Lunedì 24 Gennaio 2022 - Anno XX
La cripta della Chiesa del Santo Sepolcro

La cripta della Chiesa del Santo Sepolcro

Milano, riapre la cripta dei crociati della Chiesa San Sepolcro

Dopo mezzo secolo di chiusura, riapre la cripta dei crociati della Chiesa Santo Sepolcro di Milano. Il tempio, fra i più insigni nella storia ambrosiana, è stato oggetto di una lunga e vasta campagna di interventi

san Sepolcro, statua di San Carlo Borromeo

Statua di San Carlo Borromeo nella Chiesa del San Sepolcro

Dopo mezzo secolo è stata riaperta ai fedeli la cripta dei crociati della chiesa del San Sepolcro, nell’omonima piazza di Milano. Nel centro della città, il cuore del mondo. A Milano, là dove si apriva il foro romano, punto d’incrocio degli assi viari e della vita cittadina del tempo antico, sorge la chiesa che porta il titolo di San Sepolcro: nostalgia di Terra Santa, memoria di quella stessa Gerusalemme che è “ombelico dell’universo”. Il tempio, fra i più insigni nella storia ambrosiana, è stato oggetto di una lunga e vasta campagna di interventi, che hanno interessato sia la parte superiore, recentemente riaperta al pubblico, sia la parte inferiore, fra pochi giorni nuovamente accessibile ai fedeli, dopo una chiusura durata oltre mezzo secolo. Lavori che permettono oggi di godere pienamente di un luogo davvero speciale, custode di significative opere artistiche, ma soprattutto protagonista di importanti vicende della Chiesa milanese.

Cortile della Biblioteca Ambrosiana

Cortile della Biblioteca Ambrosiana

Oggi, e fin dagli anni Venti del secolo scorso, San Sepolcro è affidato alla cura dei dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, che venne eretta dal cardinal Federico Borromeo agli inizi del Seicento proprio sui terreni attorno all’antica chiesa. Le sue origini, infatti, risalgono a poco dopo il Mille, quando Benedetto Ronzone, figlio di Remedio (maestro della zecca milanese), fondò qui una cappella ad uso privato, dedicata alla Santissima Trinità. Edificio che, proprio per la sua posizione centrale, venne scelto dai rivoltosi della pataria come proprio “rifugio” nei giorni tumultuosi della lotta contro Guido da Velate (1066), vescovo considerato indegno e corrotto.
La configurazione decisamente insolita di questa chiesa attirò anche l’interesse di Leonardo da Vinci, che ne eseguì vari schizzi nel suo secondo soggiorno milanese, dai quali si rileva come la cripta dei crociati sia giunta a noi pressoché intatta (a cominciare dalla pavimentazione, con lastre di recupero dal foro romano). La parte superiore fu invece ampiamente rimaneggiata fra il XVII e il XVIII secolo, così che ancora ai nostri giorni appare con una veste barocca.

San Sepolcro sarcofago di Gesù morto

Sarcofago di Gesù morto

La chiesa, come si diceva, andò via via arricchendosi di opere d’arte e di decorazioni pittoriche, in parte disperse ma per lo più ancora in loco: assai ammirata, ad esempio, era la Pietà del Bramantino, originariamente collocata sulla facciata, oggi esposta presso la Pinacoteca Ambrosiana. Ma si deve segnalare, in particolare, il grande sarcofago posto al centro della zona ipogea, raffigurante in rilievo il sepolcro di Cristo, opera di un maestro campionese del primo Trecento, al cui interno, secondo la tradizione, fu deposta la terra prelevata dai crociati a Gerusalemme, insieme ad altre reliquie provenienti dai luoghi santi d’oltremare. Davanti al sarcofago è posta una statua policroma secentesca raffigurante san Carlo. Proprio il Borromeo, del resto, volle insediare in questo complesso la congregazione degli Oblati che favorirono, in particolar modo, le devozioni in memoria della Passione di Cristo, istituendo inoltre la processione con il Santo Chiodo, nella festa dell’Invenzione della Croce. Facendo insomma di San Sepolcro, come ebbe ad affermare lo stesso arcivescovo, “la palestra dello Spirito Santo”.

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