Giovedì 29 Settembre 2022 - Anno XX
A Salò per un goccio di limoncello

A Salò per un goccio di limoncello

Un “liquorino fine pasto”, concesso agli stranieri e nemmeno offerto agli italiani, crea piccoli turbamenti e domande che gradirebbero una risposta. Bontà del cibo a parte. Sarà lo stesso la prossima volta?

Salò, veduta del lungolago
Salò, veduta del lungolago

 

Cena in un bel ristorantino di Salò. Arriviamo verso le nove senza aver prenotato e la signora, gentilissima, ci prega di tornare dopo un quarto d’ora perché si stanno liberando dei tavoli all’aperto.
Torniamo e come sempre quelli che erano al dolce hanno deciso di invecchiare sul posto, ma la signora fa apparecchiare per noi un bel tavolo. Non hanno la lista dei vini, ma una cantinetta piccola ma curata, con etichette, locali e non, di un certo livello. I prezzi sono correttamente scritti su ogni bottiglia e i ricarichi sono onesti. Ci viene consigliato un ottimo Lugana, non caro.

Il dettaglio che può fare molta differenza

Tagliatelle al ragù d'oca
Tagliatelle al ragù d’oca

La pasta con il ragù d’oca e il petto d’oca sono deliziosi, così come le patate rustiche. Potrebbe essere un locale eccellente se non cadesse in cose tipo un piatto pulito che arriva con un paio di macchie, il formaggio grattugiato che arriva con mezzo spaghetto al sugo e un’ordinazione dimenticata. Cose che si perdonano facilmente, vista la cortesia dei camerieri, che si affrettano con mille scuse a portare la tagliatella perduta, e i prezzi ragionevoli.
Siamo al primo quando le coppie tedesche ai due tavoli vicini al nostro chiedono il conto. Il conto giunge accompagnato da una delle più classiche offerte da ristorante: “Posso offrirvi un limoncello, una grappa o un amaro?” Sentiamo, è impossibile non sentire. Uno dei miei commensali dice testualmente “Uh, che bello, mi tengo uno spazio per il limoncello.”

Italia-Germania. Non basta lo “spread”; c’è pure il limoncello!

Il tanto desiderato e non gustato limoncello
Il tanto desiderato e non gustato limoncello

Ci diciamo che abbiamo trovato un nuovo ristorante, che era tanto tempo che non mangiavamo piatti a base di carne d’oca, e soprattutto buonissimi. Tutto si predispone al meglio, insomma. Chiediamo il conto, ci viene portato, teniamo a significare quanto ci sia piaciuto tutto e che abbiamo intenzione di tornare al più presto con altri amici. La signora si scusa per il nugolo di moschini che per dieci minuti ci ha circondato annegando nei bicchieri (dice che capita a una cert’ora), ritira la somma, ringrazia e se ne va senza offrire il limoncello.
Perché a loro sì e a noi no? Non abbiamo speso meno, non siamo stati lamentosi, non abbiamo nemmeno mandato indietro il piatto sporco né la formaggiera con il sugo appiccicato. Non ci siamo lamentati dei moschini. Perché allora? Non piace come siamo vestiti o come ci comportiamo? All’improvviso tutte le imperfezioni che avevamo già scordato tornano prepotenti alla memoria e sale una delusione quasi infantile, come un bambino al quale tolgono il permesso di prendere il gelato che sta già pregustando.
Torneremo comunque perché la cena ci è piaciuta e tutti meritano una seconda possibilità, ma bastava un mini-bicchierino per uno e ci faceva contenti subito. Cosa le costava, per la miseria? O tutti o nessuno. Perché ad alcuni sì e ad altri no? Perché sforzarsi di fare bene tutto e poi cadere sui particolari? Perché all’ospitalità italiana manca sempre qualcosa?
Al posto di lamentarci per i turisti che non arrivano, dovremmo iniziare a farci qualche domanda. Tanto per cominciare, ci dovremmo predisporre a offrire un goccio di limoncello in più, che certamente non risolve, ma può essere d’aiuto. (10/08/2012)

 

A cento metri dalla riva è la rubrica per chi vuole vedere la realtà con occhi nuovi. Tutto c’è a cento metri dalla riva, dove i più, compresi i buoni nuotatori, non si spingono. Chi vive a cento metri dalla riva apprezza il fascino delle piccole cose particolari. Ogni settimana proveremo a proporvi qualcosa da vedere.

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