Venerdì 2 Dicembre 2022 - Anno XX
Turista preda dei ristoratori

Turista preda dei ristoratori

Nel Belpaese l’arte di arrangiarsi ha coinvolto anche i ristoranti. A farne le spese i turisti che in qualche caso subiscono dei veri e propri furti, sul conto. Mondointasca ha stilato un decalogo per arginare questo malcostume

turista La fregatura è servita...

La fregatura è servita…

Il Turismo in Italia non solo fa (quasi) pena ma costa pure assai. E non dica il critico lettore che sbaglio perché nello Stivale, di turisti, ne arrivano tanti. Bella forza, rispondo: qualsiasi viaggiatore mica può fare a meno di conoscere bei posti tipo Firenze, Venezia e Roma. Eccolo pertanto obbligato a venire costì, laddove, però, oltre a godere monumenti tenuti e presentati assai male (nella città di Alemanno crollano pezzi di Colosseo e mura varie, su Pompei e dintorni leggasi i giornali, non so se adesso a Piazza Armerina i magnifici mosaici sono civilmente esposti, antan che schifo) rischia pure di essere furteggiato.

Il conto è salato se hai l’aria del turista

turista

Furti che stranamente non avvengono in strada o sui tram: bensì nei ristoranti. E non parlo della trattoria sotto casa o della pizzeria in cui sfami i figli o del locale in cui porti i clienti per i pranzi di lavoro: mi riferisco invece al posto in cui mangi mentre sei in viaggio, quando “sembri un turista” (e infatti lo sei, e vieni trattato come un limone da spremere). E se mai stonasse il termine furto si parli di furbizia perpetrata dal ristoratore mediante il conto. Che solo un cliente inesperto non meno che incazzato contesterà. Perché questa Sfida all’Ok Corral la vince sempre, e dico sempre (o quasi), l’esercente (lui i conti sa da una vita come redigerli, tu sei soltanto uno sprovveduto capitato lì per caso/errore). Da cui il mio consiglio (posso umilmente vantare lunga milizia ristorantesca) a chi si ritenesse fottuto: paghi e smammi. Perché alla fine della fiera tutto si concluderà con un nulla di fatto (non nel senso sportivo tipo un pareggio tra Inter e Milan, bensì col cliente che bestemmiando paga e se ne va, perché, come si diceva del duce, “il conto del ristorante ha sempre ragione”).

Ristoratori ammazzaturismo

“Ce l’ho su” coi ristoranti”? Ma quando mai! Ce l’ho con quei “ristoranti ammazzaturismo” che sovente ti mandano a puttana un viaggio in auto, il più bel modo di fare turismo (un tempo molto praticato, adesso molto meno, colpa del caro-benzina e del ‘mangiare’). Posso dimostrare questa mia gastroeconomica incazzatura? Ma certo! Sono appena tornato da due gite in Sardegna ed Emilia in cui col Nicola (accademico della Cucina, mica un pirla) si è girato per ristoranti. Meglio glissare. Entri, ti squadrano e poi decidono quanto “devi rendere” (Nicola dice “35 euro” e forse ha ragione perché su alcuni conti è apparso questo importo, tanto o poco che si sia mangiato). Comincia poi la manfrina e intanto (memore di quel che succede a Venezia laddove gli indigeni pagano la metà di quel che esborsi tu in quanto turista) dai un occhio agli altri tavoli e la tua esperienza ti dice che quei due operai dell’Enel e, al tavolo vicino, quei due tecnici della Telecom, di euro, per un normale pasto è già tanto se ne pagano una dozzina.

I 10 comandamenti del turista nel Belpaese

Il nostro Bonomi in versione chef

Il nostro Bonomi in versione chef

Per difendersi dagli abusi dei ristoranti del Belpaese, in omaggio, propongo i “10 Comandamenti” per il turista da osservare…

1) Se mai vi sarà portato, consultate attentamente il Menu e ordinate (per porzione) solo quanto elencato (se vi offrono piatti non in lista o – ascoltando voglie varie – vi propongono “misti” tipo grigliate o arrosti, potendo così fare il prezzo che vogliono, per certo ve lo ritrovate in quel posto).

2) Oltre all’aggettivo “bel” applicato a quanto vi vogliono far mangiare, diffidate anche (stupidamente padroni & C. li ritengono convincenti) dei diminutivi (si scusi la volgarità ma quando mi sento proporre un “bel prosciuttino e meloncino” mi assale tanta voglia di suggerire all’ammiccante cameriere dove destinare il vezzeggiato “antipastino”).

3) Non accadrà mai, ma l’utente abbassi la difesa (è stranamente finito in un ristorante per bene) se (mai) gli fosse suggerito un piatto dal costo medio/inferiore.

Una golosa portata di ostriche

Una golosa portata di ostriche

4) Chi (stoltamente) legge le recensioni della stampa turistico/gastronomica si fidi (ma non più di tanto) solo se il “critico”: a) precisa di avere mangiato ‘sotto mentite spoglie’ (barba e baffi finti, se è persona nota, o senza presentarsi, sennò casca l’asino); b) e precisa pure di avere (o lui o il giornale) pagato il conto (chi mangia a sbafo ha poi la coda di paglia).

5) Sempre a proposito della stampa turistico/gastronomica fidarsi di quei giornalisti che recensendo un ristorante forniscono (o almeno ‘ce provano’) il costo medio di un pasto (facile: si prendono il prezzo più alto e il più basso dei ‘primi e dei ‘secondi’ e la spesa indicativa è fatta). Dove invece una recensione non segnala prezzi, stare in campana (il ristoratore ha vergogna a dirli e il giornalista ha probabilmente mangiato “a gratis”).

6) Nella sfida (ormai) infernale con (certi) ristoranti, oltre alle tattiche si ricorra anche a convenienti strategie (è ad esempio da pirla sperare di mangiare il pesce – solo perché si è al mare – quando si sa che c’è il “fermo pesca”).

Fonduta con tartufi

Fonduta con tartufi

7) Non si ceda a stupide credenze/sogni alias luoghi comuni “geogastronomici” (al mare “il pesce”, vedi precedente comandamento; a Napoli “pizza buona”, ma ormai tutti i pizzaioli sono egiziani (e per inciso va meglio così: “là” impastano farina da 4000 anni); in Valtellina si mangia la Bresaola (che però nel 70% dei casi arriva dai culacci di bestiame brasileiro).

8) Attenti alla scritta Nuova Gestione! Il locale può anche essere migliorato, ma in tanti posti turistici può pure accadere che ‘ristoratori-pirati’ aprano, ‘fanno stagione’ fottendo chi capita – tanto che je frega, mica devono affezionare la clientela – dopodiché spariscono).

9) Evitare ristoranti vuoti o con poca gente! La necessità di “fare giornata” (vedi sopra, i 35 euro che tu devi ‘rendere’) e la scarsità di prede rendono più famelico il ristoratore.

10) Più che alla sciccheria di un ristorante (siete andati per mangiare o per far pipì?) date importanza a come vi trattano. Se ordinate un piatto e vi dicono che non c’è – ma non l’hanno cancellato da menu o non vi hanno avvertito – quel locale è poco serio.

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