Lunedì 24 Giugno 2024 - Anno XXII

Siracusa, come sopravvivere a Pantalica

Pantalica

Visitare “vecchi ruderi”? Per di più sotto un sole cocente? Si dovrebbe, per capire qualcosa di più sul passato e sulle nostre stesse origini. Si può comunque e si deve, quando la molla che spinge a farlo è quella della conoscenza, della cultura

Pantalica Le tombe dell'antica necropoli
Le tombe dell’antica necropoli

Pantalica, entroterra siciliano, 40 gradi all’ombra o forse qualcuno in più. Mezzogiorno d’estate, due mezze bottigliette di acqua naturale temperatura ambiente e infradito. Dimenticato il cappello a casa. La necropoli di Pantalica è un sito Unesco, un Patrimonio dell’Umanità romito e dormiente, ed è questo il suo bello, perché quando arrivi ti sembra di averlo scoperto tu per primo.

Parcheggiamo, entriamo e c’è il gabbiotto con una guardia del parco. Ci consegna una mappa in cui tutto quello che c’è da vedere sembra vicinissimo. Peccato che tra un posto indicato e l’altro ci sia una forra con un dislivello di parecchie decine di metri. Parecchie. Cammina cammina si entra in un mondo che sembra uscito da quei film dove gli esploratori finiscono in un mondo alternativo e lussureggiante e poi all’improvviso compaiono i dinosauri. Però Pantalica resta una valle incantata, percorsa sul fondo da un limpido allegro fiumiciattolo. Sulle pareti a picco (ma proprio a picco) si aprono decine di grandi buchi neri scavati nel bianco della pietra. Sono tombe dell’antica necropoli, occhi scuri che guardano nel profondo del tempo.

Tra scale bizantine e protopalazzi

Fresca scoperta
Fresca scoperta

In fondo a una cosiddetta scala bizantina, i cui gradini erano tali ai tempi di Bisanzio, mentre ora sono sassi erti e scivolosi, per arrivare alla Grotta dei Pipistrelli, fresca, profonda e anche un po’ arcana. Si risale, si riscende al fiumiciattolo con le pulci d’acqua, lo si guada e si risale ancora per vedere altre tombe e per cominciare la strada per l’anaktoron, il protopalazzo di cui non resta che qualche pietra del profilo, ma qui le pietre assumono un significato diverso, perché bisogna conquistarsele una a una, nel deserto.

LEGGI ANCHE  In treno a Cuba, un’avventura stimolante

Ci rivediamo in autunno

Scalini d'altri tempi

Purtroppo l’acqua è finita, la cartina inattendibile e le scale bizantine troppe. E il caldo del primo pomeriggio nell’entroterra siculo, in questa estate che dicono sia la più torrida degli ultimi cento anni (lo dicono quasi tutti gli anni, ma qui a Pantalica ci si crede facilmente), è davvero pesante.

Ci ripromettiamo di tornare in autunno, ma non sarà più la stessa cosa. Perché ci sono giorni magici per camminate magiche che si rivelano esperienze di intensità quasi mistica, impossibili da replicare. Un po’ un miraggio e un po’ un’allucinazione, forse da attribuire al caldo, forse alla sete, forse alla bellezza quasi mistica del luogo. Ecco una di quelle mezze giornate perfette, che si ricordano per sempre in ogni particolare. La granita al limone e la spremuta d’arancia tracannate al primo bar aperto sulla strada del ritorno resteranno nei miei ricordi come la cosa più dissetante dell’intero universo. Ed è esattamente ciò che erano

A cento metri dalla riva è la rubrica per chi vuole vedere la realtà con occhi nuovi. Tutto c’è a cento metri dalla riva, dove i più, compresi i buoni nuotatori, non si spingono. Chi vive a cento metri dalla riva apprezza il fascino delle piccole cose particolari. Ogni settimana proveremo a proporvi qualcosa da vedere.

Condividi sui social: