Lunedì 22 Luglio 2024 - Anno XXII

“Califas y Toros” (correggendo Santoro)

Dalle corride alla vuona (capeas) organizzate nei centri di provincia, a quelle messe in scena nella splendida Plaza Mayor delle città più importanti. Un rito consolidato teatro delle gesta di toreri famosi, non solo per le loro abilità taurine

L'Arena di Nimes
L’Arena di Nimes

La Plaza (in italiano ‘arena’, che in spagnolo significa anche sabbia) discende chiaramente dall’anfiteatro dell’antica Roma, circolare, vedi il Colosseo, o ellittico, come le Arènes di Arles e Nimes che, tuttora in stato di perfetta conservazione, ospitano affollate corride assolutamente da non perdere (a Nimes importanti la Feria di Pasqua e quella della Vendemmia). Ma per lungo tempo (diciamo fino a un paio di secoli fa) la Storia abbandonò la sana e giudiziosa Regola Politica del Panem et Circenses (leggasi inscemire il ‘poppolo bue’ mediante una vile pagnotta e demenziali spettacoli in megaimpianti massificanti), regola assai osservata nel Belpaese dai detentori del Potere, quanto mai abili nel rincoglionire il becero italiota con video-vacuità elargite dai Mike e dai Baudo di turno.

Plazas e corride, binomio perfetto

"Califas y Toros" (correggendo Santoro)

Sono tante le Plazas de toros da visitare, per il solo appeal turistico ma anche per la bellezza del loro disegno. Un must, da non perdere, è la Maestranza di Siviglia, fine ‘700, monumento nazionale: sotto la Puerta del Principe, affacciata sul Guadalquivir, passa tradizionalmente in trionfo – ‘a hombros’, portato sulle spalle di pover crist pagati dal suo impresario – il matador che ha avuto in premio tre orecchie dei due tori matados, mentre sotto la Puerta Grande passa chi di orecchie ne ha ‘cortadas’/tagliate ‘solo’ due. Dagli inizi dell’ ‘800 – pochissime quelle già esistenti – si cominciò a costruire plazas de toros in muratura (e tuttora per le corride della mutua che si svolgono nelle località minori si erigono Plazas smontabili-‘portatiles’). Fu così che, in assenza di un Bernabeu e di un Nou Camp taurino, fino al XIX° secolo (ma accade ancor oggi in molti paesi e villaggi di Spagna, in occasione delle “capeas” – corride casarecce tra bovini precari e giovanotti mattacchioni – i tori erano combattuti/lidiados nella più importante piazza cittadina, la Plaza Mayor (non a caso – come in Spagna il turista può facilmente ammirare – tante piazze con questo nome sono ricche di balconi e finestre, a quel tempo affittate come le odierne tribune ‘Tevere’ o ‘Monte Mario’ allo stadio Olimpico).

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Toreri famosi

Jesulìn de Ubrique
Jesulìn de Ubrique

Belmonte, “el Mito Legendario”, nacque umilmente (a Siviglia, ça va sans dire) ma ricevette dal destino quell’intelligenza naturale che con un filino di buone letture diventa cultura: e fu così che convisse con una saggia dama della buona società e frequentando letterate ‘tertulias’ (chiacchierate, discussioni) con l’intellighenzia madrileña nel rinomato Cafè Gijon. Nel dopoguerra assursero a grande notorietà il bel Dominguìn (che con la ancor più bella Lucia Bosè diede vita al Miguel forse non macho ma certo bellino). Venne poi il bellissimo El Cordobès (coscritto 1936 dello scriba, che, invidiosissimo del suo successo con le turiste da lui accompagnate, si inventò pure l’apodo/soprannome de El Novarés). Sciupafemmine e strappacuori d’oggidì, il romantico Jesulìn de Ubrique, l’unico matador de toros che si sia esibito in una Plaza davanti a sole donne. Cosa non si fa per un paio di corna. Con un paio di notiziole sulle Plazas de Toros spagnole volge alla fine il mio strampalato minitrattato sulla ‘Fiesta Nacional’ (come chiamasi la corrida a sud dei Pirenei). La prossima e (fortunatamente per il lettore) ultima puntata verterà su alberghi e ristoranti “taurini”; dopodiché augurerò buen viaje all’aficionado a los toros in partenza per la Spagna a vivere tardes de toros. (Terza e ultima puntata)

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