Martedì 26 Maggio 2020 - Anno XVIII
Perù, quando il turismo fa bene

Perù, quando il turismo fa bene

Un albergo contribuisce a finanziare un centro contro lo sfruttamento delle bambine in Perù. Un esempio di come si possa creare lavoro in maniera etica e di come avvicinare culture e genti diverse

turismo solidale

Nonostante Cusco sia città patrimonio dell’Umanità e meta di turismo internazionale, la sua regione è tra le cinque con l’indice di sviluppo umano più basso del Perù. La metà dei suoi abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. Questo spiega perché centinaia di famiglie che vivono in condizioni di estrema miseria nelle zone rurali si lascino convincere da conoscenti o intermediari ad affidargli i propri figli.

La promessa è quella di garantire loro un futuro diverso, istruzione e cure. Una fiducia che viene presto tradita. I bambini vengono avviati a lavori di fatica e le bambine finiscono a lavorare anche per 20 ore al giorno come domestiche nei maggiori centri urbani. Nella sola regione di Cusco si stima che quasi 10.000 bambine e ragazzine siano coinvolte in lavori domestici. Lavori di fatto al limite della schiavitù con condizioni di vita durissime, lasciate nell’ignoranza e spesso vittime di violenze e abusi.

Progetto di accoglienza con il turismo solidale

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Per combattere questo fenomeno oltre 20 anni fa Vittoria Savio, insegnante di Chieri (TO), ha aperto a Cusco il centro Yanapanakusun. Un hogar (centro d’accoglienza) per le bambine e le ragazze lavoratrici. Qui potevano trovare un luogo protetto e superare i traumi subiti. Per combattere la piaga della tratta dei bambini Terre des Hommes, assieme al Yanapanakusun ha avviato nel 2007 un progetto che promuove l’istruzione prescolare e primaria. Ma anche la salute, la ricreazione e la partecipazione dei bambini di famiglie povere ed emarginate che vivono nelle comunità rurali del distretto di Huancarani, a due ore da Cusco. Si cerca di favorire, nell’insegnamento, un equilibrio nell’uso del quechua con lo spagnolo, insegnato a partire dalla scuola primaria.

Parallelamente, il progetto organizza attività di sostegno educativo, ricreativo e ludico-pedagogico fornendo materiali didattici e attrezzature ai bambini e alle scuole. Viene assicurato il diritto alla salute con un programma di diagnosi, prevenzione e cura delle patologie tipiche della zona. Molte iniziative sono state attivate con i genitori, affinché si assumano appieno le proprie responsabilità verso i figli, con l’obiettivo di ridurre la violenza all’interno della famiglia e far prendere coscienza dei diritti dei bambini. Inoltre si cerca di sviluppare delle attività artigianali e agricole che possano creare reddito per le famiglie più svantaggiate.

Al Caith turismo solidale

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Per finanziare il progetto è stato costruito il Caith. Un albergo solidale per un turismo solidale. L’albergo è inserito nei maggiori circuiti italiani di turismo solidale e responsabile, con un’agenzia viaggi ad esso collegata. L’albergo si trova in una posizione panoramica a Cusco e offre il trattamento di B&B a 75 Soles (circa 22 euro) a notte. I principi etici che guidano il Caith sono la volontà di far si che il turismo sia veicolo di conoscenza ed educazione tra turisti e locali; la promozione, il rispetto e la tutela dell’ambiente; il rispetto e la valorizzazione dell’ autentica cultura del paese senza trasformarla in spettacolo per turisti e l’incontro tra culture differenti nel rispetto reciproco. Le prenotazioni si effettuano scrivendo a reservascaith@gmail.com.

Nell’albergo lavorano regolarmente alcune delle ragazze che erano già state accolte nell’hogar. Le bambine che frequentano il centro spesso accompagnano i gruppi di turisti facendo conoscere loro aspetti e luoghi meno noti della Valle Sacra degli Inca, dove è situato Cusco. I fondi raccolti anche con l’albergo servono a finanziare una scuola per bambini lavoratori e un programma radiofonico. Il programma è portato avanti dalle ragazze dell’hogar in lingua quechua e spagnolo. Alla radio parlano delle loro esperienze, dei diritti dei bambini e delle donne, e dei rischi dell’emigrazione in città; uno spazio è riservato ai messaggi alle famiglie, e spesso è l’unico modo per rimettersi in contatto con le famiglie d’origine.
Info: www.caith.org; www.yanapanakusun.org

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