interrotto da poche coltivazioni e tanti allevamenti di polli (ma quanti ne mangiano in quel Paese?) eccomi a Trujillo, 682.834 abitanti (Calendario Atlante De Agostini 2012, la mia bibbia), quindi terza città del Perù (dopo Lima e Arequipa) e capitale della provincia La Libertad.
Oltre a non sbagliare definendosi ‘historica’ (è più ‘antica’ di Lima) Trujillo potrebbe pure affibbiarsi (come tante località spagnole) il titolo di “muy noble” perché la fondò (dandole il nome della nativa località extremeña) Francisco Pizarro, divenuto Marquès (mi sembra giusto, con tutto l’oro e l’argento che mandò in Spagna) per volere di Carlos V.
Una paternità nobile, pertanto, ma anche plebeo-proletaria perché, prima di vantare i magnanimi lombi concessi dall’Emperador, il citato Conquistador fu analfabeta guardiano di porci (roba da Premio alla Carriera, ma a quei tempi era tutto più facile, l’America era ancora l’America).

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Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

Una storia ben più interessante perché non ha per protagonisti i ‘soliti’ Inca bensì racconta le culture di ancor più antiche civiltà (dal 200 a.C. al XV secolo) tanto importanti da convincere l’Unesco – solitamente cauta e attendista nel concedere riconoscimenti – a dichiarare in tempi brevi Patrimonio dell’Umanità alcuni dei siti visitabili a Trujillo e nei dintorni di Chiclayo, capitale del ‘departamento’ di Lambayeque.

Grazie alle culture Mochica e Chimù (sviluppatesi nei secoli in condizioni climatiche ballerine, da queste parti il Niño comanda il meteo) nei dintorni della città fondata da Pizarro si ammirano le Huacas (centri cerimoniali o amministrativi) del Sole e della Luna e l’incredibile Chan Chan (Sole Sole), la città di ‘adobe’ (fango con paglia, solitamente a forma di mattone) più grande dell’America preispanica.

La tomba del Signor di Sipàn a Huaca Rajada, il museo delle Tombe Reali a Lambayeque e il museo Sicàn a Ferreñafe (si parla di vere e proprie opere, gioielli, ceramiche, tessuti, mondo dell’al di là) giustificano abbondantemente i 210 chilometri di Carretera da Trujillo a Chiclayo. -2 continua giovedì 19 gennaio-. (12/01/2012)

Trujillo, da Pizarro alle culture pre-incaiche (2)

(di Roberto Navarrete, Capitano di Navi Pescherecci)

I pescatori artigianali sanno che il “Ceviche” viene dalla parola “cevo” o esca, che è pesce grezzo utilizzato come esca per pescare. In effetti, le barche artigianali in tutto il litorale dell’Oceano Pacifico del Sudamerica erano di piccole dimensioni con spazio ridotto per avere una cucina a bordo, quindi la soluzione erano i limoni e le spezie per preparare i pesci pescati.

Ingredienti per il ceviche misto (4 – 6 persone):

1,5 kg. di filetti di pesce bianco e/o rosso, devono essere sodi e più freschi possibile (branzino, dentice, cernia, rana pescatrice, tonno rosso, salmone, ecc.), 400 gr. di crostacei (scampi e aragosta, sgusciate) e 800 gr. di moluschi (cozze, vongole, ostriche e coquille St. Jacques, con metà guscio), cipolle rosse affettate finemente, 2 peperoncini, 2 pomodori (tagliate in pezzi piccoli) o 12 pomodorini cocktail, 2 a 3 tazze di succo di lime fresche (deve coprire il pesce), sale e pepe a piacere, gocce di olio di oliva extra vergine, coriandolo fresco (cilantro), e foglie di lattuga fresca per la presentazione.

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Preparazione:

Lavate e sciacquate tutto il pesce fresco e i frutti di mare sotto l’acqua fredda. Il pesce tagliatelo a cubetti (1,5 cm.), quindi raccogliete tutto in una grossa ciotola. Affettate finemente la cipolla rossa e miscelatela al pesce, aggiungete i pomodorini, aggiungete sale e pepe a piacere, 2 peperoncini piccanti (al quale avrete tolto i semi) tritati molto finemente e miscelate il tutto per amalgamare bene gli ingredienti. Versate il succo di lime (preferibilmente) o di limone sul pesce, in quantità sufficiente a coprirlo completamente. Coprite la ciotola con della pellicola trasparente e fate riposare il composto per un ora/un ora e mezza in frigorifero. Disponete foglie di lattuga in ciascun piatto, disponete una buona quantità del composto con il pesce e la cipolla, e cospargete il tutto con l’olio di oliva extra vergine e con abbastanza coriandolo (cilantro) appena tritato. Questo piatto viene servito con delle pannocchie di mais al vapore, patate dolci e peperoni colorati.

Osservazioni:

Il ceviche può essere solo di pesce, o un misto con crostacei, molluschi e calamari e polipi (tagliati fini). È un delizioso antipasto o piatto principale ed è importante che il pesce da utilizzare sia particolarmente fresco. Il Ceviche è stato classificato il miglior piatto tipico al mondo da un recente sondaggio fatto in Spagna avendo ricevuto un totale di 280 mila 458 voti, seguono nella lista i Tacos messicani (93.524), la Pizza italiana (71.943), il Sushi giapponese (55.689) e la Pasta italiana (55.460).