Martedì 16 Aprile 2024 - Anno XXII

Il Lingotto di Torino dalla stanza 229

Lingotto Torino-Lingotto-La-Bolla-di-Renzo-Piano

La ristrutturazione dell’area del Lingotto di Torino, realizzata dall’architetto Renzo Piano, è qualcosa di superbo. Il bello del Lingotto è scoprire che esistono ancora architetti che fanno bei sogni.

Lingotto Torino-Lingotto-giardinoLingotto, albergo NH, già la stanza è un museo del design. Anche chi non se ne intende se ne accorge al primo sguardo e comunque c’è un pannello esplicativo all’ingresso. Ma alla fine non è importante chi ha progettato cosa, se la sedia o la lampada o la scrivania: quello che risulta chiaro è che ciascuno degli autori di quegli oggetti nel suo lavoro ci ha messo la testa. La struttura è incredibile: si capisce che il Lingotto era una fabbrica e si riesce a intuire che qui c’erano operai che facevano un lavoro pesante, ma si riesce anche a dimenticarlo. Forse ai tempi della fabbrica non c’era il delizioso giardino interno con anche le palme, ma non dispiace che ora esso ingentilisca un complesso davvero unico. Ci si sente così a proprio agio, così accolti e protetti che viene spontaneo chiedersi chi sia l’autore del progetto. È come quando si entra nel battistero di Firenze e la prima cosa che ci si domanda è quale genio abbia immaginato la struttura. In questo caso è Renzo Piano.

Lingotto stanza 229 dell’albergo NH

Lingotto Lingotto-Ristorante-dell'Hotel-NHStando nel Lingotto per una strana alchimia si comprende cosa significhi essere un bravo architetto in questi tempi. Stare nella stanza 229 dell’albergo NH è già un’esperienza di per sé e guardare fuori, che poi è guardare dentro perché la vista è sul cortile interno, è una cosa che si farebbe per ore. Ci saranno stanze ancora più belle, ovviamente. Ma questa non è la solita camera del quattro stelle. È di più: è comoda, curata e ti fa sentire dentro qualcosa di importante, ti fa sentire importante. Saranno le grandi vetrate, sarà il silenzio (sei sopra un centro commerciale, l’8 Gallery, e se non vuoi manco te ne accorgi), sarà la gentilezza del personale: non si sa cosa sia, ma il fatto è che uno ha il desiderio di restare nella struttura per spiarne ogni angolo, per godersi la luce nei vari momenti della giornata, che sia vera o artificiale.

LEGGI ANCHE  Il valore simbolico di una danza che è cerimonia
Lingotto Torino-Pinacoteca-Agnelli
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Lingotto

Se vuoi mangiare c’è di tutto: dalla pizza al sushi al pollo fritto. Miriadi di negozi e pure il multisala. Sul tetto c’è una pista di collaudo, che ora non viene più usata, e una gran vista su Torino. In cima a tutto stanno due piccoli gioielli sospesi: la Bolla con annesso eliporto, una specie di mini-sala riunioni vip separata dal mondo dei comuni mortali, ma soprattutto lo Scrigno, che contiene la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli: venticinque tele soltanto, ma che quadri, accidenti. La leggiadra struttura, attaccata per un pelo al resto dell’edificio, e i Canaletto da soli valgono la visita. Non si paga nemmeno l’ingresso perché nella stanza dell’albergo c’è un biglietto omaggio.
Qualcuno una volta ha detto “Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni”. Ecco, il bello del Lingotto è scoprire che esistono ancora architetti che fanno bei sogni.

Leggi anche:

Torino esoterica, magica, gloriosa. Città da svelare attraverso i simboli

I tanti volti di Chambéry: arte, storia, natura, sport

Condividi sui social: