Sabato 16 Ottobre 2021 - Anno XIX
Sabbioneta Le Mura foto Teseo

Sabbioneta Le Mura foto Teseo

Sabbioneta, la piccola Atene

Un progetto, un’idea, un sogno. Un piccolo paese trasformato in capitale dal genio di un uomo. Una rapida parabola che ha lasciato dietro di sé un luogo incantato che lascia oggi come allora a bocca aperta

Sabbioneta, Piazza Ducale

Sabbioneta, Piazza Ducale

Mantova è collegata ad alcune piste ciclabili e ciclovie. Una di questa è quella che, in 47 chilometri porta dal centro città a Sabbioneta. Il percorso è stato creato dalla Provincia di Mantova e dai due comuni, è un itinerario pianeggiante, non protetto ma su strade a basso traffico e, quasi completamente asfaltate. Un percorso toccato dalla storia che ricalca in parte la strada militare romana fatta costruire dal proconsole Vitellio sulla quale, molti secoli dopo fu edificato l’eremo di San Remigio, dedicato ai pellegrini che si recavano a Roma. Ma anche nella natura con le zone umide del Parco Oglio Sud e tra campi coltivati e paesi, come Buascoldo, Torre d’Oglio con il suo ponte di barche che è stato il set per alcuni film, San Matteo delle Chiaviche e Commessaggio con il Torrazzo fatto erigere da Vespasiano Gonzaga.

Il principe illuminato

La statua di Vespasiano Gonzaga all'interno di Palazzo Ducale

La statua di Vespasiano Gonzaga all’interno di Palazzo Ducale

E qui arriviamo al personaggio chiave della storia. Nel corso dei secoli, la famiglia Gonzaga si era divisa in numerosi rami cadetti, ognuno signore di una determinata zona del territorio. Uno di questi rami, dal 1521, era quello dei Gonzaga di Sabbioneta e Bozzolo, i quali regnavano sulla zona di, appunto, Sabbioneta a una trentina di chilometri a sud-est di Mantova, con il Po come confine meridionale e il milanese come limite occidentale.
Vespasiano (1532-1591) fu certamente il rappresentante più illustre di questo ramo. Fu un personaggio multiforme: valoroso condottiero, abile diplomatico, ingegnere militare ma anche letterato e mecenate. Tutte queste doti (e l’amicizia personale con l’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo) fecero di un cadetto un Grande di Spagna e trasformarono un paesino della Bassa nella capitale di un Ducato. E che capitale! Per la sua bellezza Sabbioneta fu chiamata subito “La piccola Atene dei Gonzaga”, “la nuova Roma”. I lavori di edificazione durarono 35 anni dal 1556 alla sua morte secondo i suoi progetti e le sue idee che si rifacevano in tutto ai canoni del Rinascimento italiano.

La città classica

Sabbioneta La pianta della città

La pianta della città

Nomen est omen, dicevano i latini. “Il destino è nel nome”. Vespasiano fu un imperatore romano e a Roma si riferì Vespasiano Gonzaga per costruire la città secondo le opere dell’architetto Vitruvio, città della quale doveva essere conditor e imperator. Fondatore e imperatore. Sovrano assoluto che impose ai suoi sudditi benestanti di abitare in città, che battè moneta e che vietava ai giovani di andare a studiare materie umanistiche in altro luogo che non Sabbioneta (dove, peraltro, chiamò fior di letterati). In compenso gli studenti erano esentati da qualsiasi dazio e gabella. La visita di Sabbioneta è piuttosto semplice, oltre a essere piccola, tutto si svolge attorno alla rettangolare Piazza Ducale. Questa era luogo di mercato e centro del potere con il Palazzo Ducale, residenza di Vespasiano ma anche luogo di rappresentanza e deputato all’amministrazione dello Stato.
Nella Sala delle Aquile si trova una statua equestre di Vespasiano in legno policromo che fa parte di un complesso scultoreo di cui si sono conservate solo le statue di altri tre Gonzaga: Ludovico, Gianfrancesco e Luigi, suo padre. Anche oggi la piazza non ha cambiato destinazione e ospita il municipio sul quale è apposta la targa che attesta l’appartenenza della cittadina al Patrimonio Mondiale Unesco.

Sabbioneta mausoleo di Vespasiano

Chiesa dell’Icoronata, mausoleo di Vespasiano

Dall’altro lato della piazza, la celebrazione del potere religioso: la chiesa parrocchiale dell’Assunta che al suo interno ospita una cappella costruita a metà ‘700 dal famoso architetto Galli Bibiena. La chiesa più famosa, però è quella della Santissima Incoronata, a pianta ottagonale, perché era la chiesa di Vespasiano che qui è stato sepolto per sua espressa volontà testamentaria.
Lo splendore del principe è evidenziato dal monumento funebre realizzato da Giovan Battista della Porta in rarissimi marmi policromi, al centro del quale è stata posta la statua bronzea opera dello scultore aretino Leone Leoni che ritrae Vespasiano abbigliato con un’armatura classicheggiante e richiama il Marco Aurelio. Una curiosità, originariamente la statua si trovava davanti al Palazzo Ducale.


Fine dello spettacolo

Sabbioneta

Il teatro fu l’ultimo edificio costruito prima della morte di Vespasiano. Dopo la sua morte, spoliazioni, confische, danneggiamenti e incendi impoverirono la città. Già, perché Sabbioneta fu tanto splendente quanto effimera. Non sopravvisse al suo fondatore. Luigi, l’unico figlio maschio di Vespasiano morì a 14 anni per mano del padre e il ducato rimase senza eredi, insabbiandosi così in contese dinastiche che si protrassero a lungo. Forse fu un bene perché in questo modo la città rimase così come era. Un sogno, un ideale, un’utopia, metafora di quel Rinascimento a due facce, una splendente e una oscura.

“Se vis pacem para bellum”

Sabbioneta-porta-imperiale

Porta imperiale

Prima di arrivare a Sabbioneta, pedalando lungo le stradine che conducono al borgo, ma anche arrivandoci in macchina, si notano gli Arginelli Circondariali. Non dimentichiamoci che siamo in pianura, in un territorio circoscritto da due fiumi (Po e Oglio) facilmente vittima di alluvioni questi terrapieni alti mediamente otto metri circondano il territorio comunale e delle frazioni vicine per uno sviluppo di circa 18 chilometri.
Proprio da qui, dall’“alto”, si può capire la sagacia di Vespasiano che integrò le opere idrauliche esistenti (chiuse, canali di scolo, terrapieni) nel sistema difensivo di Sabbioneta. Ma anche avere la prima vista della città percependo la sua struttura e la sua bellezza.
Seguendo il perimetro delle mura e vedendo la possenza dei suoi barbacani si ha l’idea di come Sabbioneta sia sì “Città del Principe” ma soprattutto una formidabile piazzaforte militare posizionata in un punto strategico nel cuore della Pianura Padana, lungo il Po e sulla strada tra l’Emilia e il Lago di Garda. La cinta è alta circa 7 metri e ha la forma di una stella a sei punte irregolare. Fortunatamente è ancora praticamente integra ed è circondata dal classico fossato.

Da Porta Vittoria verso Baluardo Santa Maria foto-Federico Bianchessi

Da Porta Vittoria verso Baluardo Santa Maria foto-Federico Bianchessi

L’origine militare di Sabbioneta si vede anche dalla disposizione ortogonale delle strade, come gli accampamenti romani, lungo due assi principali: via Vespasiano Gonzaga e via Dondi a formare una scacchiera che delinea 34 isolati. Questo assetto fu studiato da Vespasiano in persona e aggiunse un altro dettaglio. Le strade principali non partono direttamente dalle due porte – Porta Vittoria e Porta Imperiale – ma seguono un andamento “a baionetta”. Dopo un breve tratto formano un angolo retto che svolta poco dopo con un altro angolo retto a riprendere la direzione originaria. Questo accorgimento crea un effetto di inganno prospettico formando una sorta di labirinto che dilata gli spazi e disorienta il nemico, inoltre riduce le possibilità di manovra per un eventuale assalitore che sarebbe costretto ad ammassarsi in un luogo dove sarebbe più facilmente attaccabile. Originariamente Sabbioneta era munita anche di una rocca, l’armeria e delle mezzelune difensive esterne alla cinta muraria che sono andate perdute sotto il dominio austriaco, prima e poi napoleonico.

L’otium del principe

La Galleria degli Antichi, detta anche Corridor Grande
La Galleria degli Antichi, detta anche Corridor Grande

Per noi moderni l’ozio è qualcosa di negativo, un’inutile perdita di tempo. In epoca umanistica, invece, “otium” designava il tempo dedicato alla meditazione e allo svago, attività che richiedeva un luogo apposito. Il Casino del Giacinto, detto anche Palazzo del Giardino è la villa di Vespasiano. Gli interni sono riccamente decorati con affreschi di Bernardo Campi che celebrano il mito di Roma e del suo fondatore, in cui si identificava. Un altro posto similare è la Galleria degli Antichi, detto anche Corridor Grande, lo spazo privato del principe dove teneva la sua collezione di marmi e di busti antichi di cui andava particolarmente fiero.
Una città ideale non poteva essere priva del suo teatro e Vespasiano incaricò l’architetto Vincenzo Scamozzi di costruirne uno sul modello del teatro Olimpico del Palladio a Vicenza. Scamozzi era un allievo del Palladio e realizzò il progetto in soli due annni. Il Teatro all’Antica fu rivoluzionario per il suo tempo, per la prima volta c’erano i camerini per gli artisti e i foyer separati per uomini e donne ma, soprattutto è stato costruito appositamente per le funzioni sceniche secondo una rigida organizzazione gerarchica degli spazi. Solamente Vespasiano e la sua corte potevano accedere al loggiato superiore dal quale dominava i sudditi seduti nella cavea.

Info:  www.turismo.mantova.it
www.mantovasabbioneta-unesco.it

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