Mi restano sei mesi di vita. Il dottore me lo ha detto facendo sciogliere un’ aspirina in un bicchiere d’ acqua: “Tra breve questa non servirà più a niente” mi ha sussurrato sorridendo “Ci vorrà ben altro per i suoi mal di testa”. Sembrerà strano ma il mio primo pensiero non è stato la disperazione. Ho tempo a sufficienza, mi sono detto.
Federico Brizzi, giovane avvocato salernitano, riceve una lettera da Lorenzo Orlando, arrestato il 13 luglio del 1982, condannato a sedici anni per l’omicidio del sassofonista Marcello Cirillo. Orlando sta scontando gli ultimi mesi della sua detenzione in regime di semi-libertà e, dopo aver scoperto di avere un cancro che presto se lo porterà via, decide di confessare il suo non-delitto. È difficile pensare che un uomo abbia deciso di confessare un omicidio che non ha commesso: cosa l’ha spinto a fare tutto questo? L’avvocato Brizzi resta affascinato e scettico da quella lettera, ma decide in ogni caso di cominciare ad indagare. Le indagini sono state condotte in maniera sommaria e agli investigatori è bastato ritrovare una parte del cric appartenente all’auto di Orlando e sapere che presumibilmente sua moglie era l’amante del sassofonista per decidere chi era il colpevole. Con l’aiuto di Annaluce Savino, la cronista di giudiziaria de Il Mattino, Brizzi riesce a recuperare copia del fascicolo delle indagini e ad iniziare le sue ricerche. La storia appare subito molto intricata, i personaggi coinvolti sono numerosi ed anche di un certo calibro. Grazie anche al coinvolgimento del commissario Baricco, Brizzi riuscirà a realizzare il desiderio di redenzione di Lorenzo Orlando.
Ispirato ad una storia realmente accaduta, Le notti della macumba di Piera Carlomagno è un giallo costruito con dovizia di particolari e con personaggi che rappresentano a pieno la colorata gente partenopea.
I luoghi sono descritti magistralmente. Il titolo dà molto filo da torcere al lettore, che si scoprirà felicemente ingannato. Una piacevole e coinvolgente lettura da cui risulta molto difficile staccarsi, persino nel finale.
(Raffaella Attianese)